Francia

La freddezza che si cela dietro il fascino di Emmanuel Macron

di Simon Kuper


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(Afp)

4' di lettura

Emmanuel Macron si guarda il video sul telefonino di un evento della campagna elettorale in cui qualcuno gli aveva lanciato un uovo che gli si era rotto in testa. Fa una sonora risata e se lo rivede di nuovo. «Non mi ha fatto male. Lo ha lanciato da una bella distanza, vede?» commenta con la moglie Brigitte e un assistente. «Quel tizio è stato fortunato.»

La scena è tratta da Emmanuel Macron, i retroscena di una vittoria (Behind the scenes of a victory), un docufilm girato dietro le quinte della sua campagna che è andato in onda su TF1 dopo la sua elezione. È il ritratto più intimo che io abbia visto di un leader politico. Dopo l'artificiosità della campagna, cominciamo finalmente a conoscerlo meglio. Dietro l'uomo sicuramente fuori dal comune, si cela un lato oscuro. Una persona che lo conosce bene da tanti anni mi ha detto: «È un seduttore seriale. E poi ti uccide.»

Gran seduttore
Il termine giusto per definire Macron è “grand séducteur” come direbbero i francesi: ha imparato presto che il fascino avrebbe potuto portarlo ovunque. Chi non ha fantasticato al liceo di sedurre la sua insegnante più affascinante? Ebbene Macron lo ha fatto, nonostante Brigitte lo avesse inizialmente respinto.
E ha anche imparato presto a essere il migliore, il che non vuol dire che sia una mente eccelsa. È stato respinto due volte all'esame di ammissione all'Ecole Normale Supérieure, la migliore grand école di Francia, ma è uno spirito eclettico, in grado di imparare subito qualsiasi cosa, dalle opere di Rossini a Hegel. Il padre, un neurologo, aveva fatto un uso più discreto della sua intelligenza: il suo articolo scientifico più citato studia lo starnuto dei gatti. Tuttavia il fascino di Macron aveva bisogno di orizzonti più ampi. Dopo la tesi di dottorato su Macchiavelli, ha fatto presto fortuna come banchiere, dopodiché ha fatto un'immersione così profonda nell'economia da essere nominato ministro.
Come il suo predecessore politico Tony Blair, che si era insediato a Downing Street a maggio di vent'anni fa, Macron di fondo è un attore (Brigitte era la sua insegnante di recitazione.) Guardate il video in rete dove un giornalista gli dà una copia del Misantropo di Molière, uno dei suoi testi preferiti, e gli chiede di prepararsi la scena iniziale in modo da recitarla insieme la settimana seguente. Ma Macron gli dice: no, facciamola subito, e comincia a declamare a braccio: «Vi prego, lasciatemi.» Oltre al sogno di fare l'attore di teatro, aveva anche quello di diventare pianista.

Docufilm
Per realizzare il docufilm, Macron ha portato un microfono per tutta la campagna, spegnendolo solo nei momenti “privati”. Non che la cosa lo disturbasse, visto che lui recita sempre e comunque, conquistando chiunque gli giri intorno. Una persona che ha lavorato con lui quando era consulente di François Hollande, mi ha raccontato che dopo lunghe trattative economiche che si erano protratte per tutta la notte, alle 5 del mattino solo Macron aveva mantenuto alto lo spirito. Nel docufilm il suo staff gli dà del tu. Macron recita spesso la parte del bambino irresistibile. «Oh merde! Deuxiéme fois, putain!» lo si sente imprecare nel docufilm dopo aver guardato il telefono. «Che c'è?» gli chiede Brigitte. Macron le spiega che la sua squadra del cuore, il Marsiglia, ha perso un'altra volta. «E noi ce ne infischiamo» gli dice lei con tono da maestrina, facendogli cercare nelle tasche della giacca i numeri del conto in banca. Macron è in grado di recitare qualsiasi registro: quando la sua alleata politica Corinne Erhel è morta all'improvviso a cinquant'anni, a pochi giorni dalle elezioni, lui ha fatto un bellissimo discorso ai suoi collaboratori con la voce strozzata. Ti viene voglia di applaudire.
Come Blair, a Macron piace conoscere di persona chi ce l'ha con lui perché è convinto di poterlo conquistare con il suo charme. Come la sua famosa performance durante la campagna elettorale alla fabbrica della Whirlpool, quando ha parlato agli operai che stavano dalla parte della sua rivale, Marine Le Pen.
La sua lunga e solitaria camminata verso il palco sulla spianata del Louvre la sera della vittoria, denota una verità: Macron cammina da solo. Caso praticamente unico nella storia dell'Occidente democratico moderno, Macron ha conquistato il potere senza aderire a un partito. Lui non cerca alleati fedeli. Lui seduce chi gli fa comodo, poi lo scarica e lo umilia.

Hollande
Il primo con cui l'ha fatto è stato Hollande che ha nominato Macron ministro, ma che Macron ha abbandonato per mettersi per conto suo. La settimana scorsa l'alleato di Macron, François Bayrou, lo ha accusato di rinnegare gli accordi presi per le legislative di giugno (Macron ha subito ricucito lo strappo). Poi l'ex-primo ministro Manuel Valls, che pensava di essersi alleato con Macron, ha scoperto di essere stato scaricato. «Hollande è perfido, ma nei limiti» ha dichiarato Valls. «Macron è perfido, ma non conosce codici di comportamento e dunque non ha limiti.»

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Le Pen ha deriso Macron definendolo una creatura del «sistema». Si sbaglia: Macron non è la creatura di nessuno perché lui non è fedele a nessuno. È questo che lo rende un trasgressore nato come Blair, pronto a calpestare i sacri dogmi. Quando era ministro dell'economia, ho notato una scritta sulla lavagna di uno degli uffici dei suoi assistenti. «Se si muove, tassalo. Se continua a muoversi, regolalo. Se non si muove, prova con le sovvenzioni.» Il motto su un ruolo dello Stato nell'economia, da parte del meno francofilo dei politici, Ronald Reagan (anche lui attore), era un sacrilegio nella Francia statista.
Per figurarsi come andrà a finire, pensate a Blair. La fiducia nella sua buona stella gli fece credere di aver ragione sulle presunte armi di distruzione di massa dell'Iraq e trascinò in guerra parlamentari ed elettori. Chi viene sedotto e abbandonato, non perdona, ed è per questo che adesso la gran parte degli inglesi detesta Blair.
(Traduzione di Francesca Novajra)
© The Financial Times Limited 2017

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