La società: dipendenti nostra priorità

Amazon, 40mila in presidio in tutta Italia. Ecco le ragioni dello sciopero

Per i sindacati della logistica i driver arrivano anche a consegnare 180 pacchi al giorno. Ogni dipendente diretto a tempo indeterminato ce ne sono altri tre nella filiera

di Cristina Casadei

Sciopero Amazon in tutta Italia: "Serve una verifica dei carichi di lavoro"

9' di lettura

«Hallo Danilo, Jennifer speaking». Danilo è Danilo Morini, sindacalista della Filt Cgil. Jennifer è Jennifer Bates e fa parte del gruppo di lavoratori che sta portando il sindacato in Amazon in Alabama.
L’eco del primo sciopero nazionale di Amazon in Italia arriva oltreoceano. La filiera di Amazon si ferma per richiamare l’attenzione su quel mondo che ruota attorno alla consegna dei pacchi e che va ben al di là dei dipendenti della società.

Quando si parla di Amazon si parla di dipendenti diretti a tempo indeterminato e a tempo determinato, di lavoratori in somministrazione e di lavoratori che operano per le società a cui vengono affidate le consegne.
Diversi i contratti collettivi nazionali utilizzati, almeno tre, ossia telecomunicazioni per il customer care a Cagliari e Taranto, commercio in particolare nel sito piacentino di Castel San Giovanni e infine logistica in tutto il resto dei siti. Molteplici sono quindi gli interlocutori a livello di relazioni industriali.

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La filiera

Abbiamo provato a ricostruire la filiera del lavoro di Amazon sentendo il sindacato e la società stessa. In queste ore è in corso la prima protesta nazionale, indetta, in particolare, a sostegno della contrattazione di secondo livello dell’ultima parte della filiera di Amazon, ossia quella dei driver che ogni giorno portano i pacchi nelle nostre case e nelle aziende. Secondo quanto ci spiega Danilo Morini della Filt Cgil «stiamo parlando di 16.500 persone che lavorano per le circa 90 aziende rappresentate da Assoespressi. Si tratta di realtà molto radicate sul territorio, dalle dimensioni diverse, che vanno da 30 a 350 driver». A loro viene applicato il contratto collettivo nazionale della logistica filrmato dalle oltre 20 associazioni datoriali e da Filt Cgil Fit Cisl e Uiltrasporti che due rinnovi fa ha disciplinato la figura del driver. (E successivamente anche quella del rider). Parliamo di persone che «da contratto lavorano 39 ore alla settimana, estensibili fino a 44 per effetto della cosiddetta discontinuità. Consegnano fino a 180 pacchetti al giorno, con tre minuti di stop a consegna e seguendo un percorso definito dal famoso algoritmo - continua Morini -. Il loro stipendio si colloca nella fascia più alta della filiera e arriva mediamente ai 1.600 euro netti al mese». Se invece consideriamo i lavoratori con contratto della logistica di Amazon, spiegano dalla società, allora «tutti sia quelli con contratto a tempo indeterminato che in somministrazione, sono assunti inizialmente al 5° livello del contratto collettivo nazionale trasporti e logistica con un salario d'ingresso pari a 1.550 euro lordi al mese per i dipendenti a tempo pieno, tra i più alti del settore della logistica, e includono un pacchetto di benefit come sconti sul sito Amazon.it e l'assicurazione contro gli infortuni».

L’ultimo miglio interamente esternalizzato

Dalla società abbiamo avuto la conferma che l’ultimo miglio delle consegne «è affidato nella sua totalità all’esterno, a fornitori terzi di servizi di consegna. La spedizione dei pacchi al cliente finale avviene in due modalità: attraverso i grandi corrieri, come Poste, DHL, BRT, con cui lavoriamo attraverso contratti basati sui volumi e attraverso le imprese di servizi di consegna che sono particolarmente capillari sul terriorio permettendo all'azienda una maggiore efficienza logistica». Per la consegna ai clienti finali Amazon si avvale della collaborazione di piccole e medie imprese di servizi di consegna che gestiscono le spedizioni anche per altri committenti. Ma a questo proposito la società vuole sottolineare che «nessuna azienda ha un accordo in esclusiva con Amazon. Effettuiamo controlli regolari sulla conformità dei nostri fornitori di servizi di consegna, anche per quanto riguarda gli aspetti retributivi, contributivi e la regolarità delle pratiche occupazionali».
Quando qualcosa non va, sia che si tratti di aspettative non rispettate, che di irregolarità amministrative o normative, allora «adottiamo i rimedi contrattualmente previsti, inclusa l'interruzione del rapporto contrattuale. Quando si verificano queste situazioni, ci adoperiamo affinchè i corrieri di un fornitore di servizi di consegna che termina la sua collaborazione con Amazon, possano comunque continuare il loro lavoro attraverso il nuovo fornitore che subentrerà per occuparsi delle consegne». È questa la cosiddetta clausola sociale, uno dei punti controversi su cui i sindacati chiedono molto più di un impegno.

Tempi e ritmi delle consegne: Amazon versus sindacati

Da Amazon spiegano di essere «a stretto contatto con i fornitori di servizi di consegna per consentire loro di pianificare adeguatamente le loro esigenze operative. Per farlo sono utilizzate tecnologie che prendono in considerazione diversi fattori per determinare quante consegne un autista possa effettuare in sicurezza durante il suo turno e per stabilire obiettivi realistici che non causino pressioni su di loro o i loro dipendenti. Inoltre, il numero di pacchi da consegnare è assegnato ai fornitori di servizi di consegna in maniera appropriata e si basa sulla densità delle aree di consegna (normalmente i corrieri effettuano più consegne per ciascuna fermata), sulle ore di lavoro, sulla distanza da percorrere. Amazon assegna i percorsi ai fornitori di servizi di consegna che a loro volta li assegnano ai loro corrieri in base al loro orario di lavoro». Nella pratica questo, secondo quanto sostiene Morini, confermato da diverse testimonianze di driver, significa che ogni driver arriva a consegnare anche 180 pacchi al giorno.

La solidarietà trasversale

In tutta la filiera, «dai magazzinieri ai corrieri, chiediamo ad Amazon di affrontare positivamente con il sindacato questioni come i turni, i carichi di lavoro e la stabilità occupazionale dei lavoratori. Amazon e tutte le multinazionali rispettino il sindacato e si assumano la responsabilità sociale», dichiara il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. «Le lavoratrici ed i lavoratori di Amazon scioperano per ristabilire il diritto alla contrattazione aziendale, per salari adeguati e ritmi di lavoro più umani, rispettosi delle normative sui tempi di riposo per consentire il recupero psicofisico, contro il cottimo, per costruire un’organizzazione del lavoro negoziata e superare forme inaccettabili di arbitrio dell'azienda su precariato selvaggio e continui turnover di personale», sottolinea il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra. L’adesione alla protesta ha raggiunto il 75%, secondo i dati diffusi dai sindacati della logistica. «La convinta adesione al primo sciopero in Italia delle lavoratrici e dei lavoratori della filiera di Amazon, indetto dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, e la piena riuscita delle iniziative di mobilitazione, richiede risposte da parte della multinazionale e l'immediata riapertura delle trattative, per arrivare a un accordo sulle richieste avanzate relative ai salari, alle stabilizzazioni e alle condizioni di lavoro», aggiunge il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Per l’azienda però le adesioni non sono così alte: «L’adesione dei nostri dipendenti è stata inferiore al 10%. I nostri fornitori dei servizi di consegna ci riportano un tasso di adesione intorno al 20%». Dal mondo della politica è arrivata una solidarietà trasversale che va dal Pd fino a Forza Italia. Solidarietà ai lavoratori è arrivata dalle sigle sindacali che rappresentano le altre interinali, commercio e tlc e persino dall’Alabama, dopo la telefonata dei giorni scorsi, è arrivato un video di Jennifer Bates.

L’azienda: i lavoratori sono una priorità

Nel giorno del primo sciopero nazionale la country manager per l’Italia, Mariangela Marseglia, ha scritto ai clienti della piattaforma spiegano che «l’impegno verso i nostri dipendenti e quelli dei fornitori di servizi di consegna è la nostra priorità assoluta. In Amazon rispettiamo il diritto di ogni individuo ad esprimere la propria posizione e voglio ringraziare personalmente i colleghi e i dipendenti dei fornitori dei servizi di consegna che ogni giorno lavorano per assicurare che possiate ricevere i vostri ordini - dice la manager -. L’emergenza sanitaria tutt’ora in corso ha avuto un grande impatto sulla vita di tutti noi. Prendiamo molto sul serio il nostro compito di continuare a fornirvi un servizio utile, così come quello di proteggere la salute e la sicurezza di tutto il nostro personale, permettendovi di acquistare e ricevere i prodotti di cui avete bisogno restando a casa il più possibile. Il nostro impegno nei confronti dei nostri dipendenti non si ferma. Continueremo ad assicurarci che tutto il nostro personale sia adeguatamente protetto, monitoriamo i cambiamenti e aggiorniamo costantemente le misure preventive giorno per giorno. Offriamo test gratuiti e supporteremo in tutti i modi il piano di vaccinazione, appena sarà possibile, per far sì che ogni persona che frequenti i nostri siti venga adeguatamente assistita». Per Amazon bisogna lasciare parlare i fatti e nel caso dei lavoratori i fatti dicono che Amazon è «l’azienda più attenta al cliente al mondo» e questo «significa anche informarvi sulla realtà dei fatti, soprattutto quando questi rischiano di non emergere adeguatamente, per continuare a meritarci la vostra fiducia - sottolinea Marseglia -. I fatti sono che noi mettiamo al primo posto i nostri dipendenti e quelli dei fornitori terzi offrendo loro un ambiente di lavoro sicuro, moderno e inclusivo, con salari competitivi tra i più alti del settore, benefit e ottime opportunità di crescita professionale. Usiamo le più avanzate tecnologie e le mettiamo al servizio dei nostri lavoratori e fornitori per migliorare la sicurezza sul lavoro e semplificarlo».

Ogni dipendente altri tre nella filiera

Tornando alla filiera, le consegne non sono affidate solo ai 16.500 driver, ma in parte vengono affidate anche ai grandi corrieri che operano sul territorio nazionale dove Morini stima che vengano impiegate almeno altre mille persone. È a monte di tutti questi lavoratori che rappresentano la parte finale della filiera che ci sono gli oltre 9.500 dipendenti diretti a tempo indeterminato. A cui si aggiungono quasi altrettanti rapporti interinali. Ma adesso vediamo che cosa dice Amazon. E cioè: «Siamo uno dei maggiori creatori di nuovi posti di lavoro in Italia, offrendo opportunità professionali stabili e ben retribuite a sostegno della ripresa dell’economia. In dieci anni abbiamo investito oltre 5.8 miliardi nel Paese creato più di 9.500 posti di lavoro a tempo indeterminato presso le nostre 40 sedi sparse su tutto il territorio nazionale, opportunità che hanno interessato persone con ogni tipo di formazione, aspirazioni professionali, livello di istruzione ed esperienza: dagli ingegneri, sviluppatori di software ed esperti Cloud, ai lavoratori di rientro nel mercato del lavoro e ai giovani alla prima esperienza».

La flessibilità

E i cosiddetti lavoratori flessibili? «Come tante attività caratterizzate dall’alta volatilità dei volumi, facciamo ricorso a lavoratori temporanei per supportarci quando registriamo incrementi del numero di ordini dei clienti - dice Amazon -. Ad esempio, quando lanciamo un nuovo centro ricorriamo sia a lavoratori a tempo indeterminato che a tempo determinato per riuscire a gestire i volumi degli ordini nel miglior modo possibile. I lavoratori con contratti a tempo determinato ricevono il medesimo salario dei lavoratori a tempo indeterminato inquadrati allo stesso livello. Siamo impegnati ad offrire ai nostri dipendenti la continuità lavorativa all'interno dell'azienda offrendo contratti a tempo indeterminato quando ricorrono i presupposti necessari». Morini sostiene che nell’ultima comunicazione avvenuta all’inizio dell’anno, la società ha spiegato che «i contratti di somministrazione sono stati 10.400, ovviamente con durata e tempi diversi. Si tratta di unità. Il contratto collettivo nazionale della logistica stabilisce il limite del 35% di flessibilità che però non tiene conto della quota dei lavoratori cosiddetti svantaggiati. Tutto questo fa sì che per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato ce ne siano almeno altri 3 che rientrano nella galassia di interinali e committenza. Se fino a qualche anno fa questa situazione era in parte comprensibile per via del lavoro per picchi, adesso non lo è più perché il business della società è cresciuto in maniera esponenziale e si sta stabilizzando su nuovi livelli», continua Morini. Secondo quanto si può ricostruire quindi la flessibilità utilizzata dalla società avviene nell’ambito di quanto consentito dalla contrattazione, ma va detto che i numeri sono molto fluidi per effetto delle continue aperture di nuovi siti, determinate dalla crescita esponenziale del business della logistica dei pacchi di questi ultimi anni.

I sindacati: parliamoci su tempi, ritmi e clausola sociale

La premessa delle loro richieste riguarda il riconoscimento del sindacato come interlocutore per tutta la filiera, non solo per i lavoratori dipendenti diretti, per costruire un sistema di relazioni industriali corretto tra le parti anche per tutto il secondo livello di contrattazione. A questo si aggiunga che la contrattazione di secondo livello, secondo quanto chiedono Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, deve entrare nel merito delle tempistiche e dei ritmi delle consegne. Un elemento dirimente è poi la clausola sociale: «Le società per cui operano i driver che fanno l’ultimo miglio sono sostanzialmente monocommittenti e quindi nel momento in cui Amazon decide di cambiarle perdono tutta la loro attività - spiega Morini -. È quindi importante che i driver in caso di cambio di fornitura vengano assorbiti dal nuovo fornitore». Sul limite delle 44 ore settimanali i sindacati vorrebbero aprire una discussione, ma questo apre un ragionamento che è forse più sul piano nazionale che su quello di secondo livello. Allo stesso modo rappresentano capitoli fondamentali la formazione e la salute e sicurezza. Da ultimo citiamo tutta la parte più propriamente economica che va dal premio di risultato fino al buono pasto e all’indennità Covid che «va negoziata. L’attribuzione unilaterale dell’indennità Covid fa trasparire un approccio non corretto alle relazioni industriali. Il cosiddetto rapporto one to one, azienda e lavoratore, non funziona, bisogna passare dal sindacato».

Amazon: il coinvolgimento diretto è la nostra cultura

Ma da Amazon spiegano che «da sempre, rispettiamo il diritto dei nostri dipendenti a formare o aderire a un sindacato senza timore di ritorsione, intimidazione o persecuzione. Crediamo fortemente nel valore del confronto con i nostri dipendenti. Il loro coinvolgimento diretto è una parte integrante della nostra cultura aziendale e funziona, infatti, offriamo già una salari competitivi, benefit e ottime opportunità di crescita professionale, il tutto all’interno di un ambiente di lavoro sicuro e moderno».

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