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La generazione più egoista di sempre (e più inquinante)

Chi non è nato tra la fine della Seconda guerra mondiale e la fine degli anni Sessanta può passare oltre perché non appartiene alla fascia di popolazione che più ha inquinato negli ultimi vent’anni

di Cristina Sivieri Tagliabue

(Stéphane Bidouze - stock.adobe.com)

3' di lettura

Chi non è nato tra la fine della Seconda guerra mondiale e la fine degli anni Sessanta può passare oltre perché non appartiene alla fascia di popolazione che più ha inquinato negli ultimi vent’anni. Per tutti gli altri, ecco qualche spunto di riflessione in questa estate soffocata da incendi dolosi e cassonetti straripanti di rifiuti. Tra finestre chiuse per non soffocare e dipendenti Ama col posto garantito che, sotto la spinta dei controlli medici, a decine, decidono di tornare nelle strade. Tra viaggi di sindaci alla ricerca di soluzioni alternative e tecnologie sostenibili che impiegheranno anni a prendere piede perché l’incuria generalizzata è figlia del pensiero comodo legato alla legge della prossimità. Il pensiero comodo di chi ha avuto la vita facile e si è occupato di tutto, tranne che dell’ambiente circostante. E ora tocca ad altri pagare. Tocca ai figli.

La riflessione non è frutto di un manifesto di Greta Thunberg: è il risultato di una ricerca realizzata dalla Norwegian University of Science and Technology (Ntnu) e pubblicata su Nature Climate Change. È uno studio che spiega come la quota di emissioni nazionali di gas serra degli over 60 di 32 Paesi (Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, Norvegia, Australia e diversi Stati membri dell’Ue) sia lievitata di quasi un terzo tra il 2005 e il 2015. Ed è una ricerca che spiega come la sensibilità ecologica sia lontana dalle generazioni dei boomer. Parola di moda, ma termine chiave che delimita uno specifico campo di appartenenza di interessi economici, professionali, e di pigre abitudini che faticano a cambiare. E dunque vediamo perché i boomer sono una generazione così problematica, e quali sono le nazioni “vecchie” che, oltre alla nostra, inquinano di più.

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La ricerca dell’Ntnu spiega come negli ultimi 15 anni sia emersa una costante crescita delle emissioni basate sui consumi, rendendo la fascia dei baby boomer quella che «contribuisce maggiormente alla crisi climatica». Nello stesso arco di tempo la popolazione che ha più ridotto le emissioni è stata quella degli under 30. E se è vero che entro il 2050 la popolazione anziana raddoppierà, gli “anziani” del futuro saranno molto più consapevoli e preparati.

«Un tempo le persone anziane erano parsimoniose. La generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale è stata attenta a come utilizzava le risorse. I “nuovi anziani” invece sono diversi», scrivono i ricercatori.

E cosa rende quindi così odioso essere boomer di questi tempi?

Innanzitutto tendono a evitare gesti che comportino un cambiamento all’interno della propria routine.

Secondo i ricercatori ci sono cambiamenti possibili per compensare nel tempo l’impatto di questa generazione. Per esempio, sottolineano come «sarebbe un vantaggio se più persone si trasferissero in case più piccole una volta che i figli sono usciti di casa. Oggi potrebbero essere costruite comunità abitative, sistemi di trasporto e infrastrutture più adatti agli anziani e meno impattanti».

Altra questione sono i consumi di benzina. Le automobili dei sessantenni sono personali e antiche, mentre i trentenni utilizzano il car sharing e hanno abitudini migliori. I boomer sono egoisti. Più di tutti lo sono i giapponesi che da soli inquinano quanto la metà di tutti i Paesi analizzati. I norvegesi, che navigano nel petrolio, inquinano più (12 tonnellate/anno) di svedesi (7,4 tonnellate) e danesi (10,2 tonnellate), che stanno loro accanto. Romania, Lituania, Ungheria, Croazia ed Estonia sono i meno inquinanti, in Europa. Ma sono anche i Paesi più poveri.

Ogni italiano, in media, nell’arco di un anno lascia una carbon footprint di 7 tonnellate. E maggiore è il reddito, maggiore è il consumo. Negli Stati Uniti come in Italia i boomer guadagnano in media il 20% in più – anche i pensionati – rispetto ai millennial, alla generazione X e alla Z. La ricerca (The Emerging Millennial Wealth Gap) è della fondazione New America. Se consideriamo che i millennial sono più istruiti rispetto alle generazioni precedenti, dal momento il 40% ha almeno una laurea rispetto al 25% dei boomer, non si può che arrendersi a un dato: sono i boomer a doversi rimettere a studiare. E prima lo faranno meglio sarà, perché sanno poco, vivono senza le preoccupazioni economiche dei giovani, e forse per questo consumano di più.

Ma questa indifferenza deve finire. Possono farcela: sono stati i primi a protestare contro l’ingiustizia e l’inquinamento. Possono riprendere il filo dei loro pensieri da giovani di una volta per connettersi a chi è giovane oggi.

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