BALLOTTAGGIO DECISIVO

Le disperate accuse di Trump scuotono il voto in Georgia: «Non ci ruberanno anche il Senato»

Al ballottaggio del 5 gennaio è lotta all’ultimo voto tra i senatori repubblicani in carica e gli sfidanti, Ossoff e Warnock: se questi ultimi dovessero vincere, i dem conquisterebbero anche il Senato

di Marco Valsania

Trump e Biden verso l'ultimo duello in Georgia

5' di lettura

«I ballottaggi della Georgia sono l'ultimo modo per difendere e salvare l'America che amiamo, l'ultima linea di difesa». Le affermazioni di Donald Trump, fanno aumentare la tensione nel giorno del voto in Georgia che assegnando due seggi al Senato deciderà anche la maggioranza della Camera alta americana. «La posta in gioco non potrebbe essere più alta, non possiamo permettere che i democratici rubino anche il Senato», ha detto il presidente, ancora in carica, tornando ad accusare, senza prove, i democratici di brogli e facendo pressioni sul vicepresidente Mike Pence per tentare di restare alla Casa Bianca.

Le invettive di Trump

«Spero che Mike Pence si schiererà con noi. È una brava persona, mi piace molto. Nelle ultime settimane abbiamo dimostrato di aver vinto le elezioni con una valanga di voti», ha affermato Trump riferendosi al fatto che il vicepresidente, il 6 gennaio, presiederà la sessione del Congresso chiamata a ratificare l’esito delle elezioni presidenziali.

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E sui ballottaggi in Georgia ha evocato una sorta di Apocalisse in caso di sconfitta dei repubblicani: «I democratici vi strapperanno la vostra copertura sanitaria. Se non agiamo subito non ci saranno più elezioni giuste. La libertà religiosa sparirà, così come il Secondo Emendamento e la polizia», ha detto Trump mettendo in evidenza che i «danni che potrebbero fare sono permanenti e irreparabili».

Qualche ora prima il Washington Post aveva rivelato i contenuti di una telefonata-shock nella quale lo stesso Trump minaccia le autorità della Georgia affinchè ribaltino in extremis a suo favore le elezioni presidenziali.

Battaglia all’ultimo voto

Da un lato della barricata ci sono gli sfidanti democratici. Il giovane documentarista d’assalto, il 33enne Jon Ossoff. E Raphael Warnock, pastore della chiesa afroamericana di Atlanta Ebenezer Church che fu di Martin Luther King. Dall’altro gli incumbent, i repubblicani in carica. L’ex top executive di colossi retail quali Reebok e Dollar General ed erede di dinastie politiche, David Perdue, che vive in un’isola privata. E il più ricco membro del Congresso, Kelly Loeffler, sposata al fondatore del gruppo che controlla il New York Stock.

Sono i protagonisti della battaglia all’ultimo voto che deciderà la coppia di seggi del Senato in Georgia, il 5 gennaio. Quella Georgia oggi divenuta la più contesa frontiera della politica americana. Stato meridionale della Bible Belt, la cintura della Bibbia, con indiscusse radici conservatrici. Che sta però cambiando, spinto da trasformazioni demografiche e sociali. A novembre, segno dei tempi, è stato conquistato per la prima volta dal 1992 d’un soffio, 13mila voti, dal candidato democratico alla Casa Bianca, Joe Biden.


La posta in palio

Il voto è un ballottaggio, dopo che nessuno dei contendenti aveva raggiunto il prescritto 50% dei consensi alle elezioni generali. I repubblicani devono difendere almeno una delle due poltrone per mantenere la maggioranza al Senato; i democratici, già in vantaggio alla Camera, strapparle entrambe per avere la leadership del Congresso. In palio con i seggi sono così equilibri di potere e destino dell’intera agenda che Biden potrà spingere in Parlamento, da stimoli economici in risposta alla crisi da pandemia a Green New Deal e riforme sanitarie.

Affluenza storica per un ballottaggio

Ossoff e Warnock, Perdue e Loeffler, hanno dato vita a uno scontro senza esclusione di colpi all’altezza della posta in gioco. Le contrapposizioni vanno ben oltre le loro divergenti biografie. I repubblicani accusano i rivali di essere pedine di una sinistra radicale che vuole distruggere la polizia e diffondere il “socialismo”. I democratici denunciano gli avversari come corrotti portavoce di un’era Trump sulla quale occorre voltare del tutto pagina. Assieme i quattro hanno raccolto e speso fondi record per le campagne, mezzo miliardo. E la sfida ha già portato a un’affluenza storica per un ballottaggio, con oltre 3 milioni di schede inviate o portate in anticipo ai seggi, quasi quante nelle elezioni generali.

Biden e Trump in campo per la contesa

I democratici contano su quest’ondata di voti, concentrati in contee urbane quali Fulton e DeKalb nella regione di Atlanta. I repubblicani su una mobilitazione di elettori tradizionali nel giorno ufficiale del voto e in roccaforti rurali quali Walker County, nel nord-ovest dello Stato, e negli exurb, le periferie più isolate. Non a caso Biden stesso sarà lunedì proprio ad Atlanta, decima città Usa per Pil, multietnica e con un’economia diversificata tra aerospazio, tech, servizi medici, media; Trump volerà invece a Dalton, ai piedi delle montagne del Blue Ridge, cittadina tuttora molto bianca e in affanno tra ditte di pavimentazione e rivestimenti.

Sui siti di scommesse elettorali il successo ai repubblicani

I democratici vorrebbero dar prova che la Georgia, e il sud più d’avanguardia, ha compiuto una metamorfosi politica e culturale oltre che socio-economica. Prova men che certa: i repubblicani hanno finora dominato, anche se con margini in declino, le elezioni statali. E ballottaggi e voti per rappresentanti locali tendono a portare alle urne votanti più sensibili a valori tradizionali dei quali i repubblicani si fanno baluardo. L’incertezza vede i siti di scommesse elettorali dare il successo ai senatori repubblicani, i pochi sondaggi danno vantaggi minimi agli sfidanti.

I fattori che giocano a favore dei democratici

A favore dei democratici giocano anzitutto gli afroamericani, motore della crescita dell’elettorato: dei quasi due milioni di nuovi aventi diritto negli ultimi vent’anni, metà sono neri. E oggi 2,5 milioni sono un terzo del totale, aumentati di cinque punti percentuali dal Duemila. Triplicati sono anche gli elettori di minoranze ispaniche e asiatiche. In dieci anni i bianchi sono al contrario scesi dal 61% al 53% degli elettori iscritti.

Il nodo delle minoranze etniche

L’elettorato delle minoranze etniche è però rimasto spesso sotto-rappresentato alle urne – depresso da antiche difficoltà e da strategie repubblicane restrittive per la partecipazione. Anche se oggi gli ostacoli sono stati messi in discussione dalla pandemia, che ha aperto al voto postale e anticipato. E da una strategia dei democratici che ha messo da parte strategie volte a conquistare conservatori bianchi indecisi per privilegiare i nuovi elettori. Nel farlo hanno seguito Stacey Abrams, che perse di misura l’elezione a governatore nel 2018 ma mise a fuoco le potenzialità di crociate di registrazione che nel 2020 hanno iscritto 800mila neo-elettori.

Le incrinature nel monolitico voto bianco

Lo stesso voto monolitico bianco si è incrinato: a sua volta è oggi più concentrato nelle città e nelle loro province immediate, più giovane e istruito. La Georgia, grazie allo sviluppo economico, si è fatta calamita di lavoratori qualificati, spesso giunti da stati settentrionali più vicini ai democratici. Gli aventi diritto al voto, con queste migrazioni, sono passati da 5,8 milioni nel 2010 a 7,5 milioni quest’anno. La spinta all’urbanizzazione, in particolare, ha fatto passi da gigante: la regione di Atlanta, bacino di oltre metà di voti ricevuti da Biden, raccoglie ben sei milioni di residenti sui dieci milioni dello stato. Né è isolata: altri centri urbani in ascesa vanno da Savannah e Macon. E nelle zone limitrofe alle città, l’evoluzione è simile. A nord-est di Atlanta la contea di Gwinnett, 935mila residenti e per decenni roccaforte repubblicana, dal 2016 vede vincere i democratici.

L’elettorato militare

Ma l’esempio più imprevisto di cambiamenti in corso è forse l’elettorato militare. La Georgia è il sesto stato americano per personale legato a basi del Pentagono, concentrato in nove contee con il 5% dei votanti. Storicamente conservatrici, sette su nove quest’anno hanno visto significativi guadagni democratici. Trump ha vinto la somma delle nove contee ma con un vantaggio ridottosi di 8 punti dal 2016. Perché? Perché la presenza militare in Georgia è sempre più hi-tech: a Fort Gordon ha sede il Cyber Command dell’esercito. Da basi militari e quartieri urbani alle zone rurali, vecchia e nuova Georgia si conteranno nelle urne.

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