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La fondazione del premio Nobel spinge sugli hedge fund

L’ente svedese ha come obiettivo un ritorno reale annuo del 3,5% per finanziaree le attività e ha portato il peso degli alternativi al 33%

di Andrea Gennai


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2' di lettura

L’anomala situazione sul mercato obbligazionario, con i rendimenti compressi, fa vittime illustri. Storiche organizzazioni e fondazioni che devono gestire ampi patrimoni si ritrovano a dover impostare strategie di investimento più rischiose rispetto al passato. È il caso della fondazione Nobel, che da oltre un secolo distribuisce i prestigiosi premi. Quando fu fondata agli inizi del ' 900 il fondo ereditato dall’inventore della dinamite, Alfred Nobel, aveva circa 31 milioni di corone. Nel corso dei decenni il fondo si è autoalimentato anche con la gestione e vendita di immobili e il solo contributo esterno è arrivato dalla banca centrale svedese per finanziare il premio nobel per l’Economia.

La dote e i piani di investimento

Oggi la fondazione gestisce oltre 4 miliardi di corone (circa 400 milioni di euro). L'obiettivo è avere un ritorno reale del 3,5% dai propri investimenti, con un portafoglio ben diversificato. È un board interno a fissare le strategie di investimento. La strategia di base vede una quota del 55% dedicata alle azioni, 10% in bond, 10% in immobili e 25% in investimenti alternativi. L’intera struttura che organizza il premio Nobel lo scorso anno è costata 89 milioni di corone e 36 sono stati destinati alla remunerazione dei vincitori dei 4 premi assegnati nel 2018 (chimica, fisica, medicina e pace mentre quello della letteratura non è stato assegnato).

Per ogni premio Nobel sono riconosciute 9 milioni di corone (circa 830 mila euro). Identica la cifra per il 2019: i premi sono stati assegnati nei giorni scorsi con la cerimonia ufficiale che si terrà in dicembre. Il premio per l’economia viene assegnato dal 1969 con un contributo della banca centrale di Svezia.

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Oltre all’obiettivo del 3,5% di rendimento, la fondazione adotta una sorta di benchmark per valutare i ritorni sugli asset. Il benchmark è composto per la parte azionaria in prevalenza dall'Msci World all country total return mentre per gli alternativi è costituito da Hfri fund of fund composite index, un indice che sintetizza gli andamenti degli hedge fund. Dal 2016 la fondazione ha anche siglato i principi delle Nazioni unite per gli investimenti responsabili e quindi ha un approccio attento al tema della sostenibilità.

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La ripartizione del portafoglio azionario per aree geografiche, in percentuale (Fonte: Elab su dati Nobel foundation)

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Il portafoglio a fine 2018

Escludendo il valore delle proprietà dirette, il capitale investito a fine 2018 valeva oltre 4 miliardi di corone (circa 400 milioni di euro) ed era investito al 44% in azioni, 9% fondi immobiliari, 15% bond e 33% investimenti alternativi. C’e' anche una piccola quota dedicata alla copertura valutaria che pesa come costo sul portafoglio. Il ritorno degli investimenti nel 2018 è stato negativo per il 2,1% a causa del pesante crollo di fine anno dell'azionario ma il bilancio finale, in termini contabili, è positivo per 434 milioni di corone (oltre 40 milioni di euro).

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Rispetto ai pesi internazionali, gli investimenti sono sovraesposti su asset svedesi sia a livello azionario che obbligazionario. L’elemento che maggiormente salta agli occhi nell’asset allocation è il peso del 33% degli investimenti alternativi destinati interamente agli hedge fund. In particolare sono detenute posizioni in 5 strumenti con strategie diverse.

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