IL CASO CARREFOUR

La filiera alimentare più sicura ed efficiente con la blockchain

di Gianni Rusconi


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3' di lettura

Si chiama Food Trust Blockchain Network ed è un programma avviato su scala globale da Ibm a supporto dell'evoluzione alimentare e, più precisamente, per offrire gli strumenti utili a sviluppare un sistema e una filiera più sicuri, trasparenti ed efficienti. Cosa c'entra la tecnologia resa famosa dalle criptovalute come i Bitcoin con il cibo è presto spiegato: è proprio l'utilizzo della catena dei blocchi, la sua inviolabilità, che può garantire transazioni verificate e immuni da violazioni. Nel caso della rete blockchain di Ibm, basata su cloud, il vantaggio promesso a rivenditori, fornitori, coltivatori e distributori dell'industria del food è nello specifico la tracciabilità dei prodotti praticamente in tempo reale. E ovviamente sicura. Un sistema interoperabile e costruito su standard aperti, così viene definito, la cui finalità ultima è quella di mettere a disposizione degli operatori del settore alimentare uno strumento per gestire le proprie attività in modo più efficace e per proporre, a tendere, alimenti più sicuri a costi inferiori.

Grazie alla blockchain e alle sue peculiarità di database decentralizzato (in cui tutti i dati sono crittografati per garantirne ulteriormente l'attendibilità), le indagini sui cibi contaminati saranno più veloci, gli operatori della filiera maggiormente informati sulle condizioni e il percorso che il cibo ha compiuto e i consumatori finali meno esposti al rischio di contraffazione, proprio perché l'origine dei prodotti sarà autenticata e a prova di manomissione.

Dopo 18 mesi di test, durante i quali milioni di singoli prodotti alimentari sono stati monitorati, il network di Ibm è ora pronto ad operare e annovera fra i suoi principali esponenti giganti della grande distribuzione organizzata come Carrefour, grandi cooperative americane come Topco Associates LLC (realtà che negli Usa raggiunge oltre 15mila negozi e 65 milioni di clienti alla settimana) e Wakefern e fornitori come BeefChain, Dennick Fruit Source e Smithfield. Anche un colosso come Walmart gioca questa partita dopo aver sperimentato con successo (dal 2017 in avanti) i benefici della blockchain (per la tracciabilità di alcuni prodotti alimentari dalla casa di produzione al negozio). Di recente ha confermato che richiederà ai suoi fornitori di prodotti a foglia verde di acquisire informazioni sulla tracciabilità appoggiandosi alla rete Food Trust mentre al momento, come confermano i portavoce di Ibm in Italia, non vi sono altri operatori del settore food in Italia che hanno aderito al progetto.

Il caso Carrefour
Per la catena di supermercati francese, l'utilizzo della blockchain è qualcosa di reale anche sul mercato italiano: dall'11 ottobre scorso è infatti possibile acquistare il pollo Filiera Qualità Carrefour Italia, il primo prodotto ad essere tracciato con questa tecnologia, in tutti gli oltre mille punti vendita presenti sul territorio nazionale. Leggendo con il proprio smartphone il QR Code applicato sull'etichetta, i clienti avranno accesso ad una landing page dedicata che permetterà loro di verificare in tempo reale le informazioni relative all'intera filiera, dall'origine sino all'arrivo al punto vendita. Seguiranno a breve, nell'arco dei prossimi mesi, altre importanti filiere (arance e limoni, latte, uova, formaggio, pomodori e carni) ed entro il 2022 la soluzione che fa capo a Ibm dovrebbe trovare applicazione in tutto il mondo. Laurent Vallée, segretario generale della società, si è sbilanciato nel confermare come, ricorrendo alla blockchain, il cibo possa essere “rintracciato alla fonte in pochi secondi invece che in giorni o settimane”. E non appare, questa, una differenza da poco.

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