ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla lotta al covid-19

La fuga in avanti di Mosca, al via le vaccinazioni con Sputnik

Putin ha ordinato l’inizio della somministrazione del farmaco, malgrado le perplessità della comunità scientifica internazionale. E degli stessi russi

di Antonella Scott

Covid, Russia: "Il vaccino Sputnik e' efficace al 95% ed e' il piu' accessibile"

Putin ha ordinato l’inizio della somministrazione del farmaco, malgrado le perplessità della comunità scientifica internazionale. E degli stessi russi


5' di lettura

Ha voluto essere il primo a tutti i costi e per questo lo hanno chiamato Sputnik, come il piccolo satellite artificiale che il 4 ottobre 1957 portò l’Unione Sovietica in orbita attorno alla Terra, cogliendo di sorpresa gli Stati Uniti. E ora, dopo aver annunciato al mondo di aver registrato ufficialmente per primi il farmaco contro il virus Sars-CoV-2, l’11 agosto scorso, il 2 dicembre Vladimir Putin ha compiuto un nuovo scatto in avanti, ordinando un altro “primo passo”: «È giusto essere prudenti - ha detto alla vicepremier Tatiana Golikova -. Ma so che l’industria e il sistema sanitario sono pronti. Date inizio alle vaccinazioni di massa, al lavoro!».

Al quarto posto nel mondo per numero di casi di coronavirus registrati, dopo Stati Uniti, India e Brasile, la Russia conta 2.402.949 contagi e 42.176 morti dall’inizio della pandemia (dati aggiornati al 5 dicembre). In questa seconda fase, come in diversi altri Paesi, le restrizioni regionali hanno preso il posto del lockdown generalizzato. E dopo il picco di infezioni registrate il 27 novembre, l’aumento dei contagi sta rallentando.

Loading...

Quando il vaccino sarà sul mercato, tutti potranno vederne la composizione. E non ci saranno più segreti

Vicedirettore Ricerca, Centro Gamaleya Denis Logunov

Mosca in prima linea

Ma ora la crociata contro il Covid-19 passa dalla fase difensiva all’attacco. In tutta la Russia, si afferma ufficialmente, anche se le autorità regionali sembrano avere poche informazioni e ancor meno dosi del vaccino Sputnik V. Tutto parte da Mosca, dove il 4 dicembre il Comune ha aperto le prenotazioni online per farsi vaccinare, a partire dal giorno successivo, gratuitamente. In 70 centri clinici organizzati in città, con l’obiettivo di aprirne presto altri cento. Il sito web del Comune ha tutte le spiegazioni: precedenza a chi è in prima linea, medici e personale sanitario, insegnanti e assistenti sociali tra i 18 e i 60 anni. Su base volontaria, si ripete: anche se l’agenzia Reuters, citando la testimonianza di dipendenti del settore pubblico, parla di pressioni a farsi vaccinare da parte dei rispettivi dirigenti, probabilmente ansiosi di dimostrare il raggiungimento delle “quote”.

«Nelle prime cinque ore - scriveva venerdì il sindaco Serghej Sobjanin dal proprio sito personale - si sono registrate 5.000 persone, quelli che rischiano la salute e la propria vita di più. Per gli altri moscoviti la vaccinazione gratuita sarà disponibile in seguito». Secondo Kirill Dmitriev, in prima linea sul fronte del vaccino russo in quanto responsabile del fondo sovrano Rdif che ne finanzia sviluppo e distribuzione, nel mese di dicembre i russi vaccinati saranno due milioni. E due milioni di dosi sono quelle che - Putin ha assicurato - saranno disponibili per cominciare.

Conclusioni premature?

Ma è proprio la rapidità con cui la Russia si è piazzata alla testa del drappello anti-Covid-19 a lasciare perplessa la comunità scientifica internazionale, secondo cui l’approvazione delle autorità e ora il via libera a una vaccinazione su larga scala sono arrivati prima di aver completato le opportune verifiche su sicurezza ed efficacia del vaccino Sputnik, senza aver completato le tappe della sperimentazione (la fase 3), senza una trasparente condivisione di dati e informazioni. Con Putin, per contro, coinvolto personalmente nell’impresa, al punto da aver rivelato l’estate scorsa che una delle due figlie, medico endocrinologo, ha partecipato alla sperimentazione.

Una delle prime vaccinazioni in una clinica di Mosca, il 5 dicembre, ripresa dalle telecamere

La geopolitica dei vaccini

E ora la fase della distribuzione ad altri Paesi, con cui Mosca ha stretto accordi per fornire il proprio Sputnik V, è destinata ad alimentare altre polemiche: l’Unione Europea ha già obiettato all’intenzione dell’Ungheria di importare il vaccino russo, non ancora passato alla revisione dell’Agenzia europea per i medicinali, l’Ema. Gratuito all’interno della Russia, Sputnik V dovrebbe costare meno dei rivali all’estero: dieci dollari rispetto ai 39 del vaccino Pfizer-BioNTech, scrive il Moscow Times. Ma più delle leggi del mercato, peseranno quelle della geopolitica: il Kazakhstan, fedele alleato di Mosca, inizierà a produrre lo Sputnik V il 22 dicembre; l’Ucraina invece non lo prende neppure in considerazione: «Il vaccino russo non esiste - afferma il ministro della Sanità ucraina Maksym Stepanov -. Non vale la pena di discuterne: hanno registrato un vaccino che deve ancora passare attraverso la terza fase di test».

Attacco in due tempi

Come il “cugino” sviluppato a Oxford, Sputnik V funziona utilizzando come vettore virale un adenovirus, ingegnerizzato senza il gene che gli permetterebbe di riprodursi e, una volta iniettato con il materiale genetico del coronavirus, incaricato di innescare la produzione delle proteine “spike” - le puntine del coronavirus - senza però riuscire a infettare l’organismo: provocando al contrario nelle cellule la produzione di anticorpi e costruendo l’immunità.

Due sono le fasi di attacco che distinguono il vaccino russo, e due i diversi vettori: adenovirus 26 e 5, iniettati ad alcune settimane di distanza con il secondo mirato a potenziare la risposta immunitaria. Una tecnologia sviluppata dal Centro nazionale di epidemiologia e microbiologia che porta il nome del pioniere russo Nikolaj Gamaleya e che si descrive «leader mondiale» dei vaccini basati su adenovirus. A partire da quello contro il virus Ebola.

L’efficacia attribuita al vaccino Sputnik V, cioè la capacità di proteggere le persone dal virus, è pari al 95%, riferisce Gamaleya. Anche nel campo dell’efficacia i russi sembrano soprattutto preoccupati di spostare l’asticella un po’ più avanti degli altri. Come nella quantità: a differenza del “compagno di viaggio” lanciato nello spazio, il vaccino Sputnik non è solo. Un secondo preparato, EpiVacCorona di Vektor Center, ha ottenuto l’autorizzazione delle autorità; ma lo scorso ottobre Anna Popova, capo dell’agenzia responsabile per la sicurezza e i diritti dei consumatori (Rospotrebnadzor), ha citato addirittura dieci vaccini in lavorazione.

I rinforzi in ritardo

Tutto questo non sgombra il campo dai dubbi, all’interno e fuori dalla Russia: un sondaggio effettuato a inizio dicembre da SuperJob per l’agenzia Ria Novosti ha concluso che soltanto il 22% dei russi è disposto a farsi vaccinare, e solo un russo su 11 accetterebbe di farlo subito. Secondo il sito di notizie Meduza, inoltre, sono emersi problemi relativi alla produzione della seconda dose di Sputnik: mentre la prima è in linea con i tempi previsti, e le dosi pronte sono ormai alcuni milioni, problemi tecnici stanno frenando il vaccino di richiamo, da somministrare - secondo le fonti - dopo 21-50 giorni.

Meduza cita una fonte governativa e una nell’industria farmaceutica russa: «Il presidente Putin non scherzava, quando ha annunciato l’inizio delle vaccinazioni di massa - spiegano -: abbiamo quantità sufficienti per la prima dose, vaccinare due milioni di persone prima della fine dell’anno è assolutamente possibile».

Il verdetto del mercato

Al momento, però, Sputnik rischia di fermarsi a metà strada: per tutti i produttori coinvolti - Meduza cita Generium di Pharmstandard e Binnopharm di AFK Sistema, a cui si unirà presto la pietroburghese Biocad - la sfida ora è puntare tutto sulla seconda dose. Il problema, assicurano le fonti di Meduza, sarà risolto. «Battere gli americani e gli europei è un obiettivo finanziario per conquistare il mercato - diceva l’estate scorsa a Meduza Denis Logunov, responsabile della squadra del Centro Gamaleya che ha sviluppato Sputnik -. Ma io non conquisto i mercati, io elaboro trattamenti. Che devono essere buoni ed efficaci». E quando il vaccino sarà sul mercato, concludeva il microbiologo russo, «tutti potranno vederne la composizione. E non ci saranno più segreti».


Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti