Innovazione

La filiera sostenibile del pesce trasforma gli scarti in creme

di Monica Zunino

 Anche le reti da pesca saranno recuperate e riciclate per ottenere ad esempio componenti per l’automotive e flaconi per cosmetici

4' di lettura

Del pesce non si butterà più niente. Quelli che oggi sono scarti di lavorazione (teste, pelle, interiora), grazie a processi innovativi di estrazione di sostanze bioattive, diventeranno materia prima secondaria per integratori e creme; i residui si trasformeranno in fertilizzanti. Recupero e riciclo per le reti da pesca, per ottenere ad esempio componenti per l’automotive e flaconi per cosmetici, mentre al posto delle cassette di polistirolo, per il pescato si utilizzeranno scatole in materiali riutilizzabili.
Il progetto Ecoefishent, nato a Genova, uno dei quattro approvati su 92 presentati nell’ambito del programma quadro europeo Horizon 2020-Green deal, per cinque anni impegnerà 34 partner pubblici e privati, imprese ed enti di ricerca di sette Paesi europei (Italia, Francia, Norvegia, Spagna Bulgaria) più Israele e il Kenya, con l’obiettivo di “ecoefficientare” i processi della pesca e i flussi collaterali delle industrie ittiche e creare un cluster territoriale della pesca, del riciclo e dell’economia circolare del settore pesca del Nordovest, con centro in Liguria ed estensioni in Piemonte e Lombardia. Un cluster basato sulla valorizzazione degli scarti industriali ed esportabile a livello europeo e internazionale. Il piano prevede anche l’avvio di impianti pilota, fra cui uno presso l’Università di Genova, per l’estrazione dagli scarti ittici dei bioattivi da utilizzare nei prodotti cosmetici e un altro, di bioconversione attraverso gli insetti, in cui far confluire quello che ancora avanza, nell’area del porto di Genova. Il progetto vale 18 milioni, di cui 15 di contributo Ue.
«Ecoefishent, di cui siamo capofila, è un esempio del lavoro di connessione che svolgiamo come Finanziaria regionale per lo sviluppo economico - commenta Lorenzo Cuocolo, presidente di Filse -. Il lavoro che porteremo avanti nei prossimi cinque anni mette insieme pubblico, ricerca, grandi e piccole imprese e si inserisce nel solco delle iniziative previste in coerenza con le direttive europee e il Pnrr, di cui l’economia circolare è elemento centrale per alimentare modelli economici orientati alla transizione ecologica, tecnologica e digitale della nostra regione e non solo, visto che questo progetto, capitanato dalla Liguria sarà un modello per l’Europa».
A spiegare più nel dettaglio di cosa si tratta è Stefania Truffa, titolare di Project Hub 360, l’azienda che cura il project management di Ecoefishent. «Non è un progetto di ricerca ma - sottolinea - di applicazione industriale di nuovi modelli di business e nuove interconnessioni, con tecnologie nuove e approcci innovativi di realizzazione vera e concreta di prodotti finali. Da una parte c’è lo scarto organico, tutto ciò che non può diventare edibile (che va dal 40 al 70% a seconda delle specie), una risorsa che oggi viene sprecata e invece sarà valorizzata. Dall’altra ci sono le reti usate per la pesca, una quota importante delle plastiche abbandonate nel mare, per cui abbiamo previsto un recupero con un punto di raccolta a terra: prevediamo di trasformarle in altri prodotti. Poi ci sono le cassette di polistirolo, che non possono essere riciclate nella plastica perché contaminate dal prodotto e verranno sostituite con cassette derivanti da bioplastiche che poi potranno essere compostate diventando ammendante per l’agricoltura». Aqua de Ma (si veda l’articolo a fianco), società di acquacoltura che alleva orate e branzini al largo di Lavagna, ad esempio, gestirà il proprio ciclo produttivo recuperando tutti i possibili co-prodotti.
«L’attenzione all’ambiente – spiega Massimo Franceschi, operations general manager di Asdomar-Generale Conserve, uno dei partner di Ecofishent – è già nelle nostre corde; da 10 anni predisponiamo un bilancio di sostenibilità e produciamo a scarto quasi zero: già oggi la parte che non è utilizzata nella produzione di tonno per alimentazione umana di altissima qualità, viene indirizzata principalmente nel nostro impianto di farine per zootecnia e pet food . Con questo progetto abbiamo invece la possibilità di dirottare i sottoprodotti indirizzandoli a partner del progetto che andranno a estrarne principi e sostanze per bioplastiche, nutraceutica e cosmetica. La produzione delle farine per la zootecnia potrebbe proseguire con un concetto leggermente diverso: il residuo a cui è stato estratto il bioingrediente nobile può diventare terreno di coltura per larve che poi tornano al mare per alimentare la fauna acquatica. E le bioplastiche potrebbero essere usate nei contenitori per il trasporto del pesce fresco». Presso lo stabilimento troverà posto un impianto di stabilizzazione per consentire poi il trasporto degli scarti.
Oli, peptidi, proteine, enzimi minerali, collagene, gelatina, sono fra le sostanze che si possono estrarre dagli scarti di lavorazione del pesce. «Si tratta di sostanze che possono essere valorizzate per integratori alimentari, farmaci e cosmetici», spiega Micaela Tiso, ad di Micamo, spin off dell’Università di Genova, che nel progetto Ecoefishent si occuperà della valutazione delle sostanze bioattive estratte, controllando che siano garantiti gli standard di qualità e la conformità alle normative. Ardes, piccola azienda cosmetica genovese è uno dei partner coinvolti nel progetto. «Parteciperemo - dice Riccardo Ravaglia, uno dei due titolari dell’azienda - producendo i cosmetici che saranno progettati».
E c’è anche il capitolo dell’occupazione: durante il progetto, tra i partner italiani, che rappresentano il 70% del totale, si ipotizzano 19 nuovi assunti che diventeranno 64 a fine percorso. Inoltre, dopo la fine del progetto l’Università di Genova, aprirà uno spin-off dedicato all’attività estrattiva dei bioattivi per cosmesi e alla nutraceutica. Il partner keniota ha già dichiarato che la replica del cluster in loco creerà 30 posti di lavoro per personale ad alta formazione e 300 per profili meno qualificati.

LE IMPRESE
Spin off

Micaela Tiso (nella foto), ad di Micamo, spin off dell’Università di Genova, spiega che nel progetto Ecoefishent si occuperà della valutazione delle sostanze bioattive estratte, controllando che siano garantiti gli standard di qualità e la conformità alle normative. Mentre l’azienda cosmetica Ardes produrrà i cosmetici che saranno progettati

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Aziende storiche
«Con questo progetto– spiega Massimo Franceschi, operations general manager di Asdomar-Generale Conserve, che partecipa a Ecoefishnet - abbiamo la possibilità di dirottare i sottoprodotti indirizzandoli a partner del progetto che andranno a estrarne principi e sostanze per bioplastiche, nutraceutica e cosmetica». Nella foto, controlli di qualità sul tonno inscatolato Asdomar

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