PRIVATE DEBT

La frenata delle banche spiana la strada al credito sul mercato

di Matteo Meneghello


2' di lettura

I numeri sono comprensibilmente molto lontani da quelli del mercato Uk, ma anche in Italia il private debt inizia a farsi strada. L’anno scorso (Aifi presenterà proprio oggi con Deloitte i dati dell’Osservatorio sul mercato) le emissioni di minibond hanno raggiunto in Italia il record storico, sfondando il tetto del miliardo di euro. Dal punto di vista dell’offerta il private debt si è mostrato strumento flessibile per finanziare una varietà di operazioni e per agevolare le esigenze dei private equity: senior debt tradizionale, unitranche, mezzanino, holco Pik e growth capital sono le tipologie di finanziamento disponibili, (diverse per struttura, durata, costo, garanzie e tipologia di uscita dal finanziamento), destinate a sostenere acquisizioni oppure linee di investimento in capex. Il target è di solito indirizzato verso realtà industriali con almeno 5 milioni di Ebitda, ma la popolarità dello strumento è ormai diffusa, come dimostra il recente caso di Tasca D’Almerita, la cantina siciliana che ha annunciato di avere emesso quest’anno un milione di euro a 2 anni, strumento che si aggiunge ad altri del recente passato, a sostegno dell’internazionalizzazione.

Il profilo di rischio più elevato in questo tipo di operazione rendono il private debt ancora poco appetibile per il mercato retail e in Italia si contano solo poche esperienze di strumenti di questo tipo indirizzati al risparmio. «Può avere un impatto sensibile sul risparmiatore finale, visti i profili di rischio, e per questo, anche all’estero, non è giudicata un’opportunità - spiega Daniele Candiani, partner debt advisory di Deloitte corporate finance -. Nella maggior parte dei casi gli investitori sono fondi privati che raccolgono masse da investitori istituzionali, fondi pensione, o fondi di private equity». Secondo l’ultima analisi di Deloitte, aggiornata a giugno di quest’anno, a livello internazionale si è confermato un trend di crescita, con un decremento del numero di operazioni ma con una crescita del taglio medio. «In Italia - spiega Candiani - c’è però ancora molto da fare, con un taglio medio che vale un quinto delle operazioni gestite sul mercato anglosassone. Nel nostro mercato è ancora significativa la concorrenza del sistema bancario, anche se i due canali non sono in concorrenza tra di loro, ma sono complementari».

A conferma di un fenomeno in espansione, Borsa italiana ha presentato poche settimane fa ExtraMot Pro cube, listino pensato per le quotazioni di strumenti di debito con valore inferiore ai 50 milioni, con 157 strumenti emessi da 114 società per una raccolta di 5 miliardi. Anche Cdp ha mostrato grande interesse, negli ultimi anni, in questi strumenti, partecipando nel 2019 a 5 operazioni di emissioni per 115 milioni e investendo 58,5 milioni.

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