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La Germania vince anche in banca: Deutsche e Commerz dribblano il Covid

Impatto più limitato che in altri Paesi sulle due maggiori banche tedesche, nonostante le loro fragilità: a premiare è la forza del Paese

di Alessandro Graziani

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(REUTERS)

Impatto più limitato che in altri Paesi sulle due maggiori banche tedesche, nonostante le loro fragilità: a premiare è la forza del Paese


3' di lettura

L'impatto sull'economia della crisi da Coronavirus sta pesando per il momento meno del previsto sui conti delle due grandi banche tedesche, Deutsche Bank e Commerzbank. Molti analisti temevano che i due gruppi, incrociando la crisi Covid a metà di complessi piani di ristrutturazione interni, scricchiolassero sotto il peso delle nuove perdite su crediti generate dalla recessione. Non è andata così. Siamo solo a metà anno, e i conti veri con la crisi da Covid si faranno con i bilanci del 2020, ma per ora i dati semestrali delle due banche dimostrano un’inaspettata tenuta dei conti economici che evidenziano una maggiore resilienza del sistema Germania rispetto alla media del resto d'Europa.

Crediti poco deteriorati

Il dato che sta sorprendendo gli analisti, più dell’utile trimestrale, è quello relativo al “costo del credito”, ovvero all'ammontare degli accantonamenti per le perdite sui prestiti a famiglie e imprese concessi dalle due banche. Se in molti Paesi europei si viaggia in media quasi al livello dei cento punti, ovvero l'1% del totale dell'erogato, Deutsche Bank ha annunciato per il secondo trimestre del 2020 rettifiche su crediti per 761 milioni di euro continuando a mantenere una previsione di costo del rischio del 35-40% per l'intero 2020.

Molti analisti, a partire da quelli di Citi, dubitano di queste stime ottimistiche che si basano su una stabilità dei crediti in “stage 3”, quelli prossimi al default secondo i criteri contabili Ifrs9, e un non peggioramento dello Stato dei crediti in stage 1 e stage 2.

Previsioni analoghe di costo del rischio però anche nel budget di Commerzbank, che nel secondo trimestre ha annunciato perdite su crediti per 469 milioni di euro, di cui solo 131 milioni dovute all’effetto Covid e ben 175 milioni dovute a un “singolo caso aziendale” che poi è stato identificato nel default dell’ex stella del fintech Wirecard. Malgrado l'utile trimestrale di 220 milioni nel trimestre, Commerzbank ha già detto di prevedere che il 2020 si chiuderà in perdita. Deutsche Bank non ha annunciato un target di fine anno, ma è possibile che dopo un utile trimestrale di 61 milioni (e 66 milioni nel primo) il saldo finale non sarà entusiasmante.

Banche in linea con l’economia tedesca

Resta il fatto che il temuto crash non c’è stato, grazie anche alla lenta riduzione dei costi e alla crescita degli utili da trading, e le perdite su crediti sono state e sono in prospettiva inferiori alle attese. Tanto che entrambe le banche possono vantare a fine giugno un coefficiente Cet1 superiore, anche se di poco, a quello di fine dicembre quando ancora il mondo viaggiava nell'era pre-Covid.

La tenuta dei conti delle due banche tedesche si specchia con i dati e con le previsioni sull'asimmetria delle ricadute economiche del Covid nei vari Paesi europei. Dopo un crollo del Pil in Germania del secondo trimestre del 10%, analogo a quello degli altri Paesi, le previsioni della Ue per il 2020 indicano per la Germania un -6,3% con una ripresa già' nel 2021 del 5,3%. Livelli ben diversi da quelli di Francia, Italia e Spagna che invece vengono accreditate di un -11% seguito da un +6-7%. Ma se le stime sono corrette e la Germania già da fine anno dovesse ripartire, ad avvantaggiarsene saranno non solo le banche tedesche ma anche una parte importante dell’industria del nordest d’Italia.


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