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La filiera-pelle assume e attrae investimenti: poker di operazioni in Toscana

Dal cuoio per le suole alle borchie per i brand del lusso: il polo di aziende conciarie, della pelletteria, calzature e accessori metallici innova e continua a crescere anche attraverso aggregazioni

di Silvia Pieraccini

3' di lettura

È stata fortemente colpita dagli effetti del Covid, eppure la filiera toscana della pelle – una galassia formata da aziende conciarie, di pelletteria, di calzature e di accessori metallici che ormai ha conquistato la leadership nel mondo della moda - non finisce di stupire per dinamismo, attrattività e investimenti. Come dimostrano le ultime operazioni.

L’apripista del cuoio green

La storica conceria Gi-Elle-Emme di San Miniato (Pisa), che produce cuoio per le suole delle scarpe dei grandi brand, ha centrato per prima in Europa il traguardo della certificazione “cuoio ecologico” (si tratta della Uni 11427 rilasciata da Icec), grazie a un importante lavoro di riorganizzazione del processo produttivo. «Siamo partiti quattro anni fa seguendo l'approccio dell'Industria 4.0 – spiega l'amministratore delegato Tommaso Lapi – e ora che le varie fasi di produzione “parlano” tra loro siamo riusciti ad abbattere i consumi di acqua di circa il 27%, i prodotti chimici del 28%, l'energia del 9% e il metano del 12%, e questo partendo già da un buon livello.

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Questa certificazione però non guarda solo all'impatto ambientale, ma anche alla qualità del prodotto che deve superare test chimici e fisici». Il cambio di passo della Gi-Elle-Emme, 40 dipendenti e 21 milioni di fatturato 2019 con una produzione di 1.500 tonnellate di cuoio, è stato anche nel riutilizzo degli scarti di lavorazione: oggi solo il 2% viene smaltito in discarica, assicura Lapi, mentre il resto viene reimpiegato in altre attività e filiere.

Fibbie e borchie per i brand del lusso

L'innovazione sta guidando il gruppo Lem Industries di Bucine (Arezzo), una delle realtà più importanti per il trattamento e le finiture di fibbie, borchie e chiusure metalliche per i brand del lusso con un fatturato aggregato di 70 milioni nel 2019. Lem sta investendo dieci milioni di euro in due nuovi stabilimenti, destinati ad aggiungere ottomila metri quadrati di aree produttive e nuove tecnologie a minor impatto ambientale come il Pvd (accanto alla galvanica e alla verniciatura). «Nonostante la pandemia e l'anno complicato, abbiamo confermato questo importante investimento che ci consentirà di essere l'unica azienda che realizza tutti i trattamenti superficiali esistenti sul mercato per accessori metallici», afferma l'amministratore unico Daniele Gualdani.

Lem quest'anno ha concluso anche il percorso Elite di Borsa italiana che è servito ad avvicinare i manager al mondo della finanza straordinaria, anche se per adesso l'azienda, che sta assumendo altre 15 persone, ha intenzione di andare avanti da sola.

Aggregazione: poker di calzaturifici a Consilium Sgr

Ai fondi d'investimento hanno appena invece detto “sì” altre due aziende toscane, il calzaturificio Broma di Cerreto Guidi (Firenze), acquisito da Consilium Sgr, e la conceria Vesta Corporation di San Miniato (Pisa), passata a Bravo Capital Partners.

Broma - produttore di scarpe formali da uomo e di sneaker per i grandi marchi del lusso, 24 milioni di fatturato 2019 (+31,6%) e 2,2 milioni di utile (+7,4%) con 50 dipendenti in Italia e 100 nel tomaificio tunisino – è stata ceduta da Giovanni e Daniele Mancini e da Alessandro Brotini entrando a far parte del polo di calzature Gruppo Manifatture Italiane (Gmi) nato a fine 2019. Gmi, controllato da Consilium, ora comprende quattro calzaturifici toscani: il lucchese Claudia, River e Energy di Fucecchio (Firenze) e, appunto, Broma.

Con questa acquisizione Gmi conta su 20mila mq di superficie produttiva e 1.200 addetti tra Toscana, Albania e Tunisia e si avvicina all'obiettivo di 1 milione di paia di scarpe all'anno e di un fatturato di 100 milioni. Il progetto punta a creare un polo aggregativo unico nel settore per prodotti e servizi: la concretezza dell'operazione, secondo i promotori, è confermata proprio dall'acquisizione di Broma in un contesto di incertezza e di volatilità del mercato. «Saremo in grado di servire sempre meglio i nostri clienti - afferma Alberto Zunino, amministratore delegato di Gmi - permettendo loro di interagire con un fornitore globale, con un'artigianalità senza pari e con un'esperienza ineguagliabile su una gamma sempre più ampia di prodotti».

L’operazione a monte della filiera

Dalle scarpe ai fornitori di pelle per scarpe e borse, la catena attira investitori in ogni suo anello. Il fondo lussemburghese Bravo Capital Partners ha comprato nei giorni scorsi il 70% della holding Jakal che detiene la storica conceria Vesta Corporation di San Miniato (Pisa), specializzata in pelli per calzatura e pelletteria per i brand del lusso, segnando così il secondo ingresso di capitali finanziari nel distretto conciario di Santa Croce sull'Arno (dopo le concerie Zuma e Casadacqua acquisite da Xenon private equity), finora dominato da aziende familiari. A vendere Vesta (29 milioni di fatturato 2019 e 1,7 milioni di utile) è stato il fondatore Sauro Gabbrielli, che mantiene il 30% e il ruolo di amministratore delegato.

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