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La Francia non riesce a uscire dall’incubo Isis

di Roberto Bongiorni

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Forze dell’ordine davanti al supermercato di Trèbes

3' di lettura

Poteva capitare dappertutto. In un’Europa che si è scoperta impreparata davanti alla minaccia terroristica ogni città è vulnerabile. Ma il fatto che l’ultimo attentato di matrice islamica, il primo dopo quattro mesi, sia avvenuto in Francia non è una coincidenza. La Francia è il Paese europeo da cui sono partiti più foreign fighters alla volta di Siria e Iraq (almeno 1.700). Sempre la Francia è il Paese che ha di gran lunga subito più attentati legati all’Isis (17 su 32 in Europa dal 2014 all’estate del 2017). Ancora la Francia è lo Stato in cui i terroristi hanno ucciso il più alto numero di persone, 239.

Anche l’attentato di ieri non sembra da attribuire ad un jihadista rientrato da Siria o Iraq. Redouane Lakdim, il marocchino di 25 anni ucciso ieri dalle forze di sicurezza francesi dopo aver assassinato tre persone, era un uomo noto alle forze dell’ordine per crimini minori. Conosciuto per essere radicalizzato, ma non al punto tale da rappresentare una minaccia. Una risposta, tuttavia, che lascia perplessi.

La dinamica dell’attentato ricorda le azioni di altri terroristi che hanno agito solo apparentemente da soli, ma che spesso hanno avuto legami (anche solo via Internet)con reclutatori o con la stessa Isis. Intorno alle 10 del mattino, nella città meridionale di Carcassonne, Lakdim ha sequestrato un’auto sparando contro il conducente,ferendolo gravemente e uccidendo il passeggero che viaggiava al suo fianco. Poi, a bordo dell’auto, ha aperto il fuoco contro quattro poliziotti (ferendone uno) e infine si è diretto nella vicina cittadina di Trèbes, dove si è asserragliato in un supermercato prendendo in ostaggio i clienti, che sono riusciti a scappare dopo due ore. Rimasto solo con un ufficiale della gendarmeria (ferito), Lakdim è stato ucciso dalle teste di cuoio.

È ancora presto per stabilire i legami dell’attentatore con l’Isis. Numerosi testimoni riportano che Lakdim ha sostenuto di appartenere all’Isis. Altri che avrebbe chiesto la liberazione di Salah Abdeslam, l’unico superstite degli attentati parigini del 13 novembre 2015, in carcere in Francia. Anche la rivendicazione dell’Isis va presa con cautela. «La minaccia terroristica resta elevata, perché da diversi mesi abbiamo una minaccia endogena. Questo significa che ci sono numerose persone che si sono radicalizzate e hanno profili psichiatrici variegati. Ci sono persone pericolose, che sono seguite da vicino, ma che costituiscono la minaccia nel Paese», ha detto il presidente francese Emmanuel Macron.

Dopo solo quattro mesi dalla rimozione dello Stato di emergenza (introdotto dagli attentati di Parigi del 13 novembre 2015), la Francia si risveglia con l’incubo del terrorismo islamico. A distanza di tre anni dall’attentato contro Charlie Hebdo, ci si domanda perchè non riesca a vincere.Per molte ragioni. Perchè è una battaglia lunga, spesso contro un nemico cresciuto in casa, difficile da individuare, a volte invisibile. Una guerra che richiede una stretta collaborazione tra le intelligence dei vari paesi. Cosa che nei primi anni non è avvenuta come ci si auspicava.

I programmi di de-radicalizzazione hanno sovente deluso le attese. «È molto difficile - spiega Lorenzo Vidino, direttore del programma terrorismo dell’Ispi - valutare già ora la loro efficacia perché sono relativamente nuovi. I risultati si potranno valutare negli anni a venire. Ma la strategia francese di deradicalizzazione si è rivelata, per ammissione delle stesse autorità francesi,un fallimento».

Da tempo il Governo è consapevole che le prigioni continuano a essere il luoghi dove avviene il processo di radicalizzazione. Ma fatica a contrastare il fenomeno. E una volta impregnati di un’ideologia estremista, è difficile recuperare i radicalizzati. Rimuovere le cause sociali che li hanno portati ad aderire all’Isis richiede ancora più tempo e sforzi. Ma è necessario farlo.

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