ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl Forum Ambrosetti-Coldiretti

La filiera del cibo, locomotiva della ripresa

L’agroalimentare prima ricchezza d’Italia con un valore di 575 miliardi, e un aumento di fatturato del sette per cento

di Giorgio dell'Orefice

(batuhan toker - stock.adobe.com)

3' di lettura

La resilienza del settore agroalimentare italiano. Quella che va in scena questa mattina al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato oggi a Roma dalla Coldiretti in collaborazione con lo studio The European House – Ambrosetti è la prova di forza del settore agroalimentare made in Italy che è riuscito a superare l’ondata della pandemia. «Nel 2021 infatti la filiera del cibo – spiegano alla Coldiretti – è diventata la prima ricchezza dell'Italia con un valore di 575 miliardi di euro e un aumento del fatturato del 7% nonostante le difficoltà legate alla pandemia». Una filiera che accomuna agricoltura, industria, grande distribuzione fino alla ristorazione (che rappresenta l’anello che ha pagato il prezzo più alto con le prolungate chiusure imposte dai lockdown). «Un settore – aggiungono alla Coldiretti – che oggi vale quasi un quarto di Pil nazionale e che vede impegnati dal campo alla tavola ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio».

Produzione continua

Una filiera che nel corso del lockdown ha pagato a valle, soprattutto nel canale della ristorazione ma che invece negli anelli precedenti ha sempre continuato a funzionare. «Nelle campagne italiane stalle, serre e aziende hanno continuato a produrre – dicono ancora alla Coldiretti – nonostante le difficoltà legate al Covid, garantendo le forniture di prodotti alimentari sulle tavole degli italiani e di tutto il mondo». E nel 2021 il settore agroalimentare italiano ha cominciato a ripartire con forza anche grazie alle esportazioni che si avviano a fine 2021 a chiudere l’anno con il record delle vendite all’estero.

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La crescita dell’export

Secondo le proiezioni di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero nei primi 9 mesi dell'anno l’export italiano (che al momento registrano un progresso del 12% rispetto allo stesso periodo del 2020) dovrebbe superare la soglia dei 50 miliardi di fatturato arrivando a quota 52 miliardi. «Un risultato ottenuto nonostante le difficoltà degli scambi commerciali – dicono ancora alla Coldiretti – e la serrata di bar e ristoranti in tutti i continenti che ha pesantemente colpito la cucina italiana».Primo cliente del food&wine italiano è la Germania che ha registrato nei primi otto mesi del 2021 un aumento degli acquisti del 7%. Al secondo posto gli Usa con una crescita delle importazioni dall’Italia di ben il 17%. A seguire la Francia (+7%) che è stabile al terzo posto mentre al quarto c’è la Gran Bretagna dove però le vendite sono stagnanti a causa delle difficoltà legate alla Brexit, tra le procedure doganali e l'aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli.

Il valore strategico del cibo

Fra gli altri mercati – evidenzia la Coldiretti – si segnala la crescita del 15% in quello russo e del 47% su quello cinese.«L’emergenza globale provocata dal Covid – ha commentato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. L’Italia può contare su una risorsa da primato mondiale ma deve investire per superare le fragilità presenti, difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali. Per questo abbiamo elaborato e proposto – continua Prandini – progetti concreti nel Pnrr per favorire l’autosufficienza alimentare e una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale.

Il nodo delle infrastrutture

Ma per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia Made in Italy serve però agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo. I ritardi su questi fronti determinano un danno per il nostro Paese in termini di minori opportunità e generano una vera e propria ‘bolletta logistica’ legata ai trasporti e alla movimentazione delle merci. Su questi ambiti bisogna intervenire».

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