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La Firenze perduta dei Signorini

A Palazzo Antinori l’esposizione presenta una sessantina di opere a firma padre e figlio

di Valeria Ronzani


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Giovanni e Telemaco Signorini. Il vecchio mercato

3' di lettura

Volete conoscere meglio Firenze? Fino al 10 novembre siete ancora in tempo a visitare, a Palazzo Antinori, la mostra dedicata a Giovanni e Telemaco Signorini. Una sessantina di opere a firma Signorini padre e figlio, accompagnate da alcuni autori facenti parte della loro cerchia di frequentazioni (Borrani, Panerai, Gnoli, Tommasi e altri).

Otto sezioni molto ben documentate, una mostra progettata da Elisabetta Matteucci, catalogo curato dalla stessa e da Silvio Balloni. Dove si assommano parecchi motivi di interesse e riflessione.

Intanto la sede dell'esposizione, quel Palazzo Antinori eccezionalmente aperto al pubblico. Dove, dal 1506, vive la famiglia Antinori, e che fu edificato pochi anni prima da uno dei massimi esponenti dell'architettura rinascimentale, Giuliano da Maiano. Insomma, un'occasione unica. Come unica è la motivazione da cui nasce la mostra, il fortuito ritrovamento nel 2008 del carteggio fra Telemaco e il padre Giovanni. La cui opera è stata molto schiacciata e sottovalutata dalla fama del figlio. Lui che era il vedutista prediletto del granduca Leopoldo II.

Telemaco e Giovanni Signorini in mostra a Palazzo Antinori

Telemaco e Giovanni Signorini in mostra a Palazzo Antinori

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A proposito di granduca, siamo negli anni cruciali in cui nasce l'Italia unificata, e nel 1865 Firenze sarà capitale del neonato regno. Venendo totalmente rivoluzionata dai mutamenti a cui fu sottoposta per rispondere alle nuove esigenze diplomatico amministrative. Uno degli episodi più toccanti dell'impegno civico di Signorini, forse l'artista più rigoroso ed alieno a qualsivoglia compromesso fra i fautori della macchia, riguarda proprio la sua foga nel difendere, e poi nel documentare, quella parte del centro storico condannata a morte per costruire la nuova Firenze. Non solo le mura, dove nacquero i viali modello Parigi, ma ghetto e vecchio mercato, la parte più popolare di Firenze.

Va detto che nel 2007 sono sbucati trecento scatti inediti che documentavano prima e durante quella demolizione. Un patrimonio custodito in Sovrintendenza e pubblicato dalle edizioni Mauro Paglia nel 2007. Signorini non era solo in quella lotta, molti intellettuali, specialmente di oltremanica, denunciarono, ahimè inutilmente, lo scempio che si andava a perpetrare. I mutamenti però riguardarono anche la società. Non è questo lo scopo della mostra e non è certo per sottovalutare il contributo all'arte di un grande come Signorini, che nella sua inesausta, rigorosa ricerca arriva a gettare i germi di quella Firenze delle avanguardie che sboccerà a inizio secolo, ma quei mutamenti sono talmente veloci e radicali che non possono passare inosservati.

Dalle fantesche e contadine alle dame della buona società, alle corse alle Cascine, con gli ufficiali in alta uniforme bel lontani dalle fatiche dei renaioli e delle altane (che certo non per questo cessarono). Nei dipinti di Giovanni vediamo anche Santa Croce prima di essere “terminata”. In stile certo, ma comunque con una facciata lucida di falsi marmi e mosaici. E la “città gioiello” che appare nei dipinti più tardi, quelli dove già era stata scoperta quella bellissima luce serotina, non era in fondo così diversa da quanto si poteva ammirare fino a pochi decenni fa. Anche dopo che la tragica alluvione del 1966 ne scardinasse il tessuto sociale e artigianale. Ma che non è sopravvissuta al furore della speculazione che, complice anche una pedonalizzazione del Duomo che ha espulso mezzi pubblici e residenti dal centro storico, ha consegnato la città a un turismo di massa invadente e irrispettoso. Che prima o poi si accorgerà che ha fra le mani solo un contenitore vuoto, finalizzato al business e svuotato da ogni minima virtù civica.

La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini

Firenze, Palazzo Antinori

Fino a 10 novembre 2019

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