Industria

La fonderia di Portovesme di Glencore punta sul green

di Davide Madeddu

Energia pulita. Il progetto della fonderia Portovesme

2' di lettura

Nuovo impianto di produzione e meno emissioni di anidride carbonica in atmosfera. A San Gavino, nel Medio Campidano a compiere la svolta green è la fonderia della Portovesme, azienda controllata dalla Glencore, che in Sardegna produce piombo, zinco, oro, argento, acido solforico e rame. L’azienda, punto di riferimento nello scenario nazionale per la produzione dei metalli non ferrosi, ha attivato un nuovo impianto per la produzione di argento che ridurrà di 1.200 tonnellate l’anno la quantità di anidride carbonica immessa nell'aria.

«L'investimento per portare avanti la trasformazione, che segue il programma avviato da tempo, è stato di 600 mila euro – dice Davide Garofalo, amministratore delegato del gruppo –. Si tratta di un nuovo forno, realizzato da aziende del territorio che andrà a sostituire completamente i due che funzionavano sino a qualche tempo fa». Due gli aspetti positivi legati all’intervento. «Intanto si passa da due forni alimentati a olio combustibile con uno alimentato ad aria propanata e poi gpl – dice ancora l’amministratore delegato – ed è compatibile con l’eventuale impiego di metano. Il tutto ottimizzando la produzione riducendo al minimo gli scarti da mandare in discarica». Un fatto non trascurabile, come spiega il manager giacché «questo impianto ci permetterà di ridurre l'emissione di anidride carbonica di 1.200 tonnellate l’anno». Non solo, c'è anche un altro aspetto che riguarda la produzione. Perché nella fonderia di San Gavino viene portata avanti anche la produzione d’argento che avviene dal trattamento dei residui di lavorazione del piombo e dello zinco. Nello specifico, dalla raffinazione di 55 mila tonnellate di piombo a una temperatura di circa 1.050 gradi si ricavano oltre 200 tonnellate d’argento. Da un’ulteriore raffinazione si ricaverà poi una tonnellata di oro.

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«La produzione prevista è di 200 tonnellate d’argento l’anno - dice l'amministratore -, con questo impianto possiamo arrivare anche a 350 tonnellate».

Numeri importanti per l’azienda che tra i due stabilimenti occupa più di 1.400 persone e produce ogni anno una media di 160 mila tonnellate di zinco (a fronte di una richiesta nazionale di 350 mila tonnellate) 80 mila di piombo «una parte delle quali va ad alimentare il mercato nazionale e internazionale delle batterie», tremila di rame, una d’oro. E duecento d'argento tonnellate d’argento. I cosiddetti “preziosi” che si ottengono da un’ulteriore lavorazione della galena da cui si ricava il piombo.

«Con questo investimento si è dato un contributo anche all'economia del territorio – dice Enrico Collu, direttore del personale – perché i lavori di progettazione e costruzione dell'impianto sono stati affidati a imprese locali». Non solo. C'è anche un altro aspetto che guarda alla sostenibilità: «Con questo forno, che ha il brevetto di Glencore, utilizzando la tecnologia più moderna per la raffinazione dell'argento si ha la chiusura de cerchio dell'economia circolare – conclude –. Perché si massimizza la produzione riducendo al massimo la formazione di scarti e di consumo di energia, e di conseguenza si hanno meno emissioni».

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