Rebranding

La Galleria Nazionale delle Marche si rinnova: nuovo brand e nuove opere

L'emergenza Covid ha catalizzato processi del museo che ha ridisegnato l’immagine e ampliato gli spazi e la collezione

di Giuditta Giardini

4' di lettura

La Galleria nazionale delle Marche cambia volto. In questo ultimo particolarissimo anno, il museo ha investito molto nella cura della propria immagine, ricercando maggiore autonomia dal Palazzo Ducale, splendida cornice, che accoglie la collezione permanente. A catalizzare questa transizione è stata la chiusura forzata del museo durante l'anno primo del coronacene e, quindi, la sostituzione della fruizione diretta con eventi virtuali. La riorganizzazione ha imposto un dirottamento delle risorse verso la comunicazione per permettere un'offerta di qualità.

Il progetto «100 opere svelate. Dai depositi ai musei»

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Una nuova grafica a misura d’uomo contemporaneo

La prima fase del cambiamento è stata la svolta iconografica, curata, in collaborazione con l'ISIA di Urbino, dai docenti Leonardo Sonnoli e Irene Bacchi; la nuova linea grafica è pulita, sintetica ed efficace. Tramite la dismissione del logo, ossia lo stemma del primo Duca di Urbino, Federico da Montefeltro, la Galleria si svincola dal giogo del Palazzo e partecipa alla contemporaneità. La cittadella fortificata concepita dall'architetto dalmata Luciano Laurana resta un importante e prezioso contenitore delle attività che, tuttavia, non esaurisce la missione dell'Istituto che può andare oltre, concettualizzandosi in piccoli dettagli di grandissime opere. Secondo il portavoce della Galleria Nazionale delle Marche, la riduzione ai minimi termini della grafica del museo: «è un'innovazione ma, allo stesso tempo, continuazione di un discorso ed una ricerca che non rinnega il passato». Nelle proporzioni calibrate si intravede la modularità e le misure dell'umanesimo matematico urbinate che scandisce il Palazzo rendendolo, all'occasione, una superba quinta o, altre volte, una scatola prospettica in cui le opere d'arte sono le vere protagoniste.
Il cambiamento si è sostanziato anche nella produzione in house di video di qualità che hanno reso la collezione accessibile on demand.

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Appuntamenti

Sotto l'egida senza più il sole e l'aquila dei Montefeltro, ma con la linearità matematica di Piero della Francesca si arricchisce l'agenda della Galleria. Dal 21 maggio al 12 settembre 2020 ospiterà, in collaborazione con i Musei Vaticani e con il Mobilier National di Parigi, una mostra dedicata a Raffaello e al mondo degli arazzi, ‘Sul Filo di Raffaello'.
Per l'autunno del 2021 è, invece, in programma la mostra ‘Città di Dio. Città degli uomini. Architetture dantesche e utopie urbane' curata da Luigi Gallo e Luca Molinari (25 novembre 2021 – 27 marzo 2022) in cui verrà messo in luce, per la prima volta, l'immaginario architettonico del poeta fiorentino.

Un nuovo secondo piano con prestiti da Brera

Il direttore Luigi Gallo, insediatosi lo scorso novembre, racconta di come al suo arrivo l'appartamento roveresco al secondo piano fosse «un cantiere», mentre oggi quello spazio è stato rimesso a nuovo per ospitare il prosieguo della collezione del piano nobile e cinque prestiti di opere provenienti dai depositi della Pinacoteca Nazionale di Brera. Spiega il direttore Gallo che lo scambio fa parte del progetto ‘100 opere svelate. Dai depositi ai musei' che prevede una collaborazione tra musei autonomi, promossa dal Ministero e, più specificatamente dalla Direzione Generale Musei. I più grandi musei d'Italia mettono a disposizione di altri istituti opere che hanno in deposito e che non hanno possibilità di esporre. «Alla Galleria, prevediamo che verranno trasferite - in deposito temporaneo - cinque tele dalla Pinacoteca Nazionale di Brera, provenienti dal territorio marchigiano. Si tratta di opere di Federico Barocci, Simone Cantarini e Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio che, per la loro collocazione cronologica, andranno inserite nelle sale del secondo piano interessante dall'ampliamento e riallestimento dell'esposizione» spiega Gallo.

Le opere in movimento

‘100 opere svelate. Dai depositi ai musei' è un esempio di ‘circolazione virtuosa'. Il progetto crea una rete di prestiti su tutta la penisola con lo scopo di far conoscere quelle opere che i musei proprietari non possono o non vogliono esporre. Non si tratta di opere minori, ma capolavori di Mattia Preti, Salvator Rosa, Luca Giordano, De Pisis, Carrà, Balla, Andrea di Bartolo, scuola di Guido Reni, Pomarancio, la lista è lunga. Nella circolare ministeriale 14/2020 è spiegato l'intento dell'operazione: far riavvicinare le opere, un tempo collocate in Chiese e pinacoteche civiche e, poi, confluite nei grandi musei, ai loro luoghi di origine. I capolavori ospiti, durante i mesi del prestito, diventeranno le protagoniste e faranno parlare di loro negli istituti che le accoglieranno. Le opere interessate dal progetto partono da 100 fino a 200, il compito di redigere l'elenco è stato affidato dal ministro Dario Franceschini a Caterina Bon di Valsassina e Madrisio in qualità di consigliere del ministro (nominata il 29.01.2020) e la dott.ssa Federica Zalabra. Il Ministero della Cultura si farà carico anche delle spese dei trasporti laddove i musei non possano coprirle.

Scambi in Italia

Altri scambi importanti di opere sul territorio interessano l'apertura della mostra “Dante. La visione dell'arte” in programma al Museo civico di San Domenico a Forlì, curata da Antonio Paolucci e Fernando Mazzocca e sostenuta da Gianfranco Brunelli, direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Lo scambio riguarda due capolavori di Beato Angelico tra il Museo di San Marco a Firenze e la Pinacoteca dei Musei civici di Forlì.

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