arte africana

La Francia promette di restituire 26 manufatti saccheggiati nel Benin

Obiettivo 2021, avviati colloqui su una restituzione di una “più ampia serie di opere”, che tuttavia dipende dalle modifiche alla legge francese e dalla costruzione del nuovo museo nello Stato dell'Africa occidentale

di Marilena Pirrelli

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Obiettivo 2021, avviati colloqui su una restituzione di una “più ampia serie di opere”, che tuttavia dipende dalle modifiche alla legge francese e dalla costruzione del nuovo museo nello Stato dell'Africa occidentale


2' di lettura

Lo scorso 16 dicembre un passo importante è stato fatto dal ministro della cultura francese Franck Riester durante una visita in Benin, nella quale ha incontrato il presidente Patrice Talon. Ha dichiarato che 26 manufatti reali saccheggiati dalle truppe francesi durante la conquista coloniale saranno restituiti nel paese dell'Africa occidentale entro il 2021 e firmato un accordo di cooperazione che promette mostre congiunte, prestiti museali e assistenza tecnica.

L'accordo arriva più di un anno dopo che il presidente francese Emmanuel Macron annunciò che le opere reali presenti nelle collezioni del Musée du Quai Branly-Jacques Chirac di Parigi, sarebbero state restituite al Benin. Nel solo museo parigino ce ne sono 3.157. Nel novembre 2017, Macron dichiarò che il ritorno dei manufatti africani dell'era coloniale nel continente sarebbe stata una “priorità assoluta” della sua presidenza. Ha commissionato un rapporto di riferimento sull'argomento dagli studiosi Bénédicte Savoy e Felwine Sarr, che hanno raccomandato il ritorno “incondizionato” del patrimonio africano nelle collezioni pubbliche francesi.

I progressi
Da allora i progressi sono stati lenti, Sarr ha descritto - in una recente intervista al New York Times - la strategia del governo francese di promuovere la “circolazione” temporanea di oggetti africani come un “ritiro”. Del resto la piena restituzione richiederà al parlamento francese di approvare nuove leggi che consentano la dismissione delle raccolte nazionali, ad oggi “inalienabili” per legge. Questo processo potrebbe richiedere anni. Tuttavia, il ministro della cultura beninese Jean-Michel Abimbola ha accolto con favore il gesto del governo francese e “l'apertura di una discussione su un insieme più ampio di opere”.

Il Benin in precedenza aveva richiesto che la restituzione dei manufatti reali fosse posticipata perché il paese non ha un museo adeguato per loro. Un nuovo museo annunciato per il palazzo reale di Abomey potrebbe aprire nel 2022, ma la costruzione non è ancora iniziata. L'Agenzia francese per lo sviluppo, che ha impegnato circa 12 milioni di euro per il progetto, inizierà presto uno studio di fattibilità.
Nel frattempo, il Senato francese ha lanciato un nuovo studio nel quadro giuridico per la restituzione per “dissipare l'area grigia legale che circonda le recenti iniziative del governo”. I risultati sono attesi nella primavera del 2020.

Il Senegal
La mossa segue la visita del primo ministro francese Edouard Philippe in Senegal a fine novembre, quando è tornata alle sue terre d’origine una spada appartenuta al leader musulmano Omar Saïdou Tall, che aveva combattuto i colonialisti francesi a partire dal 1850 e i cui manufatti erano stati sequestrati decenni dopo dalle truppe francesi. L'oggetto, già in mostra a Dakar nel nuovo Musée des Civilisations Noires , appartiene ancora al Musée de l'Armée di Parigi e sarà un prestito quinquennale rinnovabile al Senegal, che ottenne l'indipendenza dalla Francia nel 1960. La cerimonia rientra, infatti, nella nuova politica di circolazione delle opere di origine africana e “non è strettamente una restituzione”, hanno dichiarato dal governo francese. Mentre sono 2.281 i manufatti provenienti dal Senegal presenti nel Musée du Quai Branly-Jacques Chirac. Nel complesso ci sono circa 90.000 manufatti sub-sahariani nelle collezioni pubbliche francesi, molti dei quali saccheggiati o acquisiti forzosamente durante l'era coloniale.

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