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La frana e la Dora Baltea minacciano il tracciato A5

Si attende per il 2021 la fine dei lavori nel Frejus dopo il rogo del 2005

di Maurizio Caprino

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Il fiume Dora Baltea e il suo nodo idraulico mettono a rischio di allagamento varie strade, autostrade e ferrovie della zona.

Si attende per il 2021 la fine dei lavori nel Frejus dopo il rogo del 2005


3' di lettura

Le criticità strutturali sulle autostrade del Piemonte non sono paragonabili a quelle della Liguria: il territorio in larga parte pianeggiante e la rete è un po’ più “giovane”. Non a caso, molte preoccupazioni si concentrano proprio nel tratto di montagna dell’A6, al confine con la Liguria. Ci sono anche attenzioni sul traforo del Frejus e problemi idrogeologici nel collegamento con la Val d’Aosta, la Francia e la Svizzera: nella parte piemontese dell’A5 una frana e il rischio di esondazione della Dora Baltea nei pressi di Ivrea. Situazioni sotto controllo ma non risolte, che in caso di forti piogge possono causare interruzioni.

Il rifacimento dell’arteria più vecchia e importante, l’A4 fra Torino e Milano, è stato lungo e sofferto, ma ha evitato che la rete autostradale piemontese avesse guai strutturali peggiori: non è stato solo un ampliamento che ha risolto problemi di traffico e incidenti, ma anche una ricostruzione dei ponti su numerosi fiumi. E il tragico rogo del 2005 nel traforo del Frejus ha portato a interventi, procedure e prescrizioni al traffico che lo hanno reso più sicuro, anche se la lunghezza (13 km) e i quarant’anni d’età hanno reso necessario scavare un altro tunnel parallelo e ristrutturare quello esistente, con lavori che dovrebbero finire solo l’anno prossimo.

A differenza di altre aree del Paese, in Piemonte le autostrade finiscono nelle cronache soprattutto per i disagi legati al mancato completamento della Asti-Cuneo.

Non a caso, il territorio piemontese è compreso nel mandato conferito dal ministero delle Infrastrutture (Mit) al suo superispettore Placido Migliorino (si veda l’articolo a fianco), ma finora in subordine rispetto alla Liguria.

Migliorino ha ispezionato alcuni viadotti dell’A6, partendo da Savona e spingendosi fino al Cuneese. Nessuna criticità preoccupante, tanto che al momento l’unica limitazione di transito che tocca anche il Piemonte è il divieto di transito ai trasporti eccezionali sulla carreggiata nord da Savona a Mondovì. Inoltre, su vari viadotti sono vietati transito, sosta e fermata sulla corsia di emergenza.

Ma ciò non toglie che l’autostrada risenta della vetustà di un progetto che risale in certi punti ancora agli anni Cinquanta. Per questo alcuni viadotti devono essere ricostruiti ex novo. Finora è successo per tre strutture (si veda la scheda sotto) e l’ultima, il Mollere (in carreggiata sud subito dopo lo svincolo di Ceva) è stata aperta ieri. Ci si lavorava da settembre 2018.

La criticità che ha dato problemi di recente è stata la frana di Quincinetto, dovuta all’instabilità del versante di montagna (di competenza della Regione) che sovrasta la A5 al confine con la Val d’Aosta. Le forti piogge del 23-24 novembre hanno portato a far riattivare il fronte, causando la chiusura al traffico dell’autostrada, come da protocollo di sicurezza tra il gestore (Sav, gruppo Gavio) e il Mit.

Il protocollo si basa sul monitoraggio - affidato all’Università di Firenze - della frana (con radar) e del livello dell’acqua sul pendio. Inoltre, c’è un progetto per costruire un vallo paramassi a protezione dei 360 metri di autostrada più esposti, che consentirebbe di adottare un protocollo di decisione delle chiusure al traffico meno prudenziale. Ma non si sa ancora se la Regione autorizzerà l’opera con l’iter accelerato chiesto dal gestore a gennaio e quindi si va avanti con una rete provvisoria. Nel frattempo, Regione e Comune stanno approfondendo gli studi per stabilizzare la frana.

Sempre sulla A5 (e sulla bretella che la collega a Santhià sull’A4) c’è un rischio di esondazioni nel «Nodo idraulico di Ivrea», soggetto alle piene della Dora Baltea all’uscita del bacino idrografico della Val D’Aosta. Dopo l’alluvione che nel 2000 ha allagato e dissestato gravemente le carreggiate, sono stati concordati alcuni interventi con la Regione e altri enti. Ma ancora oggi l’unico realizzato è quello - pur importante - sul viadotto Marchetti. Il resto è rimasto “impigliato” nella lunga vicenda del rinnovo della concessione del gestore (Ativa, gruppo Gavio, scaduta nel 2016).

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