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Armi, droga, documenti falsi: bloccato «Berlusconi market», l’emporio italiano del dark web

Tre arrestati per il «Berlusconi market», così era stata battezzata la piattaforma clandestina di vendita di armi, farmaci e droga. Indaga la Procura di Brescia e il Nucleo Frodi tecnologiche della Gdf

di Stefano Elli


Gdf, nell'operazione Darknet arrestati gestori black market

3' di lettura

Si chiamava Berlusconi market, ma l’ex presidente del Consiglio, non c’entra proprio nulla. Cosi come non c’entrano nulla Emmanuel Macron e Vladimir Putin, i tre «nickname» scelti dall’amministratore e dal moderatore del sito clandestino di Barletta, arrestati dai militari del Nucleo speciale di tutela della privacy e frodi tecnologiche di Roma su delega della procura di Brescia guidata da Carlo Nocerino.

Si tratta del secondo caso italiano (e del quinto caso al mondo) nel quale viene colpito direttamente il mercato clandestino che agisce sulla parte oscura della rete, il cosiddetto dark web. In precedenza ad agire contro queste organizzazioni erano state la Polizia italiana, nell’aprile del 2017, e ancora l’Fbi e la Polizia olandese nei casi della Silk way, di Alfa Bay e di Hansa Market.

Gdf, nell'operazione Darknet arrestati gestori black market

Gli arresti
L’operazione, partita nel maggio scorso e battezzata Darknet.drug, è culminata nell’arresto di un vendor, Giancola Ruscino (nome in codice g00d00) insieme al cugino, Gianluca De Martino. La “mente” del trio (che dovrà rispondere anche di associazione a delinquere) era Luis Di Vittorio, 19 anni, studente di ingegneria informatica al Politecnico di Torino. Nel corso dell’attività i finanzieri hanno sequestrato oltre due chili di stupefacenti (cocaina, ketamina e Mdma) 163 pasticche di ecstasy, 78 francobolli impregnati di Lsd.

Come funzionano
Le piattaforme che agiscono in modo clandestino sono accessibili solo utilizzando Browser che consentono agli utenti di navigare in rete in anonimato. Le risorse del Dark web non vengono indicizzate e le connessioni degli utenti vengono fatte rimbalzare tra più server (i nodi) collocati ai quattro angoli del mondo per renderle praticamente irrintracciabili.

Droga armi e prestanome
Secondo quanto accertato dagli inquirenti da gennaio 2019 il «Berlusconi market» è stato il più importante mercato presente sul dark web, sia per quanto riguarda la quantità degli oggetti in vendita sia per il volume degli scambi con oltre 100mila annunci di prodotti illegali. Tra questi i finanzieri hanno censito 30mila annunci di vendita su farmaci e sostanze stupefacenti , 600 annunci per la vendita di oro argento e altri prodotti di gioielleria, 5mila annunci per vendita di armi da guerra (soprattutto Kalashnikov Ak47 e relativo munizionamento) ed esplosivi. Ma tra i servizi offerti vi era anche un fiorente mercato di documenti di identità falsi, di software «infestanti», carte di credito clonate e, soprattutto, un servizio di fornitura chiavi in mano di conti correnti intestati a persone fisiche che si rendevano disponibili a operazioni di ogni genere: una modalità fraudolenta particolarmente insidiosa soprattutto ai fini di riciclaggio.

Il giro d’affari
Il volume d’affari della piattaforma gestita dai tre arrestati era esplosa nei mesi scorsi anche a causa dell’azzeramento dell’attività di un altro operatore che agiva all’estero battezzato Dream Market, i cui organizzatori scoperti dalle autorità hanno fatto perdere le proprie tracce. Anche grazie alla particolare affidabilità della piattaforma i tre arrestati avevano incrementato in questo modo il loro giro d’affari che era arrivato a circa 2milioni di euro all’anno.

La consegna
Per la consegna della «merce» il sistema (collaudatissimo) era relativamente semplice: per quanto riguarda gli stupefacenti il canale preferenziale era quello di Poste Italiane che veniva utilizzato dagli indagati con sconcertante semplicità. Quanto alle armi, i finanzieri del Nucleo Speciale di tutela Privacy e frodi tecnologiche guidato dal colonnello Giovanni Reccia, hanno accertato che le consegne non venivano effettuate direttamente in Italia ma seguivano rotte alternative con scali in Germania, Svezia e Stati Uniti.

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