MECCANICA

La filiera dell’auto guarda all’ibrido

di Filomena Greco

3' di lettura

I dati dell’ultima rilevazione dell’Osservatorio della componentistica automotive, curata dalla camera di Commercio di Torino e dall’Anfia, raccontano di un settore in salute, cresciuto nel 2016 del 4,3%, con esportazioni in aumento del 4,8% nel primo semestre dell’anno. Un mix industriale fatto di competenze, filiera integrata e flessibilità, che però ha di fronte il «treno» della mobilità del futuro, motori ibrici ed elettrici e guida autonoma, verso il quale deve recuperare il ritardo accumulato finora.

Quaranta miliardi di fatturato in Italia, per il 40% – 16 miliardi – concentrata in Piemonte, dove la produzione è cresciuta del 7%, gli occupati dello 0,9% (media italiana), con tre aziende su quattro che esportano, per una quota complessiva di fatturato di circa il 40%. Un comparto di anno in anno più autonomo rispetto a FCA, certo, ma altrettanto consapevole di quanto i volumi e la presenza di un secondo produttore globale in Italia possano rappresentare condizioni essenziali per il futuro.

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E se l’ultimo dato Istat sulla produzione del settore automotive in Italia ha registrato ad agosto il primo segno meno dopo oltre un anno, è pur vero che la componentistica in senso stretto è rimasta in terreno positivo. «Parliamo di un comparto – aggiunge Giuseppe Barile, presidente del Gruppo Componenti Anfia – che vanta una bilancia commerciale in positivo da oltre vent’anni. La filiera italiana deve agire per mantenere e aumentare competitività, anzitutto attraverso gli investimenti per l’innovazione di processo e di prodotto». Tema centrale se collocato nel dibattito Ue sulla mobilità sostenibile, aggiunge Barile, e se si considera che oltre il 70% dei componentisti di prima fascia fa capo a una multinazionale straniera. Sarà il powertrain, lo dice il presidente della camera di Commercio Vincenzo Ilotte – imprenditore dell’automotive – a dover affrontare la rivoluzione più radicale, che rischia di stravolgere le produzioni Made in Italy. «Il vantaggio competitivo della componentistica italiana è rappresentata – aggiunge – dalla rete della subfornitura dotata di una grande flessibilità», quel «tessuto vivo di Pmi» catalogate tra i fornitori Tier 2, di secondo livello, che dovrà acquisire un peso centrale nell’orizzonte delle politiche industriali, si augurano i produttori, e che dovrà acciuffare il treno della mobilità del futuro.

L’indagine di Anfia e Cdc, coordinata da Francesco Zirpoli a capo del Cami dell’Università Ca’ Foscari, in questo ambito scava per raccontare come, tra i fornitori più dinamici per performance di mercato, ci siano gli specialisti, in particolare quelli attivi nel motorsport, cresciuti del 9,5% in Italia e di oltre il 20% in Piemonte, e le imprese delle lavorazioni (meccaniche e trattamenti). «In Italia sta diventando più importante la componentistica che la produzione di autoveicoli, paragonabile per volumi alla Slovacchia» sottolinea Massimo Mucchetti, a capo della Comissione Industria del Senato, che ribadisce come al paese serva una politica industriale mirata sull’automotive e come sia necessaria un’azione di sistema per attrarre un secondo produttore. Mentre sul futuro della mobilità, attenzione alla logica degli incentivi, ad esempio sull’elettrico: «Serve piuttosto sostenere lo sviluppo di queste nuove tecnologie in Italia – aggiunge – anche grazie a protagonisti della componentistica come Magneti Marelli, da proteggere rispetto all’ipotesi spacchettamento».

Il 74% delle imprese (era il 79% l’anno prima) ha nel suo portafoglio Fca:la quota sale al 91% per sistemisti e modulisti, più affrancati gli specialisti, con una quota di fatturato verso Fiat Chrysler scesa dal 42 al 37%. Resta buona la propensione all’innovazione, anche se in valore assoluto i quasi 2 miliardi di risorse in Ricerca e Sviluppo impallidiscono rispetto ai 20 mld della Germania. Le previsioni sul 2017 restano positive per l’80% delle imprese con una quota pari al 37% del campione con all’attivo collaborazioni a progetti per i nuovi modelli di mobilità.

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