debutto a melbourne

La Formula 1 rinasce con Liberty Media e auto più veloci in curva

di Alex D'Agosta

(12386)

6' di lettura

Stagione numero 68 per il campionato del mondo di Formula 1: una bell'età, ma quest'anno si sentirà di meno. Il vento di rinnovamento che a lungo si è atteso inizierà a fare i suoi effetti a partire da questa settimana, con il debutto a Melbourne della nuova gestione di Liberty Media. Non c'è Ecclestone, che si lamenta perché gli americani vogliono azzerare la sua impronta, e la strategia di conduzione sembra portare il circus a dimensioni più popolari per interessare un pubblico più ampio. Priorità ai numeri in contrasto all'esclusività creata nel piccolo e dorato mondo della Formula 1, che presenta opportunità e rischi da collaudarsi ed eventualmente ricalibrare in corso d'opera.

Gara australiana e stagione
Pensando alla sola gara di domenica, il primo spettro da fronteggiare è la mancanza di vittorie Ferrari da ben 10 anni: l'ultimo sigillo rosso fu di Raikkonen. Se il title sponsor è Rolex è segno di un appuntamento importantissimo, perché primo in un anno lungo ma già sufficiente per iniziare a capire i rapporti di forza fra i piloti. C'è l'ansia da prestazione per le nuove monoposto e la preoccupazione per i debuttanti: getteranno scompiglio o faranno subito bella figura? Il “modello” Maldonado è ancora impresso nella memoria di tanti, per questo c'è sicuramente una grandissima pressione sul giovane Stroll in Williams, molta più che per il collega Vandoorne, ancora

Loading...

“rookie” perché ha in carriera solo una gara in Formula 1, quella del Bahrain del 2016, dove ha ben figurato con un decimo posto all'esordio. Non da tutti, considerando le assai deludenti prestazioni della MP4-31.
Tutt'altra storia quella di Lance Stroll: è molto giovane e, non certo senza il contributo dei migliori materiali di cui ha sempre disposto, ha vinto quasi tutto quello che poteva vincere nei campionati in cui ha partecipato. Ha fatto da sempre invidia ai suoi coetanei e ora è il «new boy in the town» in una stagione che di cambiamenti ne aveva già di suo parecchi dal punto di vista tecnico. Una difficoltà concreta in più a emergere ma, allo stesso tempo, anche un'ottima occasione per togliersi di dosso le malelingue in caso di buoni risultati precoci.

Record da battere
In ottica stagione, gli appetiti dei big sono tanti e nemmeno granché celati. Ci sono innanzitutto diversi record da battere per Hamilton, il primo dei quali riguarda il primato assoluto di gran premi vinti. L'inglese ne detiene 61, traguardando Senna a 65 e Schumacher a 68, entrambi superabili

matematicamente già nel 2017. Ben più facile apparentemente l'iscrizione di pilota più giovane a conquistare una pole position: 21 anni e 2 mesi per Vettel, che potrebbero essere messi in discussione da Verstappen e, chissà, magari anche da Stroll. Entrambi hanno inoltre circa 3 e 4 anni per battere il tedesco anche nell'ambito record di campione del mondo in più tenera età.

Anniversari
A prescindere dai risultati dei singoli, il 2017 è comunque un'annata che non sarà priva di festeggiamenti per diversi anniversari di un certo spessore: era il 12 marzo 1947 quando Enzo Ferrari fece scendere in pista una vettura con il suo nome, e così quest'anno le celebrazioni si susseguono fra una pista e l'altra, con la speranza di riabbracciare anche il risultato massimo nel campionato più ambito del mondo. Ma si festeggiano anche i 40 anni della Williams, i 25 (in gara) della Sauber (al primo anno però con il fondatore fuori dal team), e i 10 della Force India (miracolosamente sempre al via nonostante gli arcinoti guai finanziari di Veejay Mallya).

Scuderie e piloti della F1  2017

Scuderie e piloti della F1 2017

Photogallery20 foto

Visualizza

Grandi assenti
Si sentirà la mancanza di Nico Rosberg, il campione del mondo 2016 ritirato senza indugio a vita familiare. Oltre a lui, sono tante le assenze pesanti, che avevano fatto della F1 una famiglia, anche se ristretta ed elitaria: per citarne alcuni fra i più noti, si sono allontanati dal paddock Bernie Ecclestone e la sua spalla Pasquale Lattuneddu, due team leader di pregio come Ron Dennis e Peter Sauber, ma anche altri “ingranaggi” importanti come Pat Behar nello staff della Fia. Quando in un piccolo mondo dove i veterani si fregiano di avere i pass da «oltre 500 Gp» vengono a mancare volti in campo da 20-30-40 anni, amarezza e preoccupazione per il futuro non mancano. Senza dimenticare l'intero team Manor, ora in asta su Internet per venderlo a “pezzi” visto che al momento, tutto intero, non l'ha voluto nessuno.

Le novità non mancano

Sul piano regolamentare, sono tanti i fronti di innovazione. A occhio nudo spicca maggiormente quanto concerne Pirelli, che da quest'anno costruisce gomme del 25% più larghe che in passato: 6 centimetri in più per le anteriori e ben 8 per le posteriori. 20 invece i centimetri in più per la larghezza dei telai, che ora possono arrivare a 2 metri esatti. 20 centimetri è la misura anche dell'ampliamento dell'alettone posteriore, anche più basso, in buona compagnia con i 15 centimetri in aumento accordati per le ali anteriori e i 5 destinati a una maggiore altezza dei diffusori. La conseguenza della maggiorata downforce, a sua volta decisa per consentire potenze più elevate in propulsione, è ovviamente anche una crescita dei freni, inspessiti da 28 a 32 millimetri, con circa 200 fori in più per disco che, come spiega Brembo, sono capaci ora di arrestare le macchine con una forza fino a oltre 6G, facendo superare la temperatura dei dischi di oltre 1000 gradi.
Un dettaglio che fa apprezzare quanto sia sempre estrema la Formula 1, anche se la storica riduzione degli spazi di frenata è talmente ciclopica rispetto a soli 20 o 30 anni fa che gli stili di guida sono cambiati radicalmente fino a condizionare, purtroppo irreparabilmente, le chance e la spettacolarità dei sorpassi in frenata. Anzi, ora i sorpassi sono sempre più possibili esclusivamente nelle ultimissime fasi di staccata, rendendoli talvolta molto “televisivi” ma spesso al limite del regolamento. Tanto che l'anno scorso era stata introdotta una sorta di “regola Verstappen” per tutelare la difesa del pilota attaccato in sorpasso in modo troppo aggressivo che, tuttavia, è stata già cassata: a inizio anno la federazione ha deciso che ogni manovra in frenata non sarà più oggetto d'indagine, tranne quando un pilota andrà piano inutilmente o si comporterà in modo tale da poter mettere in pericolo un collega.

Parata o equilibrio? Presto la sentenza
Com'è noto ogni anno i valori si svelano nell'arco dei primi mesi. Ai test invernali di Barcellona sono stati compiuti ben 7427 giri, già molto indicativi per le indicazioni al costruttore di pneumatici (che fino a Monaco tuttavia consegnerà ai team soltanto ultrasoft, super soft e soft) ma non ancora sufficienti per valutare perfettamente i valori in campo dei team. Dal Montmelò Raikkonen ne è uscito come il più veloce nel tempo secco sul giro, seguito da Vettel, la Mercedes apparentemente nascosta, con Bottas 4 centesimi più veloce di Hamilton. La Williams ha lavorato sodo in particolare con Massa, appena dietro a Ferrari e Mercedes e più veloce della Red Bull di Verstappen, mostrando uno Stroll ancora acerbo e “incidentoso” anche se ha totalizzato un comunque valido tredicesimo tempo assoluto: una prestazione da non dimenticare considerando la giovanissima età.
Dietro i suddetti, dalla top ten invernale catalana resteranno impressi negli annali anche il settimo di Sainz e l'ottavo di Hulkemberg. Meno sorridenti il nono di Ricciardo e il decimo di Perez. Le due Renault, comunque in difficoltà, sono tuttavia piazzate dignitosamente a cavallo della zona punti mentre sembrano già candidate a una “terza fascia”, con poche speranze, le Haas, le McLaren e le lentissime Sauber. Se il team elvetico è giustificato dall'aver completamente stoppato lo sviluppo dell'auto per molti mesi nel 2016 in ricerca di fondi, le McLaren vivono invece una profonda crisi di affidabilità e prestazioni con le unità Honda, apparentemente incapaci di fare quel salto di qualità necessario per lottare con i migliori come dovrebbero.
Appena arrivato a Melbourne, Alonso non ha tardato a manifestare la sua preoccupazione per una stagione probabilmente di nuovo destinata a soffrire. Ma i presupposti erano ben altri. I nipponici non mancano certo d'esperienza nel campo e, consci della figuraccia di Toyota dello scorso decennio, sapevano che tornando in Formula 1 avrebbero dovuto vincere e non solo comparire nelle retrovie. Il loro budget ma, soprattutto la loro storia, grondano già di sangue.
Il cittadino di Melbourne segnerà quindi il primo assetto di classifica provvisoria, ma è con la seconda gara a Shanghai che si inizierà a capire un po' di più: tutti sanno che è una pista “completa” di curve veloci e lunghi rettilinei, quindi la prima cartina di tornasole della stagione 2017, anche se per quanto riguarda l'evoluzione delle vetture è certo che bisognerà aspettare l'arrivo almeno della prima tappa europea, la “solita” Barcellona di metà maggio.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti