la banca vaticana

La finanza “sostenibile” dello Ior, che ha eliminato i derivati

di Carlo Marroni

(Daniele Scudieri Imagoeconomica)

3' di lettura

C'è un modello di finanza che mette l'uomo al centro e non il profitto ad ogni costo, anche se alla fine un guadagno deve esserci, per essere reinvestito o redistribuito. Lo Ior – Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana – ai tempi di Papa Francesco ha ridisegnato a fondo il proprio modello di investimento dei quasi 6 miliardi di fondi amministrati e dei 700 milioni circa di mezzi propri (dati 2015) all'interno di linee guida molto precise, basate su quanto richiesto da Bergoglio in occasione dell'intervento davanti al cda nel novembre 2015, quando indicò la nomina a direttore generale dell'Istituto di Gian Franco Mammì. Il modello di finanza è stato illustrato da Giorgio Majorano, cfo dello Ior in un seminario a porto chiuse tenuto all'Hotel Columbus e organizzato dalla società Valore e dal giornale digitale Vatican Insider.

Il peso maggiore in obbligazioni governative
«L'Istituto deve servire la Chiesa cattolica con moralità ed efficienza, ma senza ricercare il massimo profitto», ha detto Majorano. Quindi criteri conservativi, prospettiva di medio termine, controllo dei rischi, oculatezza nella scelta degli investimenti, salvaguardia dei rischi reputazionali. Principi che hanno portato a investimento del 60% del patrimonio in titoli governativi a massimo rating, acquisti di bond bancari con rating minimo BBB-, pochi titoli azionari con flussi cedolari regolari negli ultimi 3-4 anni, durata residua delle obbligazioni non superiore a 5 anni per ridurre l'esposizione alla volatilità, e soprattutto nessun derivato o titolo strutturato.

L'insieme di questi criteri si fonde con altri parametri di selezione, delle sorte di “filtri etici” creati da indici di classificazione internazionali: il risultato finale è lo “Ior Score”, misurato in una scala da 1 a 100: vengono tagliati tutti gli investimenti che alla fine risultano inferiori a 50. Esclusi molti settori: tabacco, alcol difesa, nucleare, e altri come il farmaceutico (“è un settore critico”), criteri questi condivisi da un altro ente economico della Santa Sede, l'Apsa, che è il dicastero per l'amministrazione di beni mobili e immobili (valutati in 3-4 miliardi solo quelli non funzionali). Roberto Carulli, capo ufficio analisi e negoziazione titoli dell'Apsa, ha elencato i molti settori in cui la Santa Sede non investe, con particolare enfasi sulle aziende che effettuano ricerca sulle cellule staminali embrionali, quindi in linea con i dettami tradizionali della Chiesa in tema di procreazione. Naturalmente per molti comparti questa selezione è difficile, e anche all'Apsa hanno un parametro: un'azienda viene esclusa se eccede del 5% sul fatturato complessivo il peso di attività non comprese per motivi etici.

Per la sanità cattolica un strumento di intervento modello-Atlante
Nelle attività economiche della Chiesa un peso determinante è rappresentato dalle attività sanitarie, sia riferite direttamente alla Santa Sede (e sono poche, tra cui il grande Ospedale Pediatrico Bambino Gesù) sia a enti religiosi di congregazioni e diocesi. «Nel mondo si contano oltre 150mila strutture sanitarie cattoliche», ha rivelato Vladi Lumina, membro della Commissione per le attività del Settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa, creato lo scorso anno dal Papa e dal Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, a seguito di dissesti di ospedali a cui poi il Vaticano ha dovuto porre rimedio.

Loading...

«Sono contrario alle vendite delle strutture, l'obiettivo è il rilancio anche se i costi sono elevati. Si potrebbe pensare ad uno strumento sul modello del Fondo Atlante», ha detto Lumina, che ha ricordato come la Chiesa nel suo complesso ha la - specie in paesi come Italia, Germania e Usa - per riorganizzare un modello sanitario che riaffermi la centralità dell'uomo. Centralità sottolineata dal cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio dei Testi legislativi: «Puntare sulla persone ma anche sui beni vitali, come la salute, la libertà, l'integrità, cui si aggiungono io beni essenziali, come cibo, cure, istruzione. È etico un comportamento, anche finanziario, che preserva questi beni».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti