Studenti e ricercatori

La formazione post-laurea sul versante occupazione supera l’ostacolo pandemia

di Redazione Scuola

4' di lettura

Investire in formazione post-laurea, per specializzarsi o per aggiornarsi. Una scelta che si dimostra vincente e che supera la prova della pandemia. Il tasso di occupazione e le retribuzioni dei diplomati di master e dei dottori di ricerca si confermano infatti superiori a quelli dei laureati.

Le indagini AlmaLaurea sul Profilo e sulla condizione occupazionale dei dottori di ricerca e dei diplomati di master degli Atenei aderenti al Consorzio hanno preso in esame: - le performance formative di circa 4.500 dottori di ricerca del 2020 di 30 atenei; - gli esiti occupazionali di circa 5.500 dottori di ricerca del 2019 di 40 atenei, contattati a un anno dal conseguimento del titolo di studio;- le performance formative di oltre 8.000 diplomati di master del 2020, di primo e di secondo livello, di 16 atenei; - gli esiti occupazionali di circa 11.500 diplomati di master del 2019, di primo e di secondo livello, di 26 atenei, contattati a un anno dal conseguimento del titolo di studio.

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Gli effetti della pandemia
Le differenze rispetto all'indagine del 2019 sono relative a pochi aspetti. Tra i diplomati di master del 2020 si registra una diminuzione delle esperienze di stage durante il percorso (-5,2 punti percentuali) e un aumento del project work (+5,6 punti percentuali), segno che gli atenei si sono prontamente attivati per adattare le attività del master alla situazione emergenziale legata alla pandemia da Covid-19.

Sugli esiti occupazionali l'effetto della pandemia è tutto sommato contenuto: complessivamente, nel 2020 si evidenzia una diminuzione del tasso di occupazione a un anno dal titolo di -0,9 punti percentuali tra i dottori di ricerca e di -1,8 punti percentuali tra i diplomati di master; ciò, peraltro, a fronte di livelli occupazionali di partenza elevati.

La crisi pandemica, inoltre, non ha intaccato particolarmente le caratteristiche del lavoro svolto: sia tra i dottori di ricerca sia tra i diplomati di master si registra, infatti, un aumento delle retribuzioni mensili nette rispetto all'indagine del 2019, ma questo miglioramento riguarda chi si è inserito nel mercato del lavoro prima dello scoppio dell'emergenza sanitaria. Analogamente, l'efficacia del titolo è migliorata per i dottori di ricerca e rimasta sostanzialmente stabile per i diplomati di master, ma anche in questo caso ciò riguarda chi ha iniziato a lavorare prima della pandemia. 

Il profilo dei dottori di ricerca
Il 5,4% ha svolto un dottorato in collaborazione con le imprese (dottorato industriale o dottorato in alto apprendistato): la percentuale varia dall'11,2% di ingegneria al 2,1% di scienze economiche, giuridiche e sociali e all'1,6% di scienze umane. Il 33,8% dedica alla ricerca oltre 40 ore a settimana: dal 40,6% delle scienze di base al 25,0% delle scienze economiche, giuridiche e sociali. L'83,6% ha realizzato almeno una pubblicazione: il 91,5% dei dottori in ingegneria rispetto al 66,7% di scienze economiche, giuridiche e sociali. Il 63,2% dei dottori di ricerca dichiara che, potendo tornare indietro al momento dell'iscrizione, si iscriverebbe nuovamente allo stesso corso di dottorato e allo stesso ateneo (dal 66,2% per i dottori in scienze economiche, giuridiche e sociali fino al 61,1% per i dottori in scienze della vita). È rilevante, e pari al 19,7%, la quota di chi, potendo tornare indietro, seguirebbe un dottorato all'estero.

Condizione occupazionale a un anno dal titolo
Il tasso di occupazione è pari all'88,1%: varia dal 90,7% di ingegneria e 90,5% di scienze della vita all'82,5% di scienze umane. Il 59,2% svolge attività di ricerca in misura elevata nel proprio lavoro: i dottori in scienze di base sono più frequentemente coinvolti in attività di ricerca (72,5%), all'opposto di quelli in scienze umane (45,4%). La retribuzione mensile netta è pari, in media, a 1.728 euro: le retribuzioni più elevate sono dichiarate dai dottori di ricerca in scienze della vita (1.902 euro), mentre sono inferiori alla media tra i dottori in scienze umane (1.361 euro). Il 69,8% ritiene che il titolo di dottore sia “molto efficace o efficace”: l'efficacia del titolo è massima tra i dottori in scienze di base (78,2%) e più contenuta tra i dottori in scienze umane (61,2%).

Il profilo dei diplomati di Master
Il 65,5% si è iscritto in un ateneo diverso da quello di conseguimento della laurea. In particolare, il 5,8% ha una laurea ottenuta in un ateneo estero: la quota varia tra l'8,5% dell'area economica, giuridica e sociale e il 3,6% di quella medica.

Frequentemente si iscrivono ai corsi di master persone che sono già inserite nel mercato del lavoro. I lavoratori-studenti, ovvero quanti hanno svolto attività lavorative continuative e a tempo pieno per più della metà della durata del master, sono il 53,9%, percentuale che sale al 69,4% nell'area medica e si contrae al 42,8% in quella umanistica. Il 64,4% ha svolto un periodo di stage o un project work durante la frequenza del corso: il 36,1% ha svolto lo stage, il 28,3% ha potuto contare sul riconoscimento di un project work o di un'attività lavorativa.

La diffusione di questi tipi di esperienza, complessivamente considerati, varia dall'82,0% dell'area scientifica e tecnologica al 51,3% dell'area medica. Il 68,4%, potendo tornare indietro al momento dell'iscrizione, confermerebbe corso e ateneo scelto (dal 72,6% dei diplomati dell'area medica al 66,1% di quelli dell'area economica, giuridica e sociale e al 65,8% di quelli dell'area scientifica e tecnologica).

Condizione occupazionale a un anno dal titolo
Il tasso di occupazione è pari all'86,9%: si raggiunge quasi la piena occupazione nell'area medica (94,4%), scende ma resta su livelli elevati nell'area umanistica (78,4%). La retribuzione mensile netta è pari in media a 1.745 euro: le retribuzioni più elevate sono associate ai diplomati dell'area medica (1.954 euro), più contenute tra quelli dell'area umanistica (1.339 euro).

Il titolo di master è valutato “molto efficace o efficace” per il 51,3% degli occupati: raggiunge il 56,9% nell'area medica, mentre si riduce in quella scientifica e tecnologica (46,3%). Il 67,7% prosegue l'attività lavorativa cominciata prima del master: tale quota è massima nell'area medica (78,0%) e minima in quella scientifica e tecnologica (48,8%). Tra chi prosegue il lavoro precedente al conseguimento del titolo, il 74,2% ritiene che il master abbia comportato un miglioramento nel lavoro svolto. Tra quanti, invece, hanno iniziato l'attuale attività lavorativa dopo il conseguimento del master, il 61,4% ritiene che il master abbia avuto un ruolo per il ritrovamento del lavoro.

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