economia

La frenata della ricca Brianza sul Rapporto Lombardia del 17 gennaio

In rallentamento esportazioni e produzione ma il tono di fondo del tessuto industriale resta solido


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4' di lettura

La ricca Brianza accusa qualche battuta d'arresto, come sottolinea il Rapporto Lombardia in edicola son Il Sole24Ore del 17 gennaio. Per i bilanci delle aziende di Monza e Brianza quella del 2018 è stata una buona annata. Caratterizzata da utili complessivi in crescita, aumento della quota di aziende in grado di esprimere un profitto, in parallelo ad un aumento importante dei ricavi aziendali.

L’indagine Assolombarda
Il quadro che emerge dall'ultima ricerca di Assolombarda (Top500+, le eccellenze di Monza e Brianza) è mediamente favorevole e la lettura dei numeri aziendali lascia spazio all'ottimismo. Che tuttavia si riduce in modo evidente guardando alle indicazioni successive, quelle del 2019. Dove emerge anzitutto una battuta d'arresto per l'export, con la provincia a pagare dazio nell'area della meccanica al rallentamento del settore auto, più in generale a patire gli effetti della frenata del commercio internazionale. Minori vendite oltreconfine che si traducono in un calo della produzione industriale di oltre un punto nei primi nove mesi dell'anno.

Il caso Atalanta
Intanto i successi dell'Atalanta stanno mettendo il turbo all'economia della provincia di Bergamo, che ha nello scalo di Orio al Serio e nell'hub di Ryanair fattori chiave di crescita.

Il Roadshow Smartland
Cruciali saranno poi gli investimenti in innovazione. Evidenziare le best practice e mettere in luce i percorsi innovativi di successo in regione è l'obiettivo del roadshow “Smartland, la Lombardia del Futuro” organizzato dal Gruppo 24 ORE in partnership con Regione Lombardia, Confindustria Lombardia, Ubi Banca e Fondazione Fiera Milano, percorso che prende il via il 29 gennaio dalla università Liuc di Castellanza per terminare a ottobre a Milano. Terreno privilegiato la Lombardia per trattare questi temi, tenendo conto dei numerosi primati regionali in questo ambito, a partire dai “mattoni di base”.

Le start-up
Sono state infatti più di 500 le start-up che nel corso del 2019 hanno avviato la propria attività in Lombardia, portando il totale a ridosso di quota 3mila e rafforzando il già robusto primato della regione, che arriva ora a “spiegare” poco meno del 27% del totale nazionale, due punti in più rispetto all'anno precedente. Solo un tassello, per la verità, all'interno di un quadro più ampio. Che vede più laureati, Università che scalano le classifiche nazionali, un'alta produttività della ricerca. Con le ultime rilevazioni sull'attività innovativa della Lombardia a evidenziare l'inserimento della regione in un percorso virtuoso. Che confermando da un lato la leadership italiana (qui si concentra il 21% della spesa in ricerca e il 32% dei brevetti), evidenzia dall'altro la progressiva riduzione dei gap rispetto ai migliori benchmark europei. A cui si aggiunge un primato non banale: nei ranking internazionali le migliori università del territorio per la prima volta si posizionano davanti al Bayern, raggiungendo così la vetta della classifica. Interessanti gli investimenti per il nuovo polo Eni di San Donato Milanese, all’insegna dell’ambiente e dell’innovazione.

Crowdfunding
Importante anche il tema del finanziamento dello sviluppo. Tecnologie, servizi e immobiliare: in Lombardia si trovano 120 delle 300 imprese italiane che hanno scelto l'equity crowdfunding per sostenere le propria crescita, allargando la platea dei soci, secondo i dati dell'Osservatorio Crowdinvesting della School of Management del Politecnico di Milano. La campagna più ricca (3,29 milioni) è stata quella di Sixth Continent Europe su 200 Crowd. Tra le aziende di servizi Cleanbnb (per la gestione degli affitti a breve), Winelivery app che consegna vini e drink a domicilio, Vivavoce centro medico per la balbuzie. Tra i settori emergenti l'immobiliare: lo strumento dell'equity crowdfunding consente ai piccoli investitori di accedere a questa tipologia di asset class.

La Cartiera di Mantova
Finanza ma anche ambiente. Il rilancio della Cartiera di Mantova, chiusa dal 2013, entra in una fase cruciale. Il gruppo Pro-Gest, che l'ha acquistata nel 2015 dalla Burgo, ha investito più di 250 milioni per farne una moderna fabbrica di carta da imballaggio alimentata con carta riciclata, esempio di economia circolare. Ma sul termovalorizzatore, per bruciare gli scarti di lavorazione producendo energia, ha scatenato proteste e ricorsi. Il risultato è che, a quasi cinque anni dall'acquisizione, lo stabilimento non è ancora in funzione e 150 posti di lavoro restano al palo. Ora Pro-Gest ha ridimensionato il progetto e cancellato il termovalorizzatore, e spera in una nuova autorizzazione il cui iter sta partendo in questi giorni.

Gli orafi di Milano
Infine, alla ricerca del volto nascosto del tessuto economico locale. Le basiliche lombarde sono ricche di testimonianze della millenaria tradizione orafa della regione. Basti pensare che una delle vetrate del Duomo di Milano fu donata dagli orefici milanesi nel Quattrocento e racconta la storia di San Eligio, patrono della categoria. Grazie alle tante botteghe che lavoravano per la Curia o le corti delle varie epoche , in tutta la Lombardia le generazioni si sono tramandate il know how orafo ma anche la convinzione che ogni bottega potesse trovare una sua caratteristica e spesso unica forma di creatività. Stilisti-imprenditori ante litteram, potremmo dire. Oggi il legame con la moda e il lusso è molto forte, ma è forte soprattutto il valore economico del settore: in Lombardia ci sono 4mila aziende (il 12,9% del totale nazionale) per circa 11mila addetti, cresciuti negli ultimi cinque anni dell'8%, trainati dalla dinamicità di Milano (+14%). Il sistema ha successo e assicura a se stesso un futuro anche grazie alla rete di scuole del capoluogo e di altre città e vive una congiuntura particolarmente fortunata: l'80% dei gioielli venduti nel mondo è unbranded, ma molte gioiellerie milanesi fanno scuola, diventando marchi, grazie alla creatività dei proprietari, che spesso sono anche designer dei gioielli che vendono.

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