La guerra in Europa

Ucraina, martedì e mercoledì round di colloqui in Turchia. Kiev punta al cessate il fuoco

A mediare il presidente Erdogan. Putin, intanto, accelera sulla guerra economica e conferma che Mosca accetterà solo pagamenti in rubli

Cosa succede se esplode una bomba nucleare

4' di lettura

Martedì 29 marzo scatta un nuovo round di negoziati fra Ucraina e Russia per arginare l’escalation militare innescata da Mosca a fine febbraio. I colloqui andranno avanti fino al 30 marzo e si svolgeranno in Turchia, con la mediazione del presidente Tayyip Erdogan. Ankara sta già spingendo sul cessate il fuoco, un’ipotesi che sembra ora rientrare anche fra le priorità della delegazione di Kiev. Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha sottolineato che l’obiettivo «massimo» del faccia a faccia sarebbe proprio un’intesa per sospendere le ostilità.

In giornata, il presidente Zelensky aveva concesso un’apertura in più sullo status di neutralità dell’Ucraina, senza aggiungere comunque nulla sul riconoscimento dell’indipendenza delle repubbliche russofone del Donbass. Uno spiraglio diplomatico in ore scandite, sul resto, da nuove tensioni e notizie poco rassicuranti su vari fronti: dalle nuove tappe della guerra finanziaria ingaggiata fra Russia e occidente all’ipotesi di strette di Mosca sui visti dai «paesi ostili». Indicativa anche la corsa ad armamenti e spese per la Difesa, con la Germania che valuta un sistema di difesa anti-missile e il presidente Usa Joe Biden indirizzato a un robusto aumento dei finanziamenti al Pentagono (+9,8%) nel suo piano di spesa da 5,800 miliardi di dollari.

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Putin: accetterò solo pagamenti in rubli

A oltre un mese dal suo scoppio, la guerra Russia-Ucraina resta nel vivo sia sul fronte militare che su quello, parallelo, del conflitto economico. Sul campo continua l’assedio di Mosca, con una situazione «terribile» a Mariupol e nuovi movimenti delle truppe russe. L’intelligence ucraina sostiene che la nuova strategia del Cremlino sia di spaccare a metà il paese, dopo averne fallito la conquista di Kiev, anche se fonti russe rivendicano nuovi avvicinamenti di suoi mezzi alla capitale.

Sul versante economico, la minaccia più imminente di Vladimir Putin ai suoi (ex) partner occidentali è quella di accettare solo pagamenti in rubli per la transazioni verso la Russia: uno strappo che congelerebbe il commercio internazionale di Mosca, a partire da un segmento cruciale come quello energetico. Putin aspetta entro il 31 marzo un rapporto dal Gabinetto dei ministri, dalla Banca Centrale russa e da Gazprom sull’attuazione del cambio valuta in rubli per il pagamento delle forniture di gas dai «Paesi ostili», ha riferito il servizio stampa del Cremlino.

I paesi del G7 hanno definito la misura «inaccettabile», sostenendo che mostri come il presidente russo Vladimir Putin si trovi con «le spalle al muro». A riferirlo è il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck in una dichiarazione resa nota da Berlino in quanto presidente di turno. «Tutti i ministri del G7 - ha detto - hanno convenuto che si tratta di una chiara violazione unilaterale dei contratti esistenti (...) il che significa che un pagamento in rubli non è accettabile».

Verso stretta sui visti per i cittadini dei «paesi ostili»

Le restrizioni previste dal Cremlino andranno a colpire anche i singoli cittadini. Secondo quanto riportano testate internazionali, il governo russo starebbe pensando a una stretta sulla concessione di visti ai cittadini stranieri di «paesi ostili», ha dichiarato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov.

Il Cremlino nega, comunque, che la Russia sia isolata su scala globale. Lo stesso Lavrov, ha precisato che «non c’è isolamento della Russia, abbiamo un numero enorme di partner in Asia, in Africa in America Latina. Abbiamo buoni rapporti con la stragrande maggioranza delle organizzazioni create dai paesi in via di sviluppo», ha dichiarato in un’intervista ai media serbi.

Lavrov ha anche ribadito che «abbiamo le migliori relazioni con la Cina della storia e stiamo sviluppando una partnership privilegiata con l’India». Intanto prosegue però le fuga delle grandi corporation internazionali, con l’addio appena annunciato dai colossi della birra europei Heineken e Calbserg lo stop a nuovi investimenti della multinazionale della farmaceutica Merck. Il bilancio economico è drastico anche per l’Ucraina, con perdite stimate da Kiev a 515 miliardi di dollari complessivi. Per ora.

Stampa, Novaya Gazeta sospende le pubblicazioni

Non va meglio sul fronte, altrettanto delicato, della - ulteriore - involuzione di Mosca rispetto alle libertà civili. La notizia più allarmante è la sospensione della pubblicazioni di Novaya Gazeta, il più importante quotidiano indipendente russo, diretto dal premio Nobel per la Pace Dmitry Muratov e noto per gli articoli di denuncia della reporter Anna Politkovskaya, poi assassinata nell’ottobre 2006. Lo riferisce lo stesso giornale sul suo sito.

La testata aveva già rimosso degli approfondimenti dal suo sito, per conformarsi a una nuova legge che punisce fino a 15 anni di carcere chi pubblica notizie sulla guerra in contrasto con la linea del governo. Un nuovo avvertimento dal regolatore statale di comunicazioni Roskomnadzor ha indotto l’editore a fermare ogni pubblicazione.

Video di prigionieri russi colpiti alle gambe

Intanto, è scoppiato un nuovo caso sui - presunti - crimini di guerra dell’esercito ucraino. Un video mostrerebbe presunti soldati ucraini che sparano contro prigionieri russi con le mani legate, colpendoli alle gambe. Il comandante in capo delle forze armate ucraine, Valerii Zaluzhnyi, ha replicato che «le forze militari russe girano video falsi per screditare le forze armate dell’Ucraina. Sottolineo - ha spiegato - che i militari delle forze armate ucraine e di altre legittime formazioni militari aderiscono rigorosamente alle norme del diritto umanitario internazionale. Il governo sta prendendo la cosa molto seriamente e ci sarà un’indagine immediata. Siamo un esercito europeo e non prendiamo in giro i nostri prigionieri». La tesi del fake è sostenuta anche dagli attivisti di Anonymous, con un post su Twitter dove si mostra un documento del Cremlino che ordinerebbe la fabbricazione di video per screditare gli ucraini.

Per il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dal Guardian «il video che circola sui social» è invece «la prova di torture e rappresenta “immagini mostruose”». Gli inquirenti russi esamineranno il filmato, ha sottolineato Peskov, che dovrà essere valutato legalmente. Coloro che vi hanno partecipato dovranno essere ritenuti responsabili, ha concluso.

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