basilea

La Fondation Beyeler passa ai raggi X i suoi sette Mondrian

Le tele saranno analizzate in vista della mostra del padre dell'Astrattismo geometrico prevista per l'estate del 2022

di Gabriele Biglia

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Le tele saranno analizzate in vista della mostra del padre dell'Astrattismo geometrico prevista per l'estate del 2022


6' di lettura

La National Gallery of Ireland dedicherà una retrospettiva a Piet Mondrian (Amersfoort, 1872 - New York 1944) dal prossimo 4 novembre e fino al 14 febbraio 2021, una mostra che era prevista per lo scorso marzo e rimandata causa Covid. Purtroppo sono poche le opere astratte di Mondrian per cui sul mercato non c'è nulla in vista. L'ultima composizione astratta “Composition No. III with Red, Blue, Yellow and Black” (1929) cm 50 x 50,2 cm, passata in asta nel 2015 a New York da Christie's ha raggiunto 50.565.000 di dollari rispetto alla stima di 15-25.000.000 dollari segnando il suo world record. Le sue opere sono rare e la Fondation Beyeler di Basilea ne possiede una delle più grandi collezioni svizzere. Sette quadri in tutto che lì per lì possono sembrare pochi ma che in realtà formano nucleo davvero consistente per un pittore che ha lasciato dietro di sé poche opere.

Il progetto

In vista della mostra, prevista per l'estate del 2022, che indagherà lo sviluppo artistico svolto dal padre dell'Astrattismo geometrico, la Fondation Beyeler ha lanciato il Piet Mondrian Conservation Project , sostenuto dal celebre marchio svizzero per la cosmesi di lusso La Prairie , un progetto volto a mettere sotto la lente le sette tele, attraverso un progetto di ricerca e conservazione triennale iniziato nel 2019 che si concluderà nel 2021. La Prairie, che sponsorizza le analisi di quattro dei sette quadri della raccolta, ha una lunga storia di collaborazioni nel mondo dell'arte: da Niki de Saint Phalle fino alla partnership con la più importante fiera d'arte contemporanea, Art Basel di Basilea, Hong Kong e Miami Beach. Le opere della Fondazione scandiscono quasi interamente l'arco temporale della ricerca del maestro olandese: dal periodo giovanile, testimoniato dalla tela “Eukalyptus” (1912), al periodo più tardo rappresentato dalla splendida “Composizione di losanghe con otto linee e con rosso (Picture No III)” dipinta da Mondrian a Londra nel 1938, prima di emigrare a New York, dove trascorrerà i suoi ultimi anni.

Le opere di Mondrian sotto esame

Le opere di Mondrian sotto esame

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Il Piet Mondrian Conservation Project (2019 - 2021)

I sette dipinti della collezione Beyeler sono una vivida illustrazione del lungo percorso di studio e ricerca che portò il pittore dalla raffigurazione all'astrazione assoluta e radicale che caratterizza i capolavori più celebri dove le superfici sono suddivise da rettangoli colorati o da quadrati bianchi, contornati da linee orizzontali e verticali nere. La Fondazione di Basilea dispone di uno dei dipartimenti di conservazione artistica più prestigiosi al mondo, diretto dal Chief conservator Markus Gross: “Ernst Beyeler ha acquisito le opere di Mondrian durante la sua lunga carriera di mercante d'arte - racconta Gross ad ArtEconomy24 -. Invece di venderle, le ha conservate per la sua collezione personale (che successivamente è diventata la collezione del nostro museo), perché per lui Piet Mondrian è stata una delle figure chiave dell'Arte Moderna”. Ogni opera d'arte presenta problema specifici per chi si occupa di conservazione e restauro; e quando si interviene su un dipinto o una scultura bisogna sempre tenere a mente quale era l'intento dell'artista, tiene a precisare Gross. Ad esempio, nel caso di Mondrian, tutte le opere in collezione hanno perso la loro cornice originale: “Nel corso degli anni molte cornici originali sono state rimosse, alterate, sostituite o sovraverniciate, tanto che in alcuni casi l'intenzione dell'artista riguardo l'incorniciatura non è più evidente” spiega Markus Groos. Nell'ambito del Piet Mondrian Conservation Project si tenterà di rendere giustizia all'autenticità, sia attraverso l'uso di immagini storiche delle opere, sia attraverso le tracce fisiche dell'inquadratura originale che permangono sui dipinti, confrontando le cornici originali dello stesso periodo e i riferimenti alle stesse che appaiono nelle lettere di Mondrian. ”L'arte astratta nella collezione di Ernst Beyeler, insieme alla pittura cubista, riveste un ruolo importante il cui perno è la sinfonica tela di Wassily Kandinsky “Improvisation 10” (1910), acquistata negli anni ’50 dal gallerista per 18.000 franchi. Beyeler non l'abbandonò mai, nonostante le seducenti offerte.

I risultati della ricerca conservativa

Il primo anno di indagine (2019/20) del progetto ha comportato ricerche approfondite sotto forma di esami per lo più tecnologici, analisi di materiali e ricerche d'archivio. Il lavoro si è concentrato sui tre primi dipinti: «Eukalyptus» (1912), «Composizione n. XVI (Compositie I, Arbres)» (1912/13) e «Composizione n. VI (Compositie 9, Blue Façade)» (1914). Su tutti e tre i lavori sono state utilizzate tecniche di imaging e sono stati prelevati e analizzati piccoli campioni di materiale. Dalla ricerca è emerso ad esempio che la «Composizione n. VI (Compositie 9, Blue Façade)» ha subito in passato diversi restauri: un pesante intervento si è verificato negli anni '70 utilizzando l'allora comune metodo del “rivestimento”, un processo di conservazione in cui viene aggiunto un secondo strato di tela sul retro per il rinforzo, che comporta però il rischio di alterare lo strato pittorico e la tessitura superficiale. Ernst Beyeler ha cercato di invertire in parte questo processo, non ultimo di rivelare il verso della tela originale recante il titolo originale dell'opera. “L'esame sul quadro “Eukalyptus” (1912) ha mostrato quanto fossero essenziali gli schizzi preliminari per Mondrian. Anche gli esami effettuati sulla “Composizione n. VI (Compositie 9, Blue Façade)” hanno mostrato quanto il pittore olandese fosse critico e spesso insoddisfatto delle sue composizioni mentre le lavorava. Le immagini a raggi X hanno permesso di scoprire cambiamenti compositivi nelle linee nere, suggerendo che l'artista deve aver rielaborato il dipinto tra le mostre del 1914 e del 1915 o subito dopo” spiega il conservatore.

Le opere analizzate

In passato avevate avviato altri progetti di ricerca diagnostica e studi sui materiali su altre opere della Fondazione Beyeler? «Il nostro team di conservazione lavora dal 2001 alla conservazione a lungo termine delle principali opere della collezione in modo che rimangano accessibili alle generazioni future» risponde Markus Gross. Il primo grande progetto di ricerca sulla conservazione nella storia del museo è stato l'esame scientifico e la conservazione del «papier decoupée Acanthes» (1953) di Henri Matisse, lungo 3,1 x 3,5 metri, una delle opere principali della sua serie di papiers découpé di grande formato. Il progetto interdisciplinare comprendeva la conservazione della tela e della carta. Data la qualità del lavoro, per questo complesso progetto sono stati chiamati anche esperti internazionali. L'avventura di tre anni si è rivelata valsa la pena, anche per i visitatori del museo: uno studio appositamente costruito ha permesso al pubblico di assistere ai lavori di conservazione dall'inizio alla fine. Dal 2011 al 2017 il dipartimento di conservazione ha realizzato inoltre progetti di conservazione su sei capolavori della collezione, ciascuno incentrato su un argomento specifico: Fernand Léger, “Lepass à niveau”, 1912, Max Ernst, “The King Playing with the Queen”, 1944, Henri Rousseau, “Le lion, ayant faim, se jette sur l'antilope”, 1898/1905, Pablo Ruiz Picasso, “Femme (Époque des 'Demoiselles d'Avignon')”, 1907, Claude Monet, “Nymphéas”, 1916-1919, e Andy Warhol, “Joseph Beuys” del 1980. Tutti i progetti sono presentati sul nostro sito web” afferma Gross.

La mostra

Quale taglio darete alla mostra prevista per il 2022? “La mostra (il cui titolo provvisorio è “Il giovane Mondrian”) si concentrerà sullo sviluppo della sua arte dalla figurazione all'astrazione: Mondrian nasce come paesaggista e sviluppa il suo famoso “Grid-Style” in un processo di concentrazione verso la sua idea di pittura essenziale. Una combinazione di sfondo bianco, linea nera, rettangolo e tre colori principali. Verrà tracciata la traiettoria dell'artista da paesaggista a creatore delle composizioni radicalmente focalizzate di linee, piani e colori che lo hanno reso famoso. I dipinti con cui il pittore olandese emerse nella storia della pittura del Novecento sono stati creati dagli anni Venti agli anni Trenta. Un periodo non privo di difficoltà per l'artista, dovuto in particolare alle grandi ristrettezze economiche che portarono il pittore a prendere in considerazione di cercare lavoro come bracciante agricolo nel sud delle Francia” spiega il conservatore.

L'effetto pandemia ha messo in crisi il sistema fieristico internazionale. Art Basel che a giugno di quest'anno avrebbe dovuto celebrare il suo 50° anniversario è stata rinviata alla primavera prossima. La cancellazione di questo importante appuntamento che richiama collezionisti e amati dell'arte da tutto il mondo ha influito sul numero di visitatori che abitualmente visitano la Fondation Beyler? “Certamente la settimana di Art Basel è una delle settimane più movimentate dell'anno per la Fondation Beyeler, in termini di visitatori ed eventi che accompagnano la fiera e le nostre mostre. Fortunatamente siamo stati in grado di prolungare due volte la mostra su Edward Hopper quest'estate, in modo che il numero di visitatori fosse stabile. L'evento ha totalizzato oltre 250.000 visitatori, il che lo ha reso il quarto migliore nella storia del museo” conclude Gross.

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