covid-19

La strage dei sacerdoti impegnati nell’assistenza ai bisognosi

Sono 109 i preti vittima del virus (subito dietro i medici). L'ultimo è tra i più giovani

di Carlo Marroni

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Sono 109 i preti vittima del virus (subito dietro i medici). L'ultimo è tra i più giovani


3' di lettura

Una strage infinita. Se i medici compongono la categoria più colpita dalla pandemia – 112 è il bilancio dopo i giorni di Pasqua – è seguita da vicino dai sacerdoti, 109 fino a Pasquetta. Molti colpiti tra i preti sono quelli più anziani, ma non solo. Resta sul campo chi agisce nel campo dell'assistenza dei malati e degli indigenti, delle persone rimaste sole a casa, degli immigrati.

L'ultimo in ordine di tempo è un sacerdote giovane: don Enrico Bernuzzi, 46 anni, della diocesi di Tortona, morto lunedì, era stato ordinato nel 2006.

È il secondo prete più giovane strappato dal contagio: aveva un anno in meno don Alessandro Brignone, il sacerdote della diocesi di Salerno morto il 19 marzo, come ricorda il quotidiano Avvenire, di proprietà della Cei, che puntualmente diffonde i dati e i nomi dei decessi nella chiesa italiana.

Il picco dei decessi nei giorni di Pasqua
Sempre nei giorni i Pasqua (solo a Milano i decessi sono stati 13) è morto il sacerdote più anziano, 96 anni, nella Marche: don Luigi Angeloni, già parroco nella frazione di Parolito di San Severino, deceduto al Covid Hospital di Civitanova Marche. Era il più anziano sacerdote dell'arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche.

Domenica la diocesi di Milano ha diffuso la notizia della morte di don Giovanni Ferré, 90 anni, per 17 anni parroco di Besozzo, cittadina del varesotto, poi cappellano della Casa di riposo Menotti Bassani di Laveno Mombello dove in queste settimane si sono verificati numerosi casi di Covid-19.

Nella diocesi di Senigallia durante la settimana santa è deceduto don Dario Giorgi, sacerdote diocesano ma molto legato alla spiritualità dei Cistercensi, tanto da voler essere rivestito nella bara del loro abito bianco con lo scapolare nero.

I “cinque profili” dei preti morti
Scrive Avvenire: «Dai profili dei preti diocesani (o in servizio presso strutture pastorali della diocesi) emergono ormai almeno cinque tratti comuni: la popolarità del nostro clero (la gran parte dei preti sono morti contagiandosi perché sono rimasti in mezzo alla gente anziché pensare a mettersi in salvo, i pochi altri erano in case di riposo); la capillarità della presenza di comunità in quartieri di città ma anche in piccoli e minuscoli centri in cui il prete è custode della memoria condivisa, partecipe del passaggio di testimone e di valori tra generazioni; la fedeltà a un luogo, spesso per decenni (ci sono parroci rimasti in una comunità per quasi 40 anni); l'umiltà di uno stile di servizio nel nascondimento più assoluto, fino a una morte in solitudine; e la preziosità di presenze che la gente scopre essere indispensabili, specie quando la lontananza coatta - o la morte - li privano di una persona sempre cara, vicina, disponibile».

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La fine di sacerdoti impegnati sul territorio
Ogni morte, come per tutte le persone laiche, disvela delle storie molto particolari. Solo qualche esempio. Poco prima di Pasqua aveva suscitato grande dolore a Sesto San Giovanni la morte del salesiano don Agostino Sosio, 66 anni, parroco della Comunità pastorale di Santa Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco, e lo stesso è stato per don Giancarlo Quadri, 75 anni, un sacerdozio dedicato ai migranti, prima quelli meridionali nella metropoli, poi gli italiani all'estero, infine le persone giunte da altri Paesi e continenti, con religioni e culture con le quali entrare in dialogo, arte nella quale è stato maestro riconosciuto anche come responsabile della Pastorale diocesana dei migranti in anni cruciali.

Altra grave perdita per la diocesi ambrosiana è quella di don Franco Carnevali, 68 anni, parroco della Comunità pastorale Santissima Trinità d'Amore di Monza, impegnato con le comunità immigrate in Brianza: era stato anche a Lecco e poi a Gallarate, che lo aveva visto impegnato a dialogare tra amministrazione comunale e comunità islamica.

A Bergamo deceduto il “prete degli ultimi”
Ed è nella terra simbolo di questa tragedia, Bergamo, che verso la fine di marzo è scomparso un sacerdote che era particolarmente impegnato ad assistere “gli ultimi”. Non era il solo, certo, ma il suo nome nel bergamasco era molto conosciuto e amato. Si tratta di don Fausto Resmini, che era stato per oltre 30 anni cappellano del carcere della città. Aveva 67 anni ed era stato ricoverato all'ospedale Sant'Anna di Como per il coronavirus. Per anni un camper dell'associazione da lui fondata ha fornito pasti alla stazione di Bergamo.

La sua scomparsa ha seguito di pochi giorni quella di don Giuseppe Berardelli, arciprete della parrocchia di San Giovanni Battista di Casnigo, sempre nel bergamasco. Dalla Curia di Bergamo ricordano che l'immagine di don Giuseppe «è una icona dello stile bergamasco non tanto di fare il prete, quanto di esserlo».

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