arte e affari

Da Geffen a Cohen, ecco chi finanzia l’espansione del MoMA di New York

L’investimento di 450 milioni di dollari per l’espansione è stato per oltre il 50% generosamente coperto dai donatori, in molti siedono nel Trustee del museo, e sono personaggi della finanza e dell’industria dell’intrattenimento. Ecco chi sono

di Maria Adelaide Marchesoni


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4' di lettura

Mai come in questo caso l’arte è andata a braccetto con la finanza. L’espansione del MoMA che ha riaperto le sue sale in questi giorni, dopo quattro mesi di chiusura, è stata possibile soprattutto grazie agli uomini e alle donne del mondo del business e della finanza appassionati dell’arte del Novecento e contemporanea e forti collezionisti. Lo sviluppo immobiliare, progettato dallo studio di architettura Diller Scofidio + Renfro in collaborazione con Gensler , ha richiesto un impegno durato oltre cinque anni, un investimento di 450 milioni di dollari e, non da ultimo, la demolizione dell'edificio dove risiedeva l' ex American Folk Art Museum .

Progettato 13 anni fa dallo studio degli architetti Tod Williams e Billie Tsien (lo stesso gruppo che sta lavorando alla progettazione del centro presidenziale Barack Obama di Chicago) considerato un gioiello architettonico per New York City il suo sacrificio si è reso necessario, nonostante le numerose critiche, per far posto anche a una torre “condominiale” progettata da Jean Nouvel situata al numero civico 53 W. della 53rd Street (per l'attico occorreva sborsare 63,8 milioni di dollari) collegata al MoMA nei tre piani inferiori.

La raccolta fondi. La copertura dell'investimento di 450 milioni di dollari richiesto per il progetto è stata un'impresa non indifferente, soprattutto, se si considera il contesto competitivo di New York in un momento in cui altre istituzioni importanti locali sono state come il Whitney Museum of American Art e la Frick Collection e sono tuttora alle prese con operazioni simili come recentemente il New Museum , The Studio Museum in Harlem e il Metropolitan Museum of Art , quest'ultimo in seguito ha rivisto il progetto ridimensionando le ambizioni. Il MoMA vanta, dal canto suo, l'esperienza in quanto l'ampliamento appena concluso è il secondo dopo quello di oltre 800 milioni di dollari nei primi anni 2000.

A venire in soccorso quattro importanti donor, nonché collezionisti di arte moderna e contemporanea, che hanno donato più del 50% delle risorse necessarie all’ampliamento: 40 milioni di dollari sono stati messi a disposizione dal fondatore dell' hedge-fund Citadel , Ken Griffin nel 2015, 100 milioni di dollari dal magnate dell'intrattenimento David Geffen nel 2016, 50 milioni di dollari dal gestore di hedge-fund Steven Cohen e sua moglie Alexandra , sempre nel 2017, 40 milioni di dollari dal magnate del private equity Apollo Global Management Leon Black, nonché presidente del Board of Trustee del museo americano dal luglio 2018, e sua moglie Debra nel 2018. Infine, altri 228 milioni di dollari dal banchiere David Rockefeller (scomparso nel marzo del 2017) di cui 125 milioni nel 2017 e 103 milioni nel 2019, secondo le sue volontà.

Il museo americano ha in “cassafortemezzi propri derivanti dai lasciati, dalle donazioni, pari a 1,74 miliardi di dollari (il dato è a fine giugno 2018), di cui 368 milioni di dollari fondi non disponibili. Questo ammontare non considera la donazione record da parte dell'estate David Rockefeller derivante dalla vendita di parte della collezione avvenuta lo scorso anno da Christie's a New York.


Attivisti contro i trustees. Se da un lato l’universo della finanza e delle corporate dà ossigeno ai conti dell'istituzione americana, dall'altro solleva le denunce e le proteste degli attivisti. Quello che doveva essere un opening di grande successo a cui si preparava il direttore Glenn D. Lowry per accogliere i visitatori ha, invece, visto alcuni manifestanti riuniti davanti al museo chiedere la rimozione di Steven Tananbaum, quale membro del Trustee del MoMA. Tananbaum, attraverso la sua società di gestione patrimoniale GoldenTree Asset Management , con sede a New York, ha lucrato su un'emissione obbligazionaria emessa dal governo di Porto Rico presente nel portafoglio titoli dell'asset management in un momento di grave crisi economica, in seguito alla violenza dell'uragano Maria che si è abbattuto sull'isola nel 2017 e che ha spinto verso il basso i prezzi delle obbligazioni. Gli attivisti hanno presentato uno striscione con la scritta “#4645 / PUERTO RICANS / #CANCELTHEDEBT” (il numero si riferisce ad una statistica sulle 4.645 persone morte durante l'uragano Maria nel 2017, secondo uno studio, una cifra molto più alta di quella dichiarata dai funzionari governativi).
Un'altra protesta ha avuto come obiettivo un altro membro del Trustee, Larry Fink, fondatore, presidente e ceo di BlackRock, Inc. , indirizzata a tagliare i legami dell'investment corporation con le aziende coinvolte nel business delle prigioni private.

La collezione. Lasciamo la strada ed entriamo nel museo: il “nuovo” MoMA può contare su 3.500 mq di spazio espositivo aggiuntivo (totale 15mila mq) che consentirà di esporre in qualsiasi momento circa 2.400 opere, circa 1.000 in più rispetto all'edificio precedente. I curatori prevedono di cambiare le installazioni della collezione permanente ogni sei mesi, con un rinnovo completo delle gallerie ogni 18 mesi per incoraggiare nuove prospettive sull'arte moderna e contemporanea.

I conti 2020. L'ampliamento avrà sicuramente un effetto positivo sui conti 2020 (chiusura giugno 2020) che compenserà i minori ricavi da biglietteria (il biglietto è aumentato: 20 dollari nel 2004 salito a 25 dollari nel 2011) in seguito al periodo di chiusura della scorsa stagione estiva. Nella gestione che si è chiusa a fine giugno 2018 (i dati a giugno 2019 non sono ancora disponibili) i ricavi derivanti dall'ingresso erano pari a 31,1 milioni di dollari, in aumento rispetto ai 28 milioni di un anno prima, con un'incidenza sul totale ricavi del 14% (i dati considerano anche le entrate del MoMA PS1 ).

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