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Coronavirus, «smart working obbligatorio per le Pa»: la circolare del ministero

Il passaggio dalla sperimentazione all'obbligo, sottolinea la circolare, è la conseguenza delle misure scritte nel primo decreto Coronavirus, il Dl 9/2020

di Gianni Trovati

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Il passaggio dalla sperimentazione all'obbligo, sottolinea la circolare, è la conseguenza delle misure scritte nel primo decreto Coronavirus, il Dl 9/2020


2' di lettura

Per le pubbliche amministrazioni la riorganizzazione necessaria a rendere possibile e favorire il lavoro a distanza non è più un suggerimento, ma un obbligo. Lo spiega la ministra della Pa Fabiana Dadone nella circolare sullo smart working appena firmata. Il passaggio dalla sperimentazione all'obbligo, sottolinea la circolare, è la conseguenza delle misure scritte nel primo decreto Coronavirus, il Dl 9/2020.

Smart working: la circolare per le Pubbliche amministrazioni

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Le sanzioni per i dirigenti che non adeguano gli uffici
Nel nuovo quadro, insomma, dovrebbero partire anche le sanzioni ai dirigenti degli uffici che non si adeguano, fatte da valutazioni negative che finirebbero per colpire la quota di busta paga legata ai «risultati». Questo almeno nelle intenzioni delle norme, anche se il condizionale è d'obbligo per i tanti problemi sull'attuazione, da portare avanti «senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica», e sul monitoraggio, finora nei fatti rimasto lettera morta.

Soluzioni per agevolare l’accesso condiviso
In ogni caso, la circolare detta una serie di istruzioni operative, a partire dall'opportunità di adottare soluzioni cloud per agevolare l'accesso condiviso dei dipendenti a dati e documenti, il ricorso a videoconferenze e a modalità flessibili di svolgimento del lavoro. Modalità flessibili, spiega la circolare, che possono essere facilitate anche dalla disponibilità dei dipendenti a usare i propri computer domestici per lavorare.

Ripensare le procedure interne
Come si vede, la spinta alla macchina dello smart working nella Pubblica amministrazione non può superare la forma dell'invito, soprattutto nelle tante pubbliche amministrazioni che finora non hanno adottato misure organizzative reali per far partire lo smart working. Anche perché per dare davvero la possibilità ai dipendenti di lavorare da remoto occorre ripensare a fondo le procedure interne, in un lavoro che mal si concilia con i tempi dell'emergenza.

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