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La Germania dimezza le stime di crescita: +0,5% nel 2019, ma nel 2020 risale a +1,5%

di Isabella Bufacchi


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Il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmeier (Reuters)

3' di lettura

La Germania crescerà solo dello 0,5% quest’anno, la metà di quanto previsto per il Pil 2019 lo scorso gennaio: a tagliare le stime è stato oggi il governo «GroKo» di grande coalizione Cdu/Csu e Spd, come anticipato nei giorni scorsi e in linea con il sonoro taglio delle stime dei primi cinque Think tank economici in Germania.

Il ministro dell’Economia Peter Altmaier, presentando la nuova stima dimezzata rispetto al precedente 1%, non ha tuttavia drammatizzato ma ha esaltato i punti di forza dell’economia tedesca (mercato del lavoro, costruzioni, domanda interna) che fanno ben sperare in una ripresa solida nel 2020.

Spesa pubblica moderatamente espansiva
Né Altmaier, molto vicino ad Angela Merkel, né il ministro delle Finanze Olaf Scholz (Spd) intendono mettere mano più di tanto alla spesa pubblica per sostenere la crescita indebolita. Scholz vuole passare alla storia come il ministro che ha portato il debito/Pil tedesco sotto la soglia del 60% di Maastricht mentre Altmaier preferisce le riforme strutturali a costo zero piuttosto che aumentare ulteriormente spesa e investimenti pubblici: la Germania viene additata dai partners europei per il mantenimento di una cinghia troppo stretta, sebbene gli investimenti pubblici in termini di Pil siano aumentati negli ultimi anni e la politica fiscale sia considerata moderatamente espansiva.

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Nel 2018 la «GroKo» ha messo a segno un surplus di bilancio record, pari all’1,2% del Pil: ma è destinato a calare con il rallentamento economico. Per Olaf Scholz, i tempi delle vacche grasse sono ormai alle spalle. La Germania è in effetti calata da una crescita media del 2% nell’ultimo quinquennio all’1% o poco più atteso per il 2020-22.

Frenata internazionale
Il rallentamento della crescita del Pil 2019, peggiore di quanto il governo prevedeva nell’autunno 2018 quando ancora vedeva una solida crescita a +1,8% per quest’anno, è dovuto al peggioramento dell’economia e del commercio a livello globale, alle incertezze e quindi al calo di fiducia dovuti al protezionismo di Donal Trump e ai timori di una guerra dei dazi, con l’aggravante della fase di debolezza dell’economia cinese (sebbene l’ultimo dato sul primo trimestre 2019 sia migliore del previsto), le turbolenze irrisolte di Brexit e l’instabilità politica legata alle elezioni europee in maggio. L’economia tedesca è trainata dall’export, che rappresenta il 50% del Pil, ed è particolarmente esposta agli scenari mondiali, sebbene possa contare su punti di forza domestici come il mercato del lavoro che è tonico (il tasso di disoccupazione è il più basso dalla riunificazione del 1990 e la Germania è vicina alla piena occupazione) e aumenti salariali (in media il 3% lordo) che sostengono la domanda interna. Va molto bene anche il settore delle costruzioni, alimentato da qualche bolla immobiliare che si manifesta a macchia di leopardo in Germania.

I problemi dell’industria dell’auto
La moderazione dell’economia tedesca dipende comunque anche da alcuni fattori domestici, prima di tutto quello relativo all’industria dell’auto (che pesa al 20% sulle esportazioni) con immatricolazioni rallentate nella seconda metà del 2018 e all’inzio del 2019 più del previsto per via dei nuovi standard europei anti-inquinamento WLTP. Le esportazioni delle auto tedesche tuttavia sono già in ripresa e il 2018 è stata un’ottima annata, dopotutto.

Secondo semestre 2019 in ripresa
Anche il basso livello dei fiumi ha rallentanto il trasporto fluviale, che è chiave per il Pil tedesco. Questi fattori tuttavia dovrebbero avere carattere temporaneo e al momento resta aperta la speranza di un secondo semestre 2019 della crescita del Pil in recupero: questo contro un primo semestre 2019 peggiore delle attese anche per colpa di un effetto trascinamento dal pesante deterioramento registrato negli ultimi due trimestri del 2018 quando la Germania ha sfiorato la recessione tecnica.

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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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