Interventi

La gestione digitale delle assemblee all’epoca del Covid-19

di Barbara Napolitano


4' di lettura

Negli ultimi mesi, le Società si sono trovate a dover affrontare la gestione delle proprie assemblee in concomitanza con la grave pandemia da Covid-19.
La questione ha assunto particolare rilievo in ragione del periodo in cui la pandemia si è manifestata in Italia – a fine febbraio, inizi di marzo – in concomitanza con la preparazione delle assemblee di bilancio.
In questo contesto, abbiamo assistito, in Italia così come in altre legislazioni, a una diffusa introduzione di misure emergenziali volte a consentire comunque il regolare svolgimento delle assemblee, che hanno previsto la possibilità, anche in deroga alle diverse disposizioni previste nei singoli statuti, di tenere le riunioni assembleari con mezzi di telecomunicazione ed esprimere il voto in via elettronica. Nel nostro paese, le disposizioni in parola sono state introdotte dall'art. 106 del d.l. n. 18 del 17 marzo 2020 (il Decreto Cura Italia).
Va premesso che la possibilità di avvalersi di tecnologie per la tenuta delle assemblee non costituisce una novità introdotta dal Decreto Cura Italia. Questo provvedimento, ad ogni modo, ha avuto il merito di consentire – seppur in via temporanea – modalità di partecipazione con mezzi di telecomunicazione senza imporre la preventiva introduzione di apposite previsioni nello statuto delle società interessate.
La disciplina comunitaria già oggi promuove l'attuazione di strumenti di partecipazione all'assemblea degli azionisti da remoto. La normativa nazionale, all'art. 2370 comma 4 del codice civile, prevede che gli statuti delle società – quotate e non – possano disciplinare le modalità di partecipazione all'assemblea con mezzi elettronici. Coerentemente con questo quadro normativo, anche la disciplina delle società quotate e in particolare il Regolamento CONSOB 11971/1999 prevede che lo statuto possa consentire l'utilizzo di strumenti elettronici per la trasmissione in tempo reale dell'assemblea, per l'intervento da altra località e per l'esercizio del diritto di voto prima o durante il suo svolgimento.
Il quadro normativo – sia europeo che nazionale – impone dei presidi: assicurare l'identificazione dei soggetti a cui spetta il diritto di voto e la sicurezza delle comunicazioni.
Nonostante il regime di favore per la tenuta delle assemblee e l'esercizio dei diritti sociali da remoto, in questi mesi abbiamo tuttavia avuto modo di riscontrare che le assemblee dei soci convocate nel periodo di vigenza delle misure straordinarie di cui al Decreto Cura Italia non hanno sfruttato pienamente lo strumento tecnologico. Nella quasi totalità dei casi, è stato consentito l'intervento dei soci per il tramite di un rappresentante designato dalla Società ai sensi dell'art. 135-undecies del D.Lgs 24 febbraio 1998, n. 58. L'intervento tramite mezzi di telecomunicazione è stato permesso ad amministratori, sindaci e al rappresentante designato e – quindi – non alla generalità dei soci. Ciò sembra esser dipeso proprio dalle difficoltà tecniche riscontrate nel mettere a punto piattaforme di partecipazione e voto che garantissero l'identificazione dei partecipanti e l'esercizio dei diritti amministrativi di voto in sicurezza.
La gestione dei collegamenti video, così come le operazioni di identificazione dei partecipanti e di validazione delle operazioni di voto per società con azionariato particolarmente diffuso sono state ritenute particolarmente sfidanti.
È comprensibile quindi che gli emittenti, invece di rischiare malfunzionamenti e disguidi suscettibili di avere inevitabili conseguenze in ambito societario, aprendo possibili controversie sulla valida adozione delle decisioni assembleari, abbiano preferito affidarsi a un sistema più tradizionale che di fatto ha precluso la partecipazione – da remoto – della generalità dei soci.
Dovremmo porci la questione se le caratteristiche della tecnologia distributed ledger, con particolare riguardo alla scelta attuativa della blockchain, possano offrire una soluzione.
Per rispondere al quesito occorre verificare se la tecnologia – sviluppata dopo la nascita delle regole di governance societaria – sia in grado di replicarne i meccanismi.
I passaggi chiave da monitorare sono: la comunicazione dei dati relativi all'identità dei partecipanti da parte degli intermediari agli emittenti; l'identificazione del soggetto legittimato al momento della riunione; la verifica e validazione della legittimazione durante le operazioni di voto; le attività di verifica ex post.
In uno sforzo di estrema semplificazione, la blockchain rappresenta la nostra pietra digitale. È un registro aperto (secondo le diverse accezioni) e distribuito, visibile da più parti (da una catena di PC), che memorizza transazioni digitali crittografate in modo verificabile e permanente. Secondo i tecnici, questa tecnologia offre garanzie di sicurezza, immodificabilità e tracciabilità delle operazioni che vi transitano. Alla realizzazione e validazione di una nuova transazione, i dati relativi alle precedenti transazioni non vengono cancellati ma ciascuno di essi forma un blocco di una catena cronologica alla quale si aggiungono i dati della successiva transazione. La blockchain utilizza la crittografia asimmetrica: ogni utente è in possesso di una chiave pubblica (visibile a tutti) e di una chiave privata, che consente solo all'utente che ne sia in possesso di decodificare i messaggi.
Nelle realtà aziendali sono oggi oggetto di particolare interesse le potenziali applicazioni delle piattaforme definite come permissioned (ossia quelle dove solo alcune categorie di attori possono svolgere attività di validazione delle operazioni e sussiste un controllo centralizzato) e private (nelle quali un ente centrale gestisce l'accesso e l'identificazione degli utenti limitando l'ingresso a soggetti autorizzati). Queste piattaforme possono funzionare in base a regole disegnate dall'azienda stessa e accettate dagli utenti interessati.
Perché quindi non costruire una piattaforma privata per la gestione della governance e l'esercizio dei diritti amministrativi di voto?
Un ente centrale potrebbe gestire l'accesso e l'identificazione degli utenti, limitando l'ingresso agli azionisti identificati e legittimati sulla base delle comunicazioni degli intermediari in caso di emittenti quotati; l'uso della crittografia asimmetrica dovrebbe offrire idonee garanzie a fini identificativi perché le chiavi private debitamente custodite potrebbero essere garanzia di identificazione dell'azionista; l'inserimento del voto in blockchain potrebbe essere eseguito in sicurezza; l'esercizio del voto potrebbe essere soggetto a un processo di verifica e validazione.
In un contesto di incertezza come quello attuale, non è difficile prevedere che lo sviluppo di tecnologie che consentano la partecipazione, l'intervento e soprattutto l'esercizio dei diritti sociali – in sicurezza da remoto – potrebbe diventare una scelta obbligata. La partecipazione attiva dei soci al dibattito assembleare è un momento di importante condivisione, e un'occasione di contatto e comunicazione con il management.
La dotazione di una tecnologia idonea a questo scopo (che sia blockchain o un'altra tecnologia) potrebbe rappresentare un indice di buona governance¸ da cui non si potrà prescindere.

Partner e membro del Focus Team Innovazione e Trasformazione Digitale di BonelliErede

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