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La filatura italiana chiude il 2021 in rialzo del 28,7% sul 2020, ma resta ancora sotto il pre Covid

In vista di Pitti Filati, che torna in presenza e nella sua collocazione autonoma da Uomo e Bimbo, i dati mostrano una ripresa sulla quale pesano i rincari dell’energia e delle materie prime

di Redazione Moda

3' di lettura

In vista di Pitti Filati, il Centro studi di Sistema moda Italia (Smi) e Confindustria Moda delineano un quadro positivo per la filatura italiana, accezione che comprende la produzione di filati lanieri, cotonieri e linieri.

Il bilancio settoriale 2021 torna caratterizzato da un'evoluzione molto favorevole, «da ricondurre in via principale al rilancio che ha interessato in primis la maglieria e il tessuto a maglia nel paradigma emergente dopo la pandemia», si legge nella nota pubblicata da Pitti Immagine , la società che organizza i saloni fiorentini. Come anticipato nei dati di preconsuntivo diffusi lo scorso febbraio in occasione della precedente edizione di Pitti Filati, la filatura archivia il 2021 in crescita: se quattro mesi fa si era prudenzialmente stimato un incremento nell'ordine del +21,4%, a consuntivo il fatturato settoriale mette a segno un ben più deciso +28,7% su base annua, guadagnando circa 580 milioni in dodici mesi. Il turnover risulta, dunque, pari a 2,6 miliardi di euro. Rispetto al livello del 2019 resta un divario contenuto però al -6,3% (174 milioni in meno in valore assoluto.)

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Il ritorno della fiera in Fortezza

Pitti Filati è il salone di riferimento per il mondo dei filati e della maglieria a livello internazionale e da mercoledì 29 giugno a venerdì 1° luglio torna nella sua location originaria della Fortezza Da Basso. Dopo due edizioni andate in scena alla Stazione Leopolda, la fiera si riappropria della sua dimensione iniziale, con gli spazi e i grandi allestimenti delle aziende che hanno contraddistinto la manifestazione fin dall'inizio. Oltre alle collezioni per l’autunno-inverno 2023-24 delle più importanti filature italiane e internazionali (114 i marchi presenti), a Pitti Filati ci saranno le tendenze del domani, raccontate nello Spazio Ricerca con le speciali installazioni di Angelo Figus e Nicola Miller, le nuove proposte maglieria dell'area Knitclub e le aree speciali di Fashion at Work e CustomEasy.

Il trend del primo trimestre 2022

Per la filatura italiana il 2022 si è aperto con performance molto soddisfacenti, che da tempo il comparto non sperimentava. Se nel primo trimestre 2021 l'indice di produzione industriale Istat relativo alle attività di filatura (codice Ateco CB 13.1) aveva fatto registrare solo un primo timidissimo segnale di recupero (+0,1%), il gennaio-marzo 2022 presenta un aumento molto vivace, ovvero +21,0%; del resto, l'attività produttiva in gennaio e febbraio si è mossa su toni a due cifre simili, rispettivamente pari al +18,1% e al +17,5%. Se si osservano le performance in termini di quantità, da gennaio a marzo 2022 l'export presenta un recupero del +10,0%, meno intenso pertanto di quello registrato dai valori, che incorporano inevitabilmente i rincari delle fibre. I filati lanieri crescono a volume del +29,9% nel caso dei pettinati e del +19,0% nel caso dei cardati; una dinamica del -8,6% si rileva per i misti chimico-lana; quelli per aguglieria si incrementano, invece, del +8,4% in quantità. Le esportazioni in tonnellate dei filati di cotone e di lino presentano un trend positivo, ma di diversa intensità: le prime crescono del +5,8%, le seconde del +24,7%.

Le incognite per il resto dell’anno

A simili risultati si è giunti nonostante l'andamento rialzista dei prezzi delle materie prime energetiche e di quelle prevalentemente usate nel comparto. Sia la lana sia il cotone hanno registrato aumenti di rilievo nei dodici mesi dell'anno: l'indice Awex Eastern ha guadagnato il +14,2%, l'indice A del cotone il +33,9% in valuta europea, scontando i rincari verificatisi soprattutto a partire dai mesi estivi. Con riferimento al 2021, visto anche l'esplosione dei prezzi delle fibre prevalentemente nella seconda parte dell'anno, l'industria della filatura italiana ha scaricato solo in minima parte il rincaro sul prodotto: l'indice dei prezzi alla produzione della filatura monitorato da Istat fa registrare una crescita del +1,8% su base annua.

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