arte africana

La Francia restituisce l’arte solo al Bénin e al Senegal

Approvata dall’Assemblea nazionale la norma prevede la restituzione dei manufatti, bottino di guerra di epoca coloniale, provenienti dai due paesi. Non diventerà un principio generale, restano inalienabili le collezioni pubbliche francesi

di Antonio Aimi

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Una delle statue del “Tesoro di Behanzin”

Approvata dall’Assemblea nazionale la norma prevede la restituzione dei manufatti, bottino di guerra di epoca coloniale, provenienti dai due paesi. Non diventerà un principio generale, restano inalienabili le collezioni pubbliche francesi


2' di lettura

Martedì 6 ottobre l'Assemblea Nazionale francese ha approvato all'unanimità una legge che prevede la restituzione al Bénin e al Senegal degli oggetti portati in Francia come “bottino di guerra” durante l'epoca coloniale. Davanti ai parlamentari Franck Riester, Ministro del Commercio Estero, ha dichiarato: «che la restituzione di questi bottini di guerra mostra la volontà di rafforzare la cooperazione coi due paesi africani».


Statue du roi Ghézo

La legge è fatta di due soli articoli

Il primo prevede la restituzione alla Repubblica del Bénin di 26 reperti del MQBJC (Musée du Quai Branly Jacques Chirac) . Si tratta del cosiddetto “Tesoro di Behanzin” costituito da tre statue di re, quattro porte con bassorilievi, di troni, altari, scettri e altri reperti, tra cui un telaio, un sacco di cuoio, i pantaloni di un soldato, ecc.Il “Tesoro di Behanzin” si trovava nel palazzo reale di Abomey e fu “catturato” dai francesi nel 1892 durante le guerre coloniali che misero fine all'indipendenza del ricco regno di Dahomey, che, come è noto, fondava la sua prosperità sul commercio degli schiavi. Dal secondo articolo risulta, invece, che il Senegal avrà la proprietà di una sciabola con fodero, attribuita a El Hadji Omar Tall, un importante condottiero e religioso dell'Africa occidentale del XIX secolo, che attraverso la jihad (la guerra santa) creò un impero teocratico sunnita, che comprendeva parte dell'attuale Mali. La sciabola, che fa parte delle collezioni del Musée de l'Armée , è ora esposta al Musée des Civilisations Noires di Dakar come prestito di lunga durata.

Statue anthropomorphe du roi Ghézo, dal sito del MQBJC

La restituzione

La decisione di rendere questi reperti è contenuta nel discorso pronunciato da Emmanuel Macron il 28 novembre 2017 a Ouagadougou, in Burkina Faso. In quella occasione, il presidente della Repubblica, sorprendendo un po' tutti, aveva dichiarato che la sfida alla base della costruzione di nuove relazioni di amicizia tra la Francia e l'Africa era appunto la questione della repatriation.In particolare, aveva detto che voleva che entro cinque anni si creassero le condizioni per “delle restituzioni temporanee o definitive del patrimonio africano in Africa”. A lungo gli specialisti si erano chiesti quale fosse l'origine di queste parole che, sembra, avevano colto di sorpresa gli stessi addetti ai lavori dei musei e delle università francesi. Si era anche ipotizzato che, a partire dai limiti dei musei africani, la Francia attraverso le restituzioni volesse in qualche modo replicare l'esperienza del Louvre Abu Dhabi , che, come è noto, oltre al Louvre aveva coinvolto lo stesso MQBJC . Tuttavia, questo scenario e le ipotesi di altre restituzioni sembrano ora cancellate, dato che il Ministro della Cultura, Roselyne Bachelot, ha ribadito che il progetto vale solo per questo caso specifico e non diventerà un principio generale, riaffermando cosi il carattere inalienabile delle collezioni pubbliche francesi.

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