viticoltura

La Frianciacorta brinda, produzione al +10%

In regione una crescita di 1,4 milioni di ettolitri: ottima la qualità dell'uva

di Giorgio dell'Orefice

default onloading pic
I produttori della Franciacorta non hanno riscontrato problemi con le giacenze. Durante il lockdown sono stati attivati i canali di vendita online per sopperire alla chiusura di hotel e ristoranti

In regione una crescita di 1,4 milioni di ettolitri: ottima la qualità dell'uva


4' di lettura

Il vino in Lombardia vuole rialzare la testa. I produttori della regione più colpita dalla pandemia e in particolare quelli della Franciacorta, la denominazione italiana di gran lunga più esposta al Covid-19, vogliono ripartire. E lo vogliono fare anche grazie a una vendemmia che è stata positiva.

Le stime di Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini attribuiscono all’intera regione una crescita produttiva 2020 del 10% circa con un volume di oltre 1,4 milioni di ettolitri e ottime premesse sotto il profilo qualitativo.

Attese che sia sotto il profilo quantitativo che sotto quello della qualità condivise in Franciacorta, la Docg che ha pagato un prezzo altissimo alla pandemia sia sotto il profilo delle vite umane (sono molte le aziende che sono state colpite) che sotto quello economico.

Sul piano del mercato a pesare è stata soprattutto la serrata dei ristoranti in Italia e all’estero perché lo spumante metodo classico bresciano è commercializzato con percentuali superiori al 70% proprio nel canale horeca. «Innanzitutto a differenza di altre denominazioni non guardiamo con preoccupazione la crescita produttiva perché non abbiamo problemi di giacenze – spiega il presidente del Consorzio della Franciacorta Docg, Silvano Brescianini -. Già nel corso dei mesi estivi abbiamo registrato dei segnali di risveglio del mercato. Nella nostra zona è andato molto bene l’enoturismo, prevalentemente italiano e nel corso della pandemia abbiamo recuperato terreno sul fronte delle vendite online. L’ecommerce cresce ovunque, in alcuni mercati come gli Usa anche con progressi a tre cifre, ma non ci si improvvisa e occorrono competenze specifiche sulla logistica e sul marketing. Ecco, se c’è un insegnamento importante che ci è venuto dall’esperienza del lockdown è che occorre diversificare i mercati sia sotto il profilo geografico che sotto quello della tipologia dei canali».

In particolare la ripartenza del turismo tra le cantine bresciane è testimoniata dagli ottimi risultati registrati in prevendita dal Festival del Franciacorta che quest’anno si snoderà lungo due weekend: cominciato lo scorso 12 settembre si concluderà nel fine settimana del 20. «Certo per le regole anti-Covid (per le quali abbiamo dovuto spalmare la manifestazione su due fine settimana) non potremo accogliere tutte le persone che avremmo voluto – aggiunge Brescianini –. Ma un dato è certo: dove era possibile prenotare, visite in azienda o trekking nei vigneti, è andato tutto esaurito». E sempre nell’ottica della ripartenza al Consorzio di tutela hanno pensato di inaugurare proprio nei giorni scorsi la nuova sede nel centro di Erbusco. «L’inaugurazione era in calendario lo scorso 5 marzo – dice ancora il presidente del Consorzio – e per ovvi motivi l’appuntamento è stato rinviato. Abbiamo celebrato quel momento adesso, sperando che possa essere di buon augurio per la nostra ripartenza».

Altra differenza che contraddistingue i produttori franciacortini da quelli di altre denominazioni è l’assenza di qualsiasi preoccupazione per l'atteso rimbalzo produttivo. «Noi non abbiamo problemi di giacenze – spiega Maurizio Zanella, chairman e fondatore di Ca’ del Bosco (247 ettari vitati, circa 2 milioni di bottiglie prodotte per un giro d’affari di oltre 40 milioni di euro) – anzi, probabilmente se non ci fosse stato il Covid molte cantine quest’anno avrebbero esaurito la propria produzione. Per questo quella di una buona vendemmia è di certo una buona notizia, avevamo bisogno di ricostituire le scorte».

Le preoccupazioni semmai sono sul mercato. «La serrata della ristorazione – ha aggiunto Zanella - è stata un bruttissimo colpo. Oltre l’80% della nostra produzione viene commercializzata tra hotel e ristoranti. Segmento che ha mostrato segnali di risveglio nel corso dell’estate, nonostante l’assenza dei turisti stranieri. C’era voglia di tornare a uscire e abbiamo registrato risultati migliori del medesimo periodo del 2019. Ora guardiamo con trepidazione alla ripresa delle scuole che segnerebbe un importante passo verso il ritorno alla normalità. Come guardiamo con attenzione all’export che è ripreso in Cina e Stati Uniti, dà segnali positivi in Svizzera e Germania mentre ancora in stand by è il Giappone».

«La vendemmia 2020 è stata ottima, davvero di buon auspicio – aggiunge Francesca Moretti, ad di Terra Moretti vino (203 ettari vitati 64,7 milioni di euro di fatturato, 8,4 milioni di bottiglie prodotte di cui oltre 2 di Franciacorta con i marchi Bellavista e Contadi Castaldi) -. Le uve sono maturate in maniera molto graduale nel corso dei mesi e oggi ci ritroviamo con parametri di acidità e qualitativi raramente raggiunti. La nostra cantina inoltre tornerà ad avere 2.500-3mila ettolitri di riserve che per noi sono molto importanti. Le premesse insomma sono ottime».

Il lockdown, secondo l’ad di Terra Moretti ha penalizzato una produzione particolarmente esposta con il canale della ristorazione ma ha consentito di imprimere un’accelerazione al canale delle vendite online. Lo scorso anno a settembre il nostro fatturato online era di 300mila euro, quest’anno siamo già oltre il milione. Abbiamo aperto un nostro shop sul web che ci consente di mantenere un rapporto diretto con il cliente e - differenza delle grandi piattaforme di ecommerce – ci permette di effettuare un monitoraggio attento sul posizionamento di prezzo del nostro prodotto. Aspetto per noi imprescindibile».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti