INNOVAZIONE

La fodera anti-batterica al test dei big

Dalla varesina Tmr un nuovo tessuto protettivo già testato e certificato. In tre minuti abbattuta la carica virale. Al via i campionamenti Hugo Boss.

di Luca Orlando

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Dalla varesina Tmr un nuovo tessuto protettivo già testato e certificato. In tre minuti abbattuta la carica virale. Al via i campionamenti Hugo Boss.


2' di lettura

«Mandateci i campioni, subito per piacere». Le risposte dei clienti sono state immediate, oltre ogni attesa. Perché in fondo, la piccola Tmr Cederna Fodere è solo uno dei tanti fornitori della filiera del lusso, settore alle prese con la peggiore crisi dal dopoguerra, non certo incline di questi tempi a dar retta alla singola Pmi.

La differenza è però nella proposta, l’idea di un tessuto antibatterico già testato e certificato, in grado di offrire caratteristiche peculiari, quanto mai preziose ai tempi del Covid.

«Gli ordini di campionatura sono già arrivati ad esempio da Hugo Boss - spiega Edoardo Giardini, quarta generazione imprenditoriale - ma le richieste sono pervenute anche da altri. A breve ci aspettiamo le prime risposte ma devo dire che già ora si è capito che abbiamo toccato il tasto gusto. L’idea in fondo era questa: provare a vedere se l’emergenza, oltre ai danni, poteva innescare anche qualche opportunità».

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Il trattamento proposto in realtà non è nuovo, quello che cambia è l’ambito di applicazione. Perché se in passato questo ausiliario tessile veniva inserito nei prodotti destinati al settore medicale, una nicchia per Trm, oggi l’idea è traslarlo in ambito fashion, cuore del business della Pmi varesina, 12 milioni di ricavi e 78 addetti, con clienti che spaziano da Ralph Lauren a Hugo Boss, da Tommy Hilfiger a Calvin Klein.

«Una decina di clienti sta testando questo tessuto - spiega - e credo che qualcuno di loro lo possa adottare. Non si tratta di uno spray, che perde efficacia con il tempo e con i lavaggi, ma di un trattamento che reagisce con la fibra in fase di finissaggio, modificandone le caratteristiche. Il 99% dei batteri e delle materie virali perdono efficacia entro pochi minuti dal contatto con la superfice del tessuto. Di conseguenza le applicazioni possono essere infinite: dal settore sanitario, ad esempio per i camici, alla sfera dell'abbigliamento d'uso comune. Al momento stiamo conducendo dei test per garantire i massimi risultati su tutte le forme di batteri virali incapsulati e non».

Utilizzabile ad esempio per le fodere interne di una giacca oppure per le tasche dei pantaloni, luoghi in cui si infilano le mani, uno dei punti più critici per la diffusione del virus.

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L’ipotesi è che questo business possa arrivare al 7% dei ricavi, sostenendo un’attività che comunque a differenza di quanto accade a tante altre aziende del settore, non ha ceduto di schianto sotto i colpi dell’emergenza.

«Ad oggi siamo sotto solo di 100mila euro rispetto allo scorso anno -spiega - e questo soprattutto grazie al primo bimestre, che è andato benissimo: gli ordini presi all’inizio dell’anno non sono stati cancellati e per ora abbiamo turni pieni in produzione. Ora è tutto più difficile ma devo dire che a giugno qualcosa in più si inizia a vedere».

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