un romanzo di formazione

La fine dell'estate: l’avventura crudele e ingenua di diventare adulti

Serena Patrignanelli, menzione speciale al Premio Calvino 2017, esordisce per NN Editore con La fine dell'estate: tratteggia con una prosa elegante e affilata un mondo a misura di ragazzino, in cui crescere è una guerra lirica e spietata

di Chiara Palumbo

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Serena Patrignanelli, menzione speciale al Premio Calvino 2017, esordisce per NN Editore con La fine dell'estate: tratteggia con una prosa elegante e affilata un mondo a misura di ragazzino, in cui crescere è una guerra lirica e spietata


3' di lettura

Augusto e Pietro sono legati come lo permette solo l'infanzia che si affaccia sull'adolescenza. Una fratellanza d'elezione fatta di complicità, dipendenza, ammirazione e quel filo segreto d'invidia che dà la forza di fare qualsiasi cosa. Calarsi nei tombini del Quartiere, nel dedalo di un mondo sotterraneo tutto da esplorare. Ma basta poco ad accorgersi che i misteri sono più numerose nel mondo di sopra, più densi di segreti da nascondere a tutti, anche a chi ha condiviso tutto. Come il segreto di quel corpo bianco, insolitamente bianco, trovato sul greto della marrana, che fa parlare la gente del quartiere.

Solo Pietro ha visto, ma non parlerà neanche ad Augusto. Gli parlerà invece del suo progetto segreto, che solo lui può condividere: costruire una macchina a gasogeno, essere i soli a potersi di nuovo muovere dentro il quartiere. Lo spazio dentro cui scorre l'estate dei due ragazzi, il tempo dell'esplosione di vite ormai sbocciate, del sole violento, delle corse a perdifiato e delle avventure tra la Quercia e le strade di cui sono padroni incontrastati è anche il tempo di un Quartiere spopolato di uomini andati tutti lontano, del coprifuoco, di soldati in mimetica che appaiono e scompaiono lasciando la devastazione dietro di sé. È il tempo del fiato corto della paura per l'eco di una guerra che arriva da lontano, stravolge chi era rimasto nella folata di un rastrellamento e poi torna di nuovo lontana, senza mai andarsene davvero.

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Nel suo romanzo d'esordio, La fine dell'estate, Serena Patrignanelli trascina il lettore dentro una sospensione, in un tempo che non ha bisogno di essere collocato, in uno spazio evocato per note di sottofondo senza bisogno d'essere definito. È questo ambiente il primo elemento di fascinazione del romanzo che NN Editore ha saggiamente fatto suo dopo la vittoria del Premio Calvino 2017. Ad affascinare è prima di tutto la cornice di realismo magico a cui Patrignanelli sa attribuire una nota personalissima, impreziosita da una lingua curata e poetica, con il passo disteso della maturità narrativa, che non ha bisogno di affastellare avvenimenti o affrettarne lo sviluppo.

Le basta identificare per pochi tratti i personaggi che popolano la quotidianità dei suoi protagonisti: Sorchelettrica, la prostituta matronale e umorale regina delle baracche ai bordi del Quartiere, Ottavio, violento e taciturno, che ha il volto dell'orco ma è il solo a cui i due ragazzi, che di motori nulla sanno, possono chiedere aiuto per il loro progetto, fingendo di non vedere che si nasconde nel fondo di un deposito dismesso da cui non esce nemmeno di notte e dimenticando di proposito, a lungo, di chiedersi perché. Intorno a loro una lunga teoria di ragazzini, che con Augusto e Pietro condividono la spietata innocenza del crescere e che ricordano le bande di ragazzi dei romanzi di inizio Novecento, animati da odi assoluti e amori imbarazzati, adulti a un tratto in un mondo dove i genitori sono poco più che silouhette e poi ricacciati improvvisamente nell'infanzia dalle nuove sensazioni che suscita la comparsa di una ragazza più affascinante e diversa dalle altre.

Come Semiramide, che appare nel quartiere con una madre diversa da tutte le altre, e con una sorellina, Clementina, che corre molto e fa troppe domande. O come Virginia, inquieta e ombrosa, che dalla prigione della casa in cui la tengono le ossessioni del padre, esce per finire in un gorgo buio che i suoi coetanei non conoscono ancora. Ma che conosceranno, o potranno conoscere, mentre pagina dopo pagina la rete degli intrighi su cui il romanzo è costruito si dipana, e gli occhi dei sogni si aprono in una realtà che di infantile non ha più niente, in un'estate che finendo proietta le ombre che stanno dietro alla speranza delle madri e dei bambini che ancora aspettavano il ritorno dei padri, che comincia a dare un nome al dolore sordo di cui i muri del quartiere trasudavano nella calura di un tempo che troppo a lungo è trascorso senza passare.

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