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La filatelia antiquariale piace ai compratori stranieri

di Stefano Cosenz


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5' di lettura

Le recenti importanti aste di filatelia che si sono svolte a marzo nel nostro paese hanno delineato chiaramente le tendenze del mercato: “Il trend filatelico segue quello degli altri settori: si vendono bene i lotti rari, che difficilmente appaiono sul mercato, oppure gli oggetti di eccelsa qualità” spiega Tommaso Tagliente di Laser Invest che il 2 marzo ha organizzato una vendita di francobolli italiani antichi e classici nella sua sede di Porto Mantovano: “La presenza dei compratori stranieri è costantemente in aumento e copre oltre il 20% delle aggiudicazioni. I collezionisti privati hanno fatto da padroni e i commercianti non sempre sono riusciti a vincere i rilanci in sala. Seppur il collezionista sia costantemente sollecitato all'acquisto, dovuto alle numerose offerte che si presentano relative ai francobolli nazionali, il mercato filatelico nel suo complesso ha la forza di assorbire tale offerta di materiale mettendo sul piatto della bilancia ingenti somme di denaro da investire. È un chiaro segnale dell'evoluzione ed espansione del mondo filatelico italiano che rimane uno dei soggetti internazionali più strutturato in tale branca del collezionismo”. In queste aste hanno dominato importanti collezioni, sui realizzi hanno dimostrato come il pedigree e l'attenta cura nel formare queste raccolte sono la chiave vincente.

Si risveglia il Regno d'Italia nelle aste Laser Invest. La vendita di Laser Invest del 2 marzo era dedicata alla collezione di antichi annulli sui francobolli dei Ducati e del Regno d'Italia “Griglie, Sbarre, Rombi, Puntini e Ferri di Cavallo” e alla collezione “Gli introvabili” (area italiana dal Regno d'Italia ai giorni nostri”) ed ha registrato un fatturato di oltre 400mila euro e un venduto di circa il 60%. Si è risvegliato il mercato del Regno d'Italia che era sopito da qualche tempo, soprattutto per la sezione dei servizi come per i B.L.P. dei primi anni venti (buste lettere postali, ovvero buste speciali recanti pubblicità a stampa, su cui l'affrancatura poteva essere completata con francobolli normali) e i celebri “Pubblicitari” (con appendice pubblicitaria) del 1924: il top lot nel settore Regno è stato il raro 5 lire di Umberto I del 1891 su busta (quotata sul cat. «Unificato» 26mila euro in condizioni perfette, ma qui presente con una piega verticale sulla busta) aggiudicata a 7.320 euro, mentre la busta B.L.P. del 1925 affrancata con l'esemplare da 85 centesimi II emissione del 1923 (quotata su «Unificato» 15.500 euro) è stata aggiudicata a 8.540 euro. Per gli Antichi Stati italiani, tra i top lot si segnala una lettera del Ducato di Modena, spedita da Reggio Emilia nel 1853, affrancata con due esemplari da 40 centesimi nella rara tinta celeste (francobollo che ebbe una tiratura di soli 17.280 esemplari, e di cui si conoscono solo altre lettere con multiplo di questo valore) aggiudicata a 13.420 euro.

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Aste Bolaffi debutta a Barcellona. Due sono state le vendite di Aste Bolaffi : la prima si è svolta il 22 febbraio in Spagna, a Barcellona, in partnership con Soler y Llach (inaugurando così una collaborazione tra le due storiche aziende) con un fatturato di 300mila euro e il 70% di lotti venduti dedicata alla prima parte della “Collezione Savoy”, una collezione del Regno d'Italia formata con l'ambizione di completarla con tutte le varietà previste in un catalogo specializzato. Il miglior risultato, tra gli oltre 300 lotti del Regno dal 1862 al 1942, è stato quello dei due esemplari del 15 centesimi azzurro del 1863 (uno dei quali con effigie invertita) usati su busta il primo giorno d'emissione saliti fino a 40.800 euro, il doppio della base. Ugualmente una coppia del 10 centesimi, prima emissione dentellata del 1862, entrambi “senza effigie” è stata aggiudicata a 31.200 euro contro una base di 15mila. Unico esemplare conosciuto il 40 centesimi dell'emissione “De La Rue” del 1863 frazionato su lettera annullato nel 1865 acquistato a 24mila euro contro una base di 15mila.

La seconda asta è la prima delle tradizionali vendite annuali organizzate nella sede torinese il 14 e 15 marzo a cui hanno partecipato collezionisti di tutto il mondo, con un fatturato di 2,5 milioni di euro e un venduto del 70%. Uno dei top lot è risultata una lettera pentacolore del Levante austriaco per la Francia del 1864 con l'intera quarta emissione di Lombardo Veneto acquistata a 58.500 euro. Nel settore del Regno d'Italia, un insieme di 40 aerogrammi relativi alla Crociera nordatlantica del 1933 con tutte le sigle esistenti dei Trittici emessi per il volo sono saliti fino a 39mila euro contro una base di 20mila. Nel settore delle nostre ex Colonie, la busta del trittico Balbo dell'Egeo (emesso per la stessa Crociera) da 25 lire con varietà “ciuffo” venduto a 29.280 euro dopo decine di rilanci. Il top lot assoluto della vendita è rappresentato da un insieme di emissioni di Cina, comprendente gli esemplari più ricercati della Repubblica Popolare e numerosi del periodo precedente, aggiudicato a 87.800 euro.

Classici italiani acquistati pure all'estero. Fatturato complessivo superiore a 900mila euro e il 38% di venduto per la 12a vendita di Ferrario Casa d'aste con oltre 750 partecipanti per corrispondenza ed in sala (record attuale della Casa). Filippo Ferrario ci tiene a precisare: “garantendo tutti i lotti in vendita con apposito certificato, che rilasciamo gratuitamente a richiesta, stiamo raccogliendo un sempre maggiore consenso tra il pubblico privato, che così si sente meno spaesato dall'acquisto in asta e maggiormente tutelato. Infatti il nostro team di esperti seleziona e vaglia molto attentamente il materiale che viene proposto per l'inserimento nei nostri cataloghi, eseguendo dettagliate e precise descrizioni dei lotti posti all'incanto. Il fatturato complessivo è stato del 15% sopra le attese, concentrato sui lotti più preziosi e rari, trend che sottolinea ciò che socialmente sta avvenendo nel paese: chi può permettersi francobolli costosi e rari è disposto a spendere qualcosa in più rispetto al passato, pur di acquistarli, mentre i lotti meno costosi e più comuni, una volta anch'essi ricercati, ricevono meno interesse e offerte (il calo è dovuto anche alla grande offerta di tale materiale in rete da venditori non professionisti, spesso abusivi, e molto sopravvalutato dai catalogatori). Il mercato, a mio parere, sta andando verso una Filatelia Antiquariale, nei quali i cosiddetti classici (francobolli e lettere, antichi e moderni, con tirature basse certe) potrebbero diventare un ottimo bene rifugio e vedere salire le proprie quotazioni e realizzi nei prossimi anni. Questo mutamento è dovuto anche ad un sensibile aumento d'interesse versi i Classici italiani, unici nel loro genere, anche da parte di acquirenti privati stranieri, sia cittadini italiani trasferiti all'estero sia di origine italiana, trend che se dovesse consolidarsi provocherebbe sensibili aumenti futuri”. Il fatturato con l'estero di questa asta è stato di circa il 20%. Tra i lotti di spicco si segnala l'esemplare da 9 crazie del 1851 del Granducato di Toscana unico noto con errore di cifra “0” al posto di “9”, mai apparso in asta, aggiudicato a 36.600 euro contro una base di 15mila, e un esemplare dell'80 centesimi del Governo Provvisorio di Modena su lettera del 1860 (solo 26 lettere censite) partita da 35mila euro e aggiudicata a 51.240 euro.

Nell'asta vi era un settore dedicato alle varietà della Repubblica Italiana proveniente da una delle maggiori collezioni esistenti, con realizzi molto elevati, ma pur sempre giusti in base al mercato attuale. Di tale collezione è stato venduto il 65% dei lotti per un realizzo di oltre 175mila euro, con base di partenza di circa 110mila euro. Tra i più celebri, il 70 lire U.I.T. del 1965 angolo di foglio con la scritta commemorativa scritta in basso anziché in alto, e ripetuta sul bordo superiore del foglio (esistenti solo 10 esemplari) (Unificato 21.500 euro) che ha raddoppiato la sua base di 3.500 euro, aggiudicato a 7.320 euro. Questa varietà proviene da soli due fogli esistenti, a causa di un'errata interpretazione di registro tra le due stampe, in verde e in rosso, venduti casualmente a uno sportello postale di Venezia nel giorni di emissione.

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