Sport & guerra

La Fifa toglie alla Russia maglia, inno, bandiera, pubblico: ma basterà?

Ecco come da ora in avanti il governo del calcio mondiale dovrà scandire il cammino verso i Mondiali di Qatar2022 tenendo conto della guerra tra Mosca e Kiev

di Dario Ricci

Champions League, niente finale a San Pietroburgo

4' di lettura

Cosa farà ora la Fifa? La domanda – a fronte dell'invasione russa in Ucraina – non era certo tra le più importanti, in questi giorni convulsi e drammatici. Ma al tempo stesso la risposta che ne è arrivata (ancora parziale, rispetto a quella definitiva che prenderà corpo seguendo la situazione sul terreno e lo scenario internazionale) stabilisce alcuni punti fermi, con Zurigo che prova a far suo il quadro sanzionatorio già definito negli anni scorsi dal Cio nei confronti di Mosca. E allora proviamo a definire almeno la cornice (disegnata dalla Fifa stessa tramite il suo esecutivo), in cui il governo del calcio mondiale dovrà scandire – d'ora in avanti - il cammino verso i Mondiali di Qatar2022 tenendo conto della guerra tra Mosca e Kiev.

La risposta di Infantino

Da abile stratega quale certamente è, il presidente della Fifa Gianni Infantino sa bene che scenari geopolitici di tale drammaticità e complessità hanno principalmente nel fattore tempo il loro più efficace risolutore. Fatto sta che gli spareggi mondiali sono alle porte, così come lo sono le truppe di Mosca rispetto alla capitale ucraina, Kiev. E allora da Zurigo arriva una prima risposta che è già la scelta di un indirizzo, ma che non chiude del tutto la possibilità di una marcia indietro, se non nelle settimane, nei mesi prossimi (e in attesa dell'eventuale risultato sul campo da gioco): le gare della Russia verso Qatar2022 si svolgeranno in campo neutro, senza spettatori, senza bandiera né inno nazionale, con i giocatori indicati solamente come ‘calciatori russi'.

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È di fatto la soluzione-fotocopia rispetto a quella adottata dal Cio, che ai recenti Giochi invernali di Pechino come a quelli estivi di Tokyo nel 2021 e a quelli invernali di PyeongChang nel 2018, a causa delle passate violazioni sul doping ha permesso agli atleti russi di gareggiare, ma senza la bandiera del loro Paese, sotto il nome di Roc (Russian Olympic Committee) e con la musica di Chajkowskij al posto dell'inno nazionale ufficiale. Eventuali sanzioni aggiuntive (tra cui la definitiva esclusione dalle competizioni) restano sullo sfondo, fa sapere la fifa, che continua a dialogare con Cio e Uefa e a seguire l'evoluzione di tutti gli scenari.

Lo stato attuale

Zurigo dichiara inoltre di continuare e approfondire il dialogo con Praga, Stoccolma e Varsavia. Appena poche ore prima dei pronunciamenti del governo del calcio mondiale, dopo la Polonia e la Svezia, anche la Repubblica Ceca aveva infatti comunicato che non disputerà un’ipotetica sfida contro la Russia per i playoff di Qatar 2022. Una decisione forte che segue quanto fatto nei giorni scorsi dalle altre due nazionali. Il Comitato Esecutivo Straordinario della Federcalcio della Repubblica Ceca, presieduto dal presidente Petr Fousek, ha annunciato in una nota di aver “approvato all’unanimità la decisione che la nazionale ceca non giocherà contro quella russa nella situazione attuale, nemmeno in campo neutro. Vogliamo tutti che la guerra finisca il prima possibile”.

La Federcalcio ceca ha incaricato il Presidente Fousek e il Segretario Generale Michal Valtr “di negoziare con UEFA e FIFA sulla decisione del Comitato Esecutivo di non giocare una possibile partita contro la Russia”. La presa di posizione di Praga (largamente caldeggiata anche dal vice presidente della Juventus ed ex Pallone d'oro Pavel Nedved) mette di fatto definitivamente in crisi uno dei ‘tabelloni' europei dei playoff qualificazione per Qatar2022, con semifinali e finale in programma il 24 e 29 marzo (e la Russia avrebbe dovuto giocare entrambi le partite a Mosca). Senza trascurare il crescente partito di chi vuole i russi fuori dal Mondiale già da ora, senza prendere in considerazione ipotesi alternative, e che annovera tra le proprie fila la certo non irrilevante Federcalcio francese. Sarà sufficiente ora la risposta-proposta arrivata da Zurigo per spingere le tre federazioni a un passo indietro? La risposta arrivata nel giro di pochi minuti da Varsavia (“La proposta della Fifa è totalmente inaccettabile”, fa sapere a chiare lettere la federcalcio polacca, che ha ribadito che non giocherà contro i russi richiedendone l'esclusione immediata dai playoff mondiali) non lascia pensare a compromessi possibili.

E l'Ucraina?

Senza dimenticare che in corsa per il Mondiale qatariota c'è pure la stessa Ucraina, che ovviamente in campo neutro dovrà affrontare sempre il 24 marzo la Scozia, per poi sfidare in caso di vittoria, il 29 marzo, chi avrà la meglio tra Galles ed Austria. Ma in quali condizioni potranno giocare i calciatori ucraini, prostrati dalla guerra (le cui drammatiche conseguenze impattano anche su quelli che giocano all'estero), e col campionato sospeso causa le operazioni belliche? Conviene davvero – sotto il profilo della logica, dell'immagine, del business – alla Fifa forzare la mano per far disputare la gara fra i giallo-azzurri e gli scozzesi fra poco più di una ventina di giorni?

I possibili scenari

La discussione in corso nasce dalla volontà - da parte Fifa - di salvaguardare il diritto degli atleti di ogni sport di gareggiare, ma è particolarmente delicata, vista anche la mobilitazione internazionale (in particolare nel mondo occidentale e in Europa) contro Mosca. Paradossalmente, il quadro generale sembra essere più gestibile da parte della Uefa presieduta da Aleksander Ceferin, che dopo avere deciso lo spostamento della finale di Champions League da San Pietroburgo a Parigi, sta per approvare la rescissione del contratto di sponsorizzazione da 40 milioni di euro l’anno con Gazprom, il colosso energetico della Russia di Putin. Resta invece in piedi la disputa dell’ottavo di finale di Europa League tra i tedeschi del Lipsia e lo Spartak Mosca, unica squadra russa rimasta nelle coppe europee: per la partita di ritorno del 17 marzo si valuta il campo neutro, con Svizzera o Francia tra le ipotesi accreditate. Ma saranno la situazione militare sul campo e i colloqui tra Mosca e Kiev al via oggi lungo il confine bielorusso a ridisegnare, ora dopo ora, una cornice in cui tutto è ancora drammaticamente possibile.

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