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La filiera del tessile moda lancia l’allarme a Conte: export a rischio

Una lettera con le richieste di intervento per evitare il blocco produttivo della seconda manifattura del Paese da 95 miliardi di ricavi e 66mila imprese

di Marika Gervasio

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(Italy Photo Press)

Una lettera con le richieste di intervento per evitare il blocco produttivo della seconda manifattura del Paese da 95 miliardi di ricavi e 66mila imprese


2' di lettura

Assicurare la circolazione delle materie prime e dei prodotti e salvaguardare l’export: sono le due aree su cui Confindustria Moda - Federazione italiana tessile, moda e accessorio chiede l’intervento del Governo, preoccupata per l’impatto che la diffusione del coronavirus sta avendo sulle attività economiche. E lo fa attraverso una lettera inviata dal suo presidente, Claudio Marenzi, direttamente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Un’industria, quella del tessile-moda, eccellenza del made in Italy con un valore di oltre 95 miliardi di euro, più di 66mila imprese, circa 600mila addetti e un tasso di export sui ricavi pari al 66%.

«Rappresentiamo il secondo settore manifatturiero dell’industria italiana - scrive Marenzi -: una filiera lunga, articolata su tutto il territorio nazionale, composta da grandi, piccole e medie imprese radicate sul territorio». Un’eccellenza che sarà gravemente compromessa, secondo Marenzi, «nel caso in cui non si riesca a mettere in campo misure idonee tempestive per arginare la crisi.

A partire dalla circolazione delle merci. «L’attuale stato di emergenza condiziona tutto il processo produttivo, dall’approvvigionamento delle materie prime all’accesso ai mercati finali - continua Marenzi -. Per quanto riguarda l’approvvigionamento di materie prime e prodotti semilavorati, la chiusura delle attività produttive in Cina, tra i principali bacini di import, causerà già nel breve periodo il blocco produttivo in Italia per molte filiere». Ancora più preoccupanti, secondo il presidente, i primi casi di pregiudizio che si stanno registrando nei confronti dei prodotti italiani «con richieste ingiustificate dal punto di vista scientifico di garanzie sanitarie per le merci in uscita dal territorio nazionale». Un altro fronte fondamentale è l’export «che sarà purtroppo profondamente influenzato dalla situazione attuale», visto che la Cina e i suoi Paesi limitrofi sono uno dei principali mercati per il settore.

Alla luce di tutto ciò Confindustria Moda propone alcuni interventi mirat i di aiuto tra cui sgravi fiscali per contenere il costo del lavoro e una cassa integrazione speciale per i casi di crisi aziendali più gravi; l’istituzione di un fondo di garanzia che aiuti le banche a dilazionare le scadenze dei mutui e concedere o aumentare le linee di credito necessarie a superare le eventuali crisi finanziarie e il riconoscimento della situazione di forza maggiore per permettere una autoriduzione temporanea degli importi dei contratti di affitto. E ancora, l’incremento dell’aliquota nazionale applicabile all’istituto dell’Ace; misure per accelerare i pagamenti alle imprese da parte della Pa e la deducibilità doppia degli investimenti per la trasformazione digitale per accelerare lo sviluppo dell’e-commerce.

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