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La formazione dell'esperto nella composizione negoziata della crisi di impresa

6' di lettura

Il Decreto-Legge 24 agosto 2021 n. 118 ha introdotto la procedura della composizione negoziata per la soluzione della crisi di impresa, ossia uno strumento finalizzato a superare la crisi in via stragiudiziale anche mediante la rinegoziazione dell'esposizione debitoria dell'imprenditore.
La relazione illustrativa definisce «la composizione negoziata per la soluzione della crisi d'impresa» come una procedura «il cui obiettivo è di superare la situazione di squilibrio prima che si arrivi all'insolvenza. Si tratta di una procedura stragiudiziale, che interviene prima che si verifichi lo stato di insolvenza, a cui partecipa un esperto che affianca – senza sostituirlo – l'imprenditore, a garanzia dei creditori e delle altre parti interessate». Si tratta, quindi, di istituto nuovo di zecca per il nostro ordinamento.
Fulcro della procedura è l'esperto che ha la funzione - ai sensi dell'art. 2, comma 1 del d.l. 118/2021 – di «agevola[re] le trattative tra l’imprenditore, i creditori ed eventuali altri soggetti interessati, al fine di individuare una soluzione per il superamento» della crisi.

Si tratta, dunque, di un professionista che non si sostituisce all'imprenditore (o ai suoi consulenti), né gestisce l'impresa al posto dell'imprenditore stesso, ma «lo affianca fornendogli la professionalità e le competenze necessarie per la ricerca di una soluzione della situazione di difficoltà dell'impresa e facilitando il dialogo con tutte le parti coinvolte nel processo di risanamento dell'impresa» (così Relazione illustrativa, p. 29). Richiamando (impropriamente) le categorie proprie del diritto della crisi di impresa, l'esperto, quindi, non è un curatore fallimentare, un commissario giudiziale, né un attestatore.
L'esperto è “altro” rispetto alle figure conosciute perché altra è la procedura che è chiamato a “dirigere”. È una procedura stragiudiziale e riservata nella quale tutte le parti - imprenditore, creditori e stakeholders – devono partecipare per esporre i propri interessi.

L'esperto, quindi, deve far emergere gli interessi di ciascun soggetto coinvolto e cercare di mediare tra gli stessi. Quest'opera - che potremmo definire maieutica – è diretta ad individuare le possibili soluzioni. Si badi, peraltro, che il ruolo dell'esperto si limita a facilitare l'emersione, nella trattativa, delle soluzioni più adeguate al rispetto degli interessi coinvolti; spetta, invece, all'imprenditore (e ai suoi consulenti) proporre ai creditori la soluzione che ritiene percorribile e che, evidentemente, tenga conto degli interessi emersi nel corso delle trattative.
L'esperto non è solo terzo e indipendente (requisiti necessari per porsi in maniera autorevole ed equidistante tra tutte le parti coinvolte nelle trattative) ma deve anche essere munito di specifiche competenze per svolgere la propria funzione.

Pertanto “prerequisito” per l'iscrizione nel registro è – per commercialisti e avvocati iscritti da almeno 5 anni nell'albo - avere una comprovata esperienza nella ristrutturazione aziendale e della crisi d'impresa (requisito, poi, variamente articolato per i consulenti del lavoro e professionisti non iscritti ad ordini professionali). Tuttavia, è evidente che il mero tecnicismo giuridico-aziendalistico fallimentare non è sufficiente ad affrontare una situazione nella quale l'esperto non è solo un tecnico che recepisce e valuta quanto predisposto dall'imprenditore o applica una procedura. È egli stesso attore di una vicenda nella quale ha il compito di far emergere gli interessi di tutti gli stakeholders. Deve, quindi, essere in grado di comprendere gli intendimenti delle singole parti e di prospettare possibili soluzioni tecniche (che – è bene ribadirlo – in ultima istanza devono provenire dall'imprenditore).

Per questo l'esperto deve avere competenze trasversali che è lo stesso legislatore ad individuare in maniera estremamente specifica e che devono essere acquisite in un corso formativo della durata di almeno 55 ore. Le competenze tecniche variano dall'economia aziendale, al diritto della crisi di impresa (con particolare focus sulla disciplina della procedura di composizione), dal diritto del lavoro al diritto bancario, dal diritto civile a quello societario, fino alle modalità di funzionamento della piattaforma telematica, attraverso la quale si svolgerà la procedura.

Accanto a tali conoscenze, è sintomatico come il legislatore preveda che l'esperto debba acquisire delle tecniche specifiche sul come svolgere la negoziazione per favorire l'emersione e l'incontro degli interessi degli stakeholders. La gestione della procedura è demandata al sistema camerale. La nomina dell'esperto chiamato a comporre la crisi è affidata ad una commissione costituita presso le camere di commercio e composta da un magistrato designato dal presidente della sezione specializzata in materia di impresa, da un membro designato dal presidente della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura presso la quale è costituita la commissione e da un membro designato dal prefetto.
Possono essere nominati esclusivamente i professionisti presenti nell'elenco di esperti tenuto presso le singole camere di commercio e nel quale possono essere inseriti: «gli iscritti da almeno cinque anni all'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e all’albo degli avvocati che documentano di aver maturato precedenti esperienze nel campo della ristrutturazione aziendale e della crisi d'impresa; gli iscritti da almeno cinque anni all'albo dei consulenti del lavoro che documentano di avere concorso, almeno in tre casi, alla conclusione di accordi di ristrutturazione dei debiti omologati o di accordi sottostanti a piani attestati o di avere concorso alla presentazione di concordati con continuità aziendale omologati. Possono inoltre essere inseriti nell'elenco coloro che, pur non iscritti in albi professionali, documentano di avere svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in imprese interessate da operazioni di ristrutturazione concluse con piani di risanamento attestati, accordi di ristrutturazione dei debiti e concordati preventivi con continuità aziendale omologati, nei confronti delle quali non sia stata successivamente pronunciata sentenza dichiarativa di fallimento o sentenza di accertamento dello stato di insolvenza» (art. 3, comma 3 del d.l. 118/2021).

Ulteriore requisito per richiedere l'iscrizione, da possedere congiuntamente a uno di quelli previsti dall'art. 3, comma 3 del d.l. 118/2021, è la frequenza di un corso di formazione.
Il corso di formazione, della durata di 55 ore – così come predisposto dal decreto dirigenziale del 28 settembre 2021 – pone nuovi orizzonti professionali agli operatori del settore ma ha posto, ancora prima, i formatori – in primis le Università – dinanzi alla necessità di preparare un corso su una materia nuova (la procedura di composizione negoziata) e nel quale coinvolgere competenze anche distanti tra loro.
L'Università Mercatorum, tra le prime, si è attivata per realizzare il corso previsto dal decreto dirigenziale del 28 settembre 2021. Il corso è già disponibile sul sito dell'Università (www.unimercatorum.it) ed è possibile iscriversi in qualunque momento, tramite una procedura on-line. Utilizzando la piattaforma proprietaria, è, poi, possibile accedere “on demand” alle lezioni 24 ore su 24 e da qualunque dispositivo (pc, cellulare, tablet). Le lezioni possono essere seguite anche successivamente alla conclusione del corso, divenendo, così, un valido ausilio professionale nello svolgimento della funzione condreta dell'esperto.

Seguendo la mission dell'Ateneo – che è l'Università delle Camere di Commercio italiane e la prima partnership pubblico-privata per la governance di un'istituzione universitaria – il corso, sotto la guida del Direttore Scientifico – Prof. Francesco Fimmanò, Ordinario di Diritto commerciale è stato progettato coinvolgendo sia autorevoli esponenti dell'ambiente accademico sia noti professionisti. Ciò consente di offrire un corso in grado di dare al professionista, sia conoscenze di alto valore scientifico, sia testimonianze e spunti operativi (data la novità della materia) da parte di operatori con esperienza pluriennale e che, nei propri campi, rappresentano punti di riferimento. Particolare importanza è stata dedicata alle tecniche di conduzione della negoziazione. Probabilmente, tale competenza è la meno caratterizzante per un professionista esperto di crisi di impresa ma che, nella procedura negoziata, assume importanza centrale per avviare e proseguire le trattative in maniera proficua. Pertanto, le docenze sono state affidate a mediatori e formatori di pluriennale esperienza, così da poter fornire non solo conoscenze teoriche ma anche esperienze di tipo pratico sulla modalità di conduzione delle negoziazioni.
Accanto alla figura dell'esperto, altro fulcro della procedura è costituito dalla piattaforma telematica, sulla quale l'imprenditore potrà verificare lo “stato di salute” della propria impresa, presentare l'istanza di accesso e l'esperto e tutte le parti coinvolte potranno depositare atti e documenti. Questo strumento tecnologico costituisce una ulteriore novità, tanto che al funzionamento della piattaforma sono riservati diversi momenti formativi nel programma ministeriale.

La gestione della piattaforma, ai sensi dell'art. 3, comma 1 del d.l. 118/2021 è affidato alla camere di commercio per il tramite di Unioncamere, sotto la vigilanza del Ministero della giustizia e del Ministero dello sviluppo economico. Il punto di osservazione privilegiato dell'Ateneo, partecipato proprio da Unioncamere, ha consentito il coinvolgimento diretto, tra i propri docenti, del personale camerale che ha fattivamente contribuito alla realizzazione della piattaforma. Pertanto, le lezioni loro affidate consentono di comprendere pienamente il funzionamento di uno strumento nuovo e ancora tutto da scoprire.
L'auspicio è che la procedura di composizione negoziata della crisi riesca a fare breccia nel tessuto economico e sociale. Invero, il ricorso a tale strumento potrebbe consentire la soluzione anticipata della crisi (prima che diventi insolvenza), con conservazione degli assets produttivi e positive ricadute in termini micro e macro economici nonché occupazionali.
Il Prof. Fimmanò evidenzia nella relazione introduttiva al corso come “il successo della composizione negoziata dipenda dalla figura dell'esperto che deve individuare in modo asettico e senza subire pressioni la soluzione più adatta e se del caso creare tutte le condizioni per ricorrere in estrema ratio anche alla via giudiziaria (accordo di ristrutturazione o concordato) rappresentando una sorta di trait d'union tra il debitore ed il Tribunale. Occorre tuttavia costruire una specifica professionalità e specificità anche sul piano formativo. E' fondamentale tale consapevolezza nell'esercizio e nella formazione anche etica al ruolo. Se nasce una corretta cultura di questo approccio potrebbe essere finalmente la soluzione cercata da anni per far emergere tempestivamente lo stato di crisi senza il ritardo esiziale che talora nasce dal timore dell'imprenditore di salire quando ancora è in tempo le scale del tribunale”.

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