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La gestione dei rifiuti di Roma sotto inchiesta: sequestrato il Tmb di Rocca Cencia

Indagati alti manager di Ama, la muncipalizzata che si occupa di igiene urbana. Gli atti dei carabinieri del Noe: emissioni non regolari

di Ivan Cimmarusti

(Maria Laura Antonelli / AGF)

2' di lettura

La gestione dei rifiuti di Roma torna al centro delle indagini della magistratura. L’accusa di gestione non autorizzata di rifiuti e la violazione della normativa in materia ambientale piomba su alti manager di Ama, la municipalizzata capitolina che si occupa di immondizia. L’ipotesi dei pm è che all’impianto Tmb (Trattamento meccanico biologico) di Rocca Cencia ci sarebbe la regolare violazione delle «prescrizioni dell’Aia» (l’Autorizzazione Integrata Ambientale, ndr), oltre alla violazione «sistematica e continuativa delle condizioni generali di esercizio stabilite della Aia». Per questo l’impianto è stato sequestrato.

Gli indagati
Nel registro degli indagati sono finiti Pietro Zotti, ex responsabile della Direzione industriale di Ama ed ex del Servizio gestione impianti; Marco Casonato, responsabile del Servizio impianti e logistica dei flussi di Ama; Emanuele Lategano, ex responsabile impianto Tmb di Rocca Cencia; Stefano Bina, responsabile della Direzione operativa ed ex amministratore unico; Riccardo Stracqualursi, responsabile impianto Tmb Rocca Cencia.

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Nessuno stop all’impianto
Il provvedimento, che non blocca l’attività dell’impianto, è stato disposto dal gip su richiesta del procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e riguarda la parte dell’impianto che si occupa di stabilizzazione del rifiuto. Il giudice ha nominato contestualmente come amministratore giudiziario Luigi Palumbo, che ricopre lo stesso ruolo per il consorzio Colari.

I pm: «Ci sono i gravi indizi di colpevolezza»
Secondo la Procura di Roma «sussistono gravi indizi di colpevolezza» desumibili dall’annotazione di servizio di Arpa Lazio del 16 novembre 2018, dalla quale emergerebbe che l’impianto di Rocca Cencia «produce rifiuti che presentano ancora caratteristiche di putrescibilità e che quindi non possono essere identificati dal gestore come Frazione organica stabilizzata (Fos)».

Cattivi odori
Non solo. Anche le verifiche dei carabinieri del Noe avrebbe sollevato criticità sotto il profilo ambientale. In particolare, si legge negli atti, «è emerso che dall’impianto provengono emissioni odorifere dovute allo stoccaggio di rifiuti in parte sotto tettoia ed in parte in area non coperta, all’eccessivo riempimento della fossa di scarico a causa di una non corretta modulazione delle operazioni di scarico a servizio della sezione di ricezione, alla costante apertura dei portoni di accesso alla sezione di ricezione anche dopo l’effettuazione delle operazioni di scarico, al non funzionamento del sistema di aspirazione area, gestione difforme da quella di progetto che compromette l’efficienza dei presidi ambientali presenti».

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