La commessa

La filiera meccanica di Bonatti nelle Rocky Mountain canadesi

L'azienda di Parma vince la gara internazionale per il nuovo lotto da oltre 100 milioni di dollari per il gasdotto Coastal GasLink. Valorizzato un sistema di un centinaio di imprese emiliane

di Ilaria Vesentini

default onloading pic
Bonatti lavora per le condotte di gas naturale dal nord est alla costa occidentale del Canada

L'azienda di Parma vince la gara internazionale per il nuovo lotto da oltre 100 milioni di dollari per il gasdotto Coastal GasLink. Valorizzato un sistema di un centinaio di imprese emiliane


3' di lettura

C’è una filiera industriale che parla emiliano nel bel mezzo delle montagne rocciose canadesi. Il nuovo lotto del gasdotto Coastal Gaslink assegnato a Bonatti, il big parmense delle infrastrutture oil&gas, fa notizia non solo perché nel pieno di una crisi economica epocale un’impresa tricolore conquista una nuova commessa da oltre 100 milioni di dollari - che porta a 600 milioni il portafoglio lavori in Canada - sbaragliando competitor globali, ma anche perché dietro al cantiere per la posa delle pipeline vengono valorizzate un centinaio di imprese della metalmeccanica emiliana. Bonatti le ha messe a sistema per costruirsi tecnologie su misura più flessibili, economiche ed efficienti, rispetto ai macchinari dei colossi del settore, come Caterpillar, da sempre i più utilizzati, soprattutto oltreoceano.

«È motivo di orgoglio veder campeggiare il logo italiano nel mezzo delle Rocky Mountain» afferma Paolo Ghirelli, presidente e amministratore delegato di Bonatti, da 75 anni specializzata nel settore idrocarburi e dal 2018 impegnata, attraverso la controllata canadese Papc-Pacific Atlantic Pipeline Contruction, nella realizzazione delle condotte Coastal GasLink, il gasdotto che porterà il gas naturale dal nord-est della British Columbia fino alla costa occidentale del Canada, dove è in costruzione a Kitimat l’impianto di liquefazione gas di LNG Canada.

Gli 82 km di pipeline appena assegnati sono solo l’ultima tranche di un tracciato di 247 km affidato a Bonatti e alla filiera emiliana «e il Canada rappresenta così oggi quasi un terzo del nostro portafogli lavori complessivo» precisa l’ad che in Nord America ha oggi 700 persone al lavoro, sui 10mila dipendenti nel mondo, che per oltre il 95% sono manodopera locale.

«Sempre più nel nostro settore vince chi eccelle nelle economie di scopo, quindi si specializza al punto che in Canada, per posare il loro gasdotto, dopo averci testato ci cercano, perché in quello che facciamo ci abbiamo messo l’ingegno emiliano. E qui, dalla meccanizzazione agricola post-bellica ai motori dei superbolidi di oggi e ai componenti meccatronici, non ci mancano certo know-how e competenze tecniche per mettere a punto sistemi di saldatura in continuo senza difetti e con il record di produttività nel settore o gru cingolate per il sollevamento dei tubi più piccole, più sicure, meno costose e più adatte a operare in contesti estremi rispetto agli equipment di Caterpillar che fino a poco tempo fa utilizzavamo pure noi». Bonatti stima che oggi nelle montagne rocciose ci sia un parco mezzi “designed & made in Italy” al lavoro da almeno 50 milioni di euro di valore. L’esperienza nella Canadian Rockies è solo la punta di diamante di un’attività ingegneristica che parte da Parma per sviluppare business ai due estremi del globo – il portafoglio lavori di Bonatti si aggira sui 1.700 milioni di dollari, dal Kazakistan al Mozambico, dalla Bulgaria al Messico - che neppure il Covid ha fermato «per quanto abbia rallentato molto la mobilità del nostro personale a causa delle quarantene, ma tribolando penso riusciremo anche quest’anno a portare a casa un fatturato di 900 milioni di euro, anche grazie alla scelta di focalizzarci sempre di più sul gas, l’energia di transizione che vale oggi più del 50% delle nostre attività» conclude il presidente. Impegnato nel frattempo a piantare nuove bandierine nello scacchiere geografico, per diversificare rischi e business: la prima scadenza è il tender per sviluppare un nuovo giacimento petrolifero in Uganda ed estrarre olio da trasportare in Tanzania per conto di Totale, gara in cui Bonatti può sfruttare le proprie strutture in Mozambico. E poi c’è la sfida in Cile per portare a 3-4mila metri di altitudine l’acqua desalinizzata del mare da pompare attraverso condotte fino alle miniere interne, altro appalto per cui la società parmense è pronta a schierare la squadra che da sei anni lavora in Messico.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti