politiche ambientali

Germania, accordo tra Governo e Länder per eliminare il carbone

Intesa tra Governo e Länder sulle «compensazioni» a favore di territori e operatori al fine di eliminare le centrali elettriche che bruciano lignite entro il 2038 con possibilità di anticiparla al 2035

di Roberta Miraglia

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L’impianto a carbone di Gelsenkirchen, nella Renania Settentrionale-Vestfalia

Intesa tra Governo e Länder sulle «compensazioni» a favore di territori e operatori al fine di eliminare le centrali elettriche che bruciano lignite entro il 2038 con possibilità di anticiparla al 2035


2' di lettura

L’offensiva del Green Deal tedesco passa per un superamento del carbone, con la chiusura delle centrali alimentate da questo combustibile altamente inquinante entro il 2038. Forse anche prima, nel 2035. Per uscire dallo stallo in cui si trova il piano annunciato un anno fa, il Governo di Angela Merkel ha raggiunto un accordo con i Länder interessati che prevede compensazioni per oltre 40 miliardi di euro e le prime chiusure alla fine del 2020. L’intenzione è fare approvare una legge entro metà 2020.

Infrastrutture e risarcimenti agli operatori
I fondi stanziati verranno utilizzati per progetti infrastrutturali e riconversione dei lavoratori nelle Regioni dove sono maggiormente concentrate le centrali a carbone e le miniere di lignite, il tipo di combustibile più inquinante, ossia Sassonia-Anhalt, Sassonia, Brandeburgo e Renania Settentrionale-Vestfalia. Anche gli operatori verranno risarciti: a Rwe, il più grande produttore tedesco di energia fossile, andranno 2,6 miliardi di euro su un totale di 4,3 e la somma rimanente di 1,7 miliardi verrà distribuita tra i produttori di lignite della Germania Est, l’area che maggiormente soffrirà le conseguenze sociali del Green Deal. Il piano salverà quel poco che resta delle foresta di Hambach dove da tempo si stanno tagliando gli alberi per fare posto a una miniera di lignite.

Senza fossili né nucleare
«Siamo i l primo Paese che abbandona sia il nucleare che il carbone» ha commentato il ministro dell’Ambiente, Svenja Schulze. «Ci siamo imbarcati in un’impresa davvero grande - ha aggiunto il titolare delle Finanze, Olaf Scholz - e sono certo che ce la faremo». Nel 2022, infatti, la Germania completerà il piano di chiusura delle centrali atomiche deciso all’indomani della tragedia di Fukushima nel marzo 2011. Dal carbone arriva circa un terzo dell’elettricità prodotta in Germania (più della metà dalla lignite) mentre le energie rinnovabili - eolico, solare e biomasse - coprono il 35 per cento impiegando ormai un numero di lavoratori rilevante (circa 250mila) e di gran lunga superiore a quello dell’industria fossile. Il settore è destinato a crescere per dare applicazione agli obiettivi della Energiewende, ovvero della transizione alle fonti pulite e sostenibili. Entro il 2030 dalle rinnovabili dovrà arrivare il 65 per cento dell’elettricità prodotta.

Polemiche sulla tempistica
La programmazione delle chiusure, con il tempo limite fissato al 2038, non accontenta tutti. Il piano, che verrà trasferito in un disegno di legge governativo, riprende - con qualche modifica - un rapporto messo a punto da una speciale commissione governativa che aveva raggiunto un compromesso tra le istanze degli ambientalisti e quelle dell’industria. Oggi però le organizzazioni ecologiste lamentano che il grosso delle chiusure delle centrali a carbone, in particolare di quelle più inquinanti, avverrà tra il 2028 e il 2029. Se il piano procederà , tuttavia, il Governo ha promesso che il superamento totale potrebbe essere anticipato al 2035.

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