L’indagine

La filiera raddoppia gli investimenti in sostenibilità

Le imprese integrate nella catena del valore sono più propense alla transizione green e a garantire il benessere dei dipendenti

di Chiara Bussi

Interconnessione. L'integrazione tra e imprese in una filiera spinge la sostenibilità ambientale, sociale e di governance

4' di lettura

Nel loro Dna hanno un forte legame con il territorio di appartenenza e sono abituate a fare gioco di squadra. Due caratteristiche che le rendono più propense a compiere scelte in nome del rispetto dell’ambiente e del benessere dei dipendenti. Così, a conti fatti, le imprese integrate in una filiera sono anche quelle più sostenibili nello spirito dell’Agenda Onu 2030.

La conferma arriva da una recente indagine realizzata dal Centro Studi Tagliacarne per conto di Unioncamere sulle imprese tra i 5 e i 99 addetti nelle 17 filiere individuate dal Ministero dello Sviluppo economico. Ed è racchiusa in due numeri: 88 contro 55. Circa 9 imprese in filiera su dieci hanno adottato nell’ultimo triennio pre-Covid (2017-2019) misure responsabili in tema di sostenibilità ambientale, formazione del personale, welfare aziendale, rapporti con il mondo dell’istruzione, della cultura e il Terzo settore. Il divario è evidente con le aziende non integrate nella catena del valore: solo poco più della metà (il 55% appunto) ha percorso questa strada.

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Per ciascuno degli investimenti considerati la sostenibilità delle imprese in filiera è quasi sempre doppia rispetto a quella delle imprese che “ballano da sole”. Così il 43% ha puntato su prodotti e/o processi a minore impatto ambientale (contro il 24%), metà ha investito nella formazione per migliorare le competenze del personale (contro il 25%), il 40% ha perseguito attività per tutelare la salute e il benessere dei dipendenti (contro il 16% delle altre). Il Covid è destinato a rafforzare ancora di più questa tendenza. Nei prossimi tre anni il 19% delle imprese in filiera prevede di aumentare le iniziative per tutelare il benessere dei dipendenti contro il 12% di quelle non in filiera, il 10% (rispetto al 5%) innalzerà la dote per la formazione del personale. E una su tre (il 33% contro il 14%) tra quelle già abituate a collaborare lungo la catena del valore investirà di più sul green.

Le 17 filiere individuate dal Mise sono un universo che conta oltre 3,8 milione di imprese – pari al 75% del sistema imprenditoriale italiano – con più di 12 milioni di occupati e un fatturato di 2.500 miliardi di euro . «Fino ad oggi – spiega il direttore generale del Centro Studi, Gaetano Fausto Esposito – sapevamo che le imprese in filiera hanno una migliore performance e sono più orientate all’innovazione. La loro capacità di fare rete con il territorio e di collaborare lungo tutta la catena del valore, dalla creazione fino alla distribuzione, si rivela un importante fattore di competitività di cui anche le scelte sostenibili diventano parte integrante». Secondo le elaborazioni del Centro studi le filiere che tirano la volata in termini di sostenibilità ambientale sono quelle della chimica, del packaging e dell’automotive. Per il welfare aziendale primeggiano invece l’agroalimentare, insieme ancora questa volta al packaging e all’automotive. «Il Pnrr – conclude Esposito – darà un ulteriore impulso».

A livello ambientale, fa notare Patrizia Pinelli, docente di sostenibilità delle filiere produttive e presidente del corso di laurea Seci (Sviluppo sostenibile, gestione dei rifiuti e gestione dei conflitti) all’Università di Firenze, «un elemento cruciale è la capacità di creare valore dagli scarti e dalla multifunzionalità di un prodotto a livello trasversale. Nel settore agroalimentare una delle filiere di eccellenza in questo senso è quello olivicolo-oleario che adotta un approccio circolare. Gli scarti vengono riutilizzati come fertilizzanti, mangimi, nella cosmetica e nella farmaceutica». Guardando al futuro, uno dei prodotti emergenti con potenzialità sostenibili, fa notare Pinelli, «sono le alghe, che consentono una multifunzionalità in svariati campi, dai combustibili ai mangimi fino agli integratori». Proprio il settore agroalimentare riceverà 2,8 miliardi di euro per la conversione green nell’ambito del Pnrr. La riduzione degli sprechi è una delle sette azioni individuate, insieme al minore impatto ambientale del trasporto, al miglioramento della capacità di stoccaggio, al potenziamento dell’export e dell’accessibilità, alla digitalizzazione della logistica e alla tracciabilità. Per incoraggiare le filiere ad adottare comportamenti sostenibili, spiega la docente, «la certificazione può aiutare, è una sorta di bollino di garanzia, ma si rivela spesso costosa. Dovrebbe essere resa obbligatoria almeno per le imprese più grandi».

Controllo continuo e trasparente

A giocare un ruolo-chiave è il capo-filiera. «La sostenibilità nelle tre dimensioni, ambientale, sociale ed economica - dice Federica Doni, co-direttore del master in sostenibilità in diritto, finanza e management all’Università Bicocca di Milano - deve essere implementata in tutte le fasi del processo produttivo, dall’acquisto delle materie prime fino alla produzione del bene o servizio e al collocamento sul mercato». Su questi aspetti il capo-filiera «deve esercitare un controllo continuo con un attento processo di due diligence che dovrà avvalersi di strumenti digitali per consentire un monitoraggio costante del livello di implementazione dei fattori Esg e la valutazione della sostenibilità della filiera in linea con gli standard internazionali». Mentre il singolo fornitore, precisa, «dovrà essere messo nella condizione di effettuare un’autovalutazione con l’indicazione degli investimenti sostenibili». La comunicazione di queste informazioni dovrà essere gestita in modo trasparente «per verificare l’effettivo impegno sostenibile del fornitore e potenziare l’accreditamento della filiera sul mercato e verso i consumatori».

Il cambio di paradigma è già evidente e la nuova frontiera si chiama Industria 5.0. L’economia circolare e il benessere dei lavoratori saranno al centro dei processi produttivi e porteranno a una revisione delle catene del valore in nome della sostenibilità.

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