ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCassazione

La finta separazione dell’avvocato per sfuggire ai creditori non basta per sospenderlo

La fine del matrimonio simulata non ha alcun nesso con la professione forense. È, dunque, ingiustificata la misura cautelare

di Patrizia Maciocchi

1' di lettura

Non può essere sospeso in via cautelare dalla propria attività l’avvocato che finge di separarsi dalla moglie per sottrarre i beni ai creditori. La rottura del matrimonio simulata, con trasferimento di metà della casa coniugale a quella che solo “virtualmente” era diventata la sua ex, non ha infatti, alcun legame con le «qualità soggettive di avvocato».

La Cassazione (sentenza 4607) accoglie così il ricorso del legale contro la sospensione cautelare dell’attività professionale per un anno nell’ambito di un procedimento per falso in induzione in atto pubblico. Reato che sarebbe stato commesso il giorno dell’omologa della simulata separazione consensuale dalla sua metà, coinvolta per concorso nel “fattaccio”.

Loading...

La frequentazione “clandestina” della moglie

Ad incastrare il legale alcuni testimoni che lo avevano visto in alcune occasioni uscire di mattina presto dal garage della casa familiare o rientrare. Insomma una dura vita da finto separato che lo avrebbe costretto a frequentare “clandestinamente” sua moglie. Ma per la Suprema corte gli indizi non contano.

Non c’è, infatti, «un nesso di inerenza tra l’esigenza cautelare che si intende preservare col ricorso alla misura interdittiva ed il reato che se ne pone a presupposto». L’atto finito nel mirino dei giudici è, infatti, stato commesso da privato e non ha alcuna nessuna dipendenza con l’esercizio della professione forense.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti