Produzione sostenibile

La filiera della ceramica emiliana ora scommette sull’idrogeno verde

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

La filiera ceramica emiliana scommette sull’idrogeno verde. Una sfida costosa e di nicchia, ma i costruttori di tecnologie stanno lanciando i primi forni alimentabili da combustibile pulito con microcentrali fotovoltaiche.

La notizia che a Castellarano di Reggio Emilia sorgerà nel 2022 la prima fabbrica ceramica al mondo alimentata a idrogeno verde è dello scorso autunno. Ma dopo l’annuncio di Iris Ceramica Group e Snam, partner del progetto pilota sull’idrogeno, stanno iniziando a scommetterci un po’ tutti – per necessità e per moda – all’interno della filiera ceramica emiliana. Anche perché le nuove norme comunitarie sulla transizione energetica “Fit for 55”, con balzelli esplosi sulle emissioni di Co2 per le industrie energivore (qual è la ceramica), e i rincari del gas fuori controllo stanno mettendo a serio rischio la sopravvivenza del comparto.

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Dietro al più noto distretto di Sassuolo, dove si concentra oltre l'80% della produzione nazionale di piastrelle, si sta muovendo sulle nuove frontiere delle soluzioni a basso consumo e impatto ambientale – idrogeno in primis – il cluster delle macchine per ceramica, altra industria Made in Italy leader mondiale concentrata in Emilia, una nicchia della meccanica strumentale italiana di 140 aziende e 7mila addetti.

Sulla scia di un'annata 2021 d'oro, che ha visto i fatturati riprendere il volo, dopo tre anni di calo, e schizzare oltre quota 2 miliardi di euro, e di uno scenario rassicurante con un pieno d'ordini fino a metà del 2022, i costruttori sono tornati a investire oltre il 5% del fatturato in ricerca e sviluppo - almeno 100 milioni di euro quest'anno – e stanno presentando al mercato le prime proposte di forni, atomizzatori ed essicatoi (gli impianti più energivori lungo la linea ceramica) alimentabili a idrogeno verde, vicino ai quali installare microcentrali fotovoltaiche, elettrolizzatore e accumulatore.

«Parliamo ancora di una tecnologia costosa e che non ha ritorno economico per i ceramisti, se non c'è il contributo pubblico, e che difficilmente potrà soppiantare il gas naturale, l'unico combustibile con cui realisticamente si potrà realizzare la transizione energetica, a meno che non si decida di mettere l'idrogeno in rete», rimarca Paolo Mongardi, presidente di Acimac (la Confindustria dei costruttori di macchine ceramiche) e di Sacmi, numero uno del settore (oltre 1,3 miliardi di euro di fatturato e 4.600 dipendenti), che ha debuttato con il primo forno a tecnologia ibrida metano-idrogeno, come quello che sarà acceso entro l’anno dal gruppo Iris. «Entro tre anni i forni totalmente a idrogeno saranno una soluzione competitiva», è il messaggio che lancia l'altro big del settore, SITI B&T, che a Formigine (Modena) ha il cuore dell'innovazione, il bt-LAB dove ci sono quattro linee pilota per le diverse tecnologie green, tra cui quella a idrogeno, in fase di sperimentazione. Le macchine termiche SITI già oggi sono Hydrogen Ready, cioè pronte per i primi livelli di mix di idrogeno e combustibile tradizionale dalla rete di distribuzione. L’obiettivo è arrivare gradualmente a eliminare la parte fossile.

Il Pnrr sicuramente darà una spinta nel rendere accessibili su larga scala le soluzioni a idrogeno. «Ma l’idrogeno, va ricordato, ha un minore potere calorifero rispetto al gas e la versione verde, quella in cui l'elettrolisi è alimentata da energia pulita solare, richiederebbe una tale quantità di pannelli fotovoltaici per garantire gli attuali volumi produttivi del distretto ceramico, che non basterebbe lastricare tutta Sassuolo per sostituire il metano», commenta Mongardi. E fa notare che l’entusiasmo per l'idrogeno verde in Italia non è condiviso dai cugini spagnoli, nostri principali competitor in campo ceramico, che invece stanno puntando sull'utilizzo del biogas per alimentare il distretto di Castellon e sostituire il gas fossile, così da arginare il dramma delle bollette impazzite e centrare gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Ue.

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