La rotta di draghi

La forza di essere indipendenti

di Donato Masciandaro


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Il presidente Bce Mario Draghi (LaPresse)

3' di lettura

La Banca centrale europea non cambia la sua rotta, anzi la rafforza: finché i dati non mostreranno che il ritorno alla stabilità monetaria non sarà un dato acquisito per l’Unione, la politica monetaria continuerà ad essere espansiva. Il presidente Draghi ha ribadito con forza che la Bce continuerà a perseguire il suo mandato in modo indipendente, qualunque saranno le pressioni – tedesche, ma non solo – a deviare per seguire la convenienza di questo o quel Paese dell’Unione, piuttosto che le suggestioni del momento congiunturale. Ed è facile prevedere che le sfide all’indipendenza della Bce costelleranno i prossimi mesi.

La Bce non modifica l’orientamento espansivo della sua politica monetaria, ed è anzi pronta a rafforzarlo, se il cammino verso la stabilità monetaria lo richiederà, mentre non è al momento in discussione un suo affievolimento. Questo è stato il messaggio che Mario Draghi ha spedito ai mercati, ma anche alla politica. Ed è un messaggio che potrebbe apparire addirittura scontato, se non fossimo in una fase congiunturale – ma anche storica – particolarmente delicata dell’Unione, in cui è più probabile che la visione istituzionale della Bce – focalizzata su un unico obiettivo, europea e non nazionale come prospettiva, di orizzonte lungo – si scontri con gli interessi più miopi delle politiche nazionali.

È bastato che nei giorni scorsi l’ultimo dato sull’inflazione europea mostrasse un rialzo inatteso, per di più particolarmente robusto per la Germania, per far immediatamente partire il dibattito sulla eventualità/ opportunità che la Bce cominciasse a rivedere la sua strategia, che è stata aggiornata appena un mese fa. La strategia della Bce non è cambiata: è basata su un obiettivo statutario, che è perseguito con una regola flessibile, nel senso che si modifica al cambiare in modo strutturale dei parametri macroeconomici con un orizzonte di medio periodo. Se la strategia di politica monetaria si fonda su una regola flessibile, la probabilità che ieri la Bce rivedesse le sue scelte erano pari a zero. In primo luogo perché le decisioni si cambiano solo in presenza di nuove informazioni rilevanti. Draghi ha più volte fatto intendere perché le ultime notizie sull’inflazione non possono essere rilevanti. Innanzitutto il rialzo dei prezzi è un dato puntuale, quindi non rappresenta ancora una tendenza consolidata; in secondo luogo l’origine è esterna – il rimbalzo del prezzo del petrolio – ed una valutazione sui suoi effetti strutturali è prematura; in terzo luogo l’esuberanza di un singolo dato nazionale – anche se si tratta della Germania – non può interessare una Bce che guarda ai dati europei nel loro complesso.

Ma ci sono almeno altre due ragioni – intrecciate con la prima – per cui lo status quo è stato ieri la scelta ottimale per i banchieri centrali della Bce. La prima ragione riguarda gli equilibri di governance. I verbali relativi alla decisione di dicembre di proseguire l’espansione monetaria, pur ricalibrandola, hanno rilevato che tale scelta non è stata presa all’unanimità. L’analisi economica ci suggerisce che lo status quo – non prendere nuove decisioni di politica monetaria – è tanto più probabile quando il consenso all’interno del consiglio della banca centrale non è stabile. Nel caso della Bce, a dicembre è stato raggiunto un equilibrio, nonostante la presenza di falchi che non hanno approvato l’estensione dell’espansione monetaria, e magari di colombe che avrebbero evitato l’attenuazione dell’intensità. Infine sempre l’analisi economica ci segnala che il banchiere centrale, come tutti, può essere avverso alle perdite, in questo caso reputazionali. Una banca centrale credibile deve avere i requisiti sopra ricordati: coerenza con il mandato, tutela degli interessi generali, orizzonte di medio periodo. Una Bce che si fosse mostrata sensibile a dati irrilevanti dal punto di vista economico, ma sensibili dal punto di vista politico – trattandosi dell’inflazione in Germania – avrebbe mostrato una incapacità di essere indipendente dagli interessi particolari e di breve periodo. Date le prospettive dei prossimi mesi, con una serie di appuntamenti elettorali delicati nell’Unione, è facile prevedere che le sfide all’indipendenza della Bce non mancheranno.

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