LA STRETTA SULLE ATTIVITÀ NON ESSENZIALI

La fotografia dell’Italia chiusa: 7,8 milioni di lavoratori a casa, 56 su 100 al Nord

Secondo l’indagine dei Consulenti del l avoro le Marche, regione a forte vocazione manifatturiera, è in assoluto quella con la più alta quota di addetti che rimangono a casa. Secondo il Mef l’insieme dei settori attualmente non sospesi è di 2,2 milioni di imprese

di Andrea Carli

Coronavirus: asintomatici oscillerebbero tra 20-60% casi

Secondo l’indagine dei Consulenti del l avoro le Marche, regione a forte vocazione manifatturiera, è in assoluto quella con la più alta quota di addetti che rimangono a casa. Secondo il Mef l’insieme dei settori attualmente non sospesi è di 2,2 milioni di imprese


4' di lettura

In totale, negozi inclusi, dopo la stretta prevista dall’ultimo decreto del ministero dello Sviluppo economico - il provvedimento è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 26 marzo - il ministero dell’Economia e delle Finanze ha calcolato (si veda Il Sole 24 Ore del 27 marzo) che l’insieme dei settori attualmente non sospesi è di 2,2 milioni di imprese (il 49,4% del totale), con 8,6 milioni di addetti occupati (51%), di cui 6,2 milioni di dipendenti (51,9%).

Accanto alla stima del Mef, ne sono state predisposte altre, che però non “registrano” gli effetti del provvedimento maturato con il via libera dopo una faticosa mediazione tra Governo e sindacati alla lista delle fabbriche che potranno rimanere aperte. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha messo in evidenza che la stretta promossa dall’esecutivo sulle attività non essenziali «pone una questione che dall'emergenza economica ci fa entrare nell’economia di guerra, perderemo 100 miliardi al mese. Il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà».

I consulenti del lavoro: 7,8 milioni di lavoratori a casa
Tra queste, quella elaborata dalla Fondazione dei consulenti del lavoro: sette milioni e 800mila lavoratori rimasti a casa a causa dell’emergenza coronavirus. Su cento lavoratori fermi a seguito della decisione del governo di chiudere tutte le attività non essenziali, 56 sono al Nord (e le Marche hanno la media più alta per il manifatturiero).

La stima di Federmeccanica sulle imprese che hanno chiuso
Secondo Federmeccanica, invece, il 93% delle imprese metalmeccaniche ha chiuso e non sono più al lavoro almeno 1,4 milioni di addetti. Spente linee produttive in grado di generare 175 miliardi di euro di esportazioni.

Le memorie di Istat e Upb sul decreto Cura Italia
Poi ci sono le memorie sul decreto Cura Italia trasmesse alla Commissione Bilancio del Senato da Istat e dall’Upb, l’Ufficio parlamentare di bilancio. Secondo l’Istat, le imprese le cui attività non vengono sospese sono poco meno di 2,3 milioni su 4,5 milioni (il 48,7%) e generano circa 2/3 del valore aggiunto complessivo (512 miliardi) e il 53,1% delle esportazioni. Infine, secondo la stima dell’Upb, il 64% delle imprese italiane opera nei settori ad alto e medio impatto del coronavirus, con percentuali più basse tra le società di capitali (58,9%). Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio calcola come il 36% delle imprese potrebbe invece risentire in maniera meno marcata del rallentamento della propria attività, «ma beneficiare comunque delle misure di sostegno previste».

Consulenti: con nuovo blocco 7,8 milioni di lavoratori a casa
Tornando al report dei consulenti del lavoro parlano di un’impennata del numero dei lavoratori italiani “fermi” per l’emergenza Coronavirus: sono 7.810.000 quelli interessati dal blocco delle attività previsto dal provvedimento governativo del 22 marzo. Rispetto al decreto dell’11 marzo - continuano - c’è un aumento sensibile degli occupati costretti a casa, pari a 5 milioni 8.000 persone.

Nell’industria non vanno a lavorare in 6 su 10
A seguito dell’ultimo “giro di vite” promosso dall’esecutivo, in Italia c’è «il 34,8% del totale degli occupati a casa, il 27,2% occupato in settori destinati alla erogazione di servizi essenziali (complessivamente 6 milioni 118.000) e il 38% impiegato in comparti potenzialmente ancora in attività, in quanto non soggetti a blocco (8 milioni 522.000 addetti). Comè noto, ricordano i consulenti del lavoro, il provvedimento governativo del 22 marzo ha riguardato principalmente il versante industriale: globalmente, «su 100 lavoratori interessati dai decreti della presidenza del Consiglio dei ministri (di 11 e 22 marzo), il 46,2% è occupato nel manifatturiero (3,6 milioni di lavoratori) e il 53,1% nei servizi (4,1 milioni)», e «calcolando il livello di “stop” l’industria lascia complessivamente a casa, per l’emergenza Coronavirus, 6 lavoratori su 10 (59,6% del personale), mentre per i servizi, l’altolà interessa poco più di un quarto degli addetti (26,7%).

Le Marche hanno la media più alta per il manifatturiero
Per quanto riguarda le diverse aree geografiche - si legge ancora nel dossier della Fondazione studi dei consulenti del lavoro -, su 100 lavoratori italiani “congelati” dalle decisioni governative, «56 sono al Nord (20,6% soltanto in Lombardia), 20 al Centro e 24 al Sud», ma viene fuori il caso delle Marche: «regione a forte vocazione manifatturiera proprio nei settori interessati dal decreto», che è in assoluto quella con la più alta quota di addetti che rimangono a casa: 43 su 100 contro una media italiana del 34,8%».

Coldiretti: 50% imprese aperte per Dpcm garantiscono cibo
C’è poi la filiera agroalimentare. Il 50% delle aziende che rimangono aperte è al lavoro per garantire prodotti alimentari alla popolazione, pari a oltre 1 milione di realtà dal campo allo scaffale. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sugli effetti dei Dpcm dell’11 e del 22 marzo sulle base dei dati Istat, secondo i quali non sono state sospese le attività di poco meno di 2,3 milioni di unità produttive. La Coldiretti si riferisce a 740 mila aziende agricole, 70 mila industrie alimentari e 230 mila punti vendita tra ipermercati (911) supermercati (21.101), discount alimentari (1.716), minimercati (7.0081 e altri negozi (138 mila). La filiera alimentare continua ad operare con 3,6 milioni di persone per un valore complessivo di 538 miliardi di euro, il 25% del Pil.

Per approfondire:
Emergenza coronavirus, tutti i settori aperti
Quanto dura il lockdown

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