couture / giorno 3

La fluidità di genere lambisce l’alta moda parigina

Kim Jones debutta come direttore artistico della couture e della collezione donna d Fendi. Sfilano anche Viktor & Rolf e Alber Elbaz che torna sulla scena con il progetto Az Factory

di Angelo Flaccavento

3' di lettura

Androginia, fluidità di genere, confini labili tra il maschile e il femminile sono temi nodali del dibattito estetico, sociale e culturale contemporanei. La moda li esplora in lungo e largo da un lustro buono - dimenticando per un momento che lo ha fatto con verve infinitamente più sediziosa già nei liberati e irripetibili anni Settanta. Si è incaponita a tal punto sull'argomento, frivola e sventata, da averlo in qualche modo normato, spuntandone gli artigli, bagnandone la polvere da sparo.

Il movimento adesso lambisce i territori della haute couture: nel regno della femminilità più estenuata si muovono da ultimo anche gli uomini - esangui e pallidi come eunuchi, a dirla tutta - non si sa bene se perché c'è una vera richiesta da parte di una nuova clientela, o per far parlare perché già questo è vendere. In tema di androginia, però, la vita imita l'arte, e infatti contanto fluire e ruscellare, nel quale i vestiti sono elemento centrale di un gioco di inesauribile reinvenzione, fu in qualche modo anticipato, con il movimento avvolgente e avvincente che solo la letteratura produce, in Orlando di Virginia Woolf, pubblicato nel 1928 e dedicato a Vita Sackville-West, oggetto di un tormentato amore: la storia di un nobiluomo che attraversa i secoli e le geografie, e che ad un certo punto si risveglia donna.

Loading...

Si ispira a Orlando, per motivi non ultimo autobiografici, il debutto di Kim Jones nel ruolo di direttore artistico della couture e della collezione donna di Fendi. Jones, infatti, è nato in Sussex, non lontano dalla casa di Virginia Woolf. Questa è la sua prima prova al femminile, per di più nella couture, e Jones parte dal personale, dedicando la collezione al circolo di Bloomsbury, che ruotava intorno a Woolf e alla sorella Vanessa Bell, e appunto ad Orlando. Tra strascichi androgini, uomini con la toga, Naomi avvoltolata nel broccato e regalità estenuate che molto devono a Romeo Gigli, senza la di lui leggerezza, ad un certo punto si palesa persino un abito drappeggiato che su un lato si solidifica in un ritaglio di giacca maschile: la metafora del passaggio di genere, della coesistenza di maschile e femminile è così evidente da perdere, ecco, ogni potere metaforico.

Per Fendi sfilano alla Borsa di Parigi Naomi, Kate Moss e Demi Moore

Per Fendi sfilano alla Borsa di Parigi Naomi, Kate Moss e Demi Moore

Photogallery10 foto

Visualizza

Ma questo è un debutto, e come tale bisogna valutarlo. Da un lato è come se non fosse cambiato nulla: sono gli atelier a offrire la continuità nel segno del più squisito lavoro manuale. Dall'altro c'è un nuovo inizio, nel quale Jones è forse più presente nel cast di amiche celebri di ogni età, nell'idea britannica di gang più che in quella italiana di famiglia, in certi geometrismi mascolini, gli stessi che esplora nella collezione uomo di Dior. Il flou è da mettere a punto, la solennità romana da liberare dei clichè. La lettura di Fendi come gineceo nel quale sono le donne a comandare, però, è un buon punto di partenza.

Sull'identità femminile della tribù festaiola di Viktor & Rolf non c'è alcun dubbio, con tutto quell'esplodere di lustrini e falpalà, di glitter e paillette. Ma sono donne per nulla zuccherine: truccate come guerriere della notte, calzano scarponi dalle suole colorate e marciano inesorabili verso un rave evocato dal set industriale. Il duo parla, a proposito, di rave couture: un inno ai party che sono stati e che, si spera, presto saranno. Lo spirito gioioso e anche caotico della festa guida il progetto, interamente ruotante intorno all'upcycling, perchè oggi per divertirsi non bisogna rinunciare alla coscienza. La fattura dei capi, però, è casalinga, quasi che la fretta di tornare alla vita notturna avesse cancellato ogni cura. L'effetto finale rasenta il carnevale: a momenti sembra di vedere Mariangela Fantozzi in discoteca. Si sorride, con un po' di amarezza.

È rinfrancante in fine, in mezzo a tanti concettismi e non necessari concettualismi, il ritorno sulla scena dopo oltre cinque anni di assenza di Alber Elbaz, uno che i vestiti li sa fare, punto e basta. Si chiama AZ Factory il suo nuovo progetto, finanziato dal gruppo Richemont. Si tratta di pret-a-porter, tecnicamente, non di alta moda: una collezione di capi facili, pensati per vestire le donne dalla XS alla XXXXL, versatili, modulari, tecnologicamente innovativi e soprattutto donanti. Nulla di più semplice, e di più efficace, ma ci vuole davvero un veterano come Elbaz per arrivare al punto, senza bisogno di stranezze, di fughe, di brutto artistico.

Riproduzione riservata ©

Consigli24: idee per lo shopping

Scopri tutte le offerte

Ogni volta che viene fatto un acquisto attraverso uno dei link, Il Sole 24 Ore riceve una commissione ma per l’utente non c’è alcuna variazione del prezzo finale e tutti i link all’acquisto sono accuratamente vagliati e rimandano a piattaforme sicure di acquisto online

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti