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La Germania rilancia sulla web tax: è strategica, aspettiamo Biden

Il ministro delle Finanze Olaf Scholz rilancia le trattative in sede Ocse, che permetterebbero agli Usa di tassare anche i marchi del lusso europei

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Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz

Il ministro delle Finanze Olaf Scholz rilancia le trattative in sede Ocse, che permetterebbero agli Usa di tassare anche i marchi del lusso europei


2' di lettura

La Germania vuole un’intesa con gli Usa sulla tassazione globale delle BigTech. Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha spiegato - in una conferenza organizzata dalla Reuters - che le trattative in corso all’Ocse di Parigi, l’organizzazione delle economie avanzate, sono fortemente sostenute dalla Germania, che sembra quindi considerare strategico questo tema. Berlino però esclude iniziative unilaterali, come quelle introdotte da Parigi.

I colloqui avrebbero dovuto essere completati entro l’estate scorsa ma l’amministrazione Trump ha molto frenato i negoziati, che coinvolgono 135 nazioni in tutto il mondo. Ora la Germania, ha spiegato Scholz - che è anche il candidato cancelliere per i socialdemocratici alle elezioni di settembre - spera che la nuova amministrazione Biden possa dare il via a una migliore cooperazione multilaterale. Anche se il tema, al di là degli schieramenti politici, tocca forti interessi statunitensi.

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Le trattative puntano a “meglio” tassare i profitti - e non più i ricavi, come in una prima fase - delle BigTech, che raggiungono i 100 miliardi di dollari l’anno. Attualmente queste multinazionali pagano imposte nei Paesi in cui hanno sede le loro filiali estere, scelti in base alle migliori condizioni fiscali. L’accordo punta invece a imporre a tutte le multinazionali - compresi quindi i grandi marchi del lusso, per esempio - di pagare le imposte nei Paesi in cui sono stati generati ricavi e profitti.

Le trattative hanno avuto, in Europa, il pieno sostegno di Germania, Italia e Spagna. La Francia ha introdotto autonomamente a novembre una tassa sui ricavi delle grandi imprese (comprese quelle nazionali) impegnandosi a introdurre il nuovo regime internazionale una volta concluse le trattative. Gli Stati Uniti hanno reagito al provvedimento, considerato lesivo dei suoi interessi, minacciando di aumentare i dazi su alcuni prodotti francesi. La ritorsione è stata però sospesa la settimana scorsa dal rappresentante del Commercio, che attende analoghi passi di altri Paesi per introdurre tariffe “coordinate”.

L’accordo allo studio prevederebbe ora la possibilità di tassare i profitti delle multinazionali, ma sulla base della quota di ricavi realizzata in ciascun Paese. Gli Stati Uniti - piuttosto contrari all’intesa - potrebbero così tassare per esempio i grandi marchi del lusso europei. Inoltre le trattative puntano a introdurre una tassa minima sulle imprese per evitare una concorrenza fiscale tra i Paesi (tema che è spesso emerso anche all’interno dell’Unione europea).

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